Olimpiadi di Londra 2012 - Cronaca degli Episodi salienti

Sventola l'Union Jack

Per la Gran Bretagna le Olimpiadi di Londra sono un successo non solo dal punto di vista organizzativo ma anche da quello sportivo. Dalle macerie degli anni novanta (1 sola medaglia d'oro ad Atlanta '96) lo sport britannico ha saputo ricostruirsi arrivando a livelli eccezionali. Il fiore all'occhiello di questa rinascita è il ciclismo, prima nei velodromi e poi su strada. Con massicci investimenti pubblici il ciclismo britannico è passato in pochi anni dal nulla ad un ruolo di riferimento. A Londra arrivano dopo aver dominato il Tour de France con Wiggins e con il Campione del mondo Cavendish nel ruolo del grande favorito su un percorso che l'organizzazione ha disegnato apposta per lui. Ma la gara sfugge di mano al Dream Team britannico che pecca di presunzione pensando di poter controllare la corsa a suo piacimento e vede invece scappare via un gruppetto di fuggitivi. La medaglia d'oro va al kazako Vinokourov, una vecchia volpe del gruppo che a Londra chiude con un successo inaspettato una carriera passata tra grandi vittorie e una lunga squalifica per doping rimediata al Tour de France 2007. Una vittoria che qualcuno definisce imbarazzante.

I campioni britannici si rifanno nella gara a cronometro dominata da Wiggins, dove il grande Cancellara, lo svizzero campione in carica, non riesce a difendersi dopo essere uscito malconcio dalla gara in linea per una caduta. E' il primo oro britannico nell'Olimpiade londinese e dà il là ad una vera pioggia di trionfi. C'è una medaglia britannica anche tra le donne nel ciclismo su strada, dove la Armitstead deve arrendersi solo alla fenomenale olandese Marianne Vos.

Il velodromo è terreno di conquista per lo squadrone britannico. Ori e record mondiali abbattuti nell'inseguimento a squadre, dimostrazioni di forza straordinarie nelle gare di velocità. Chris Hoy, che ha fatto il portabandiera nella cerimonia d'apertura, è ancora il numero uno. L'oro della velocità a squadre è in realtà un po' controverso. Nella finale che vede la Gran Bretagna opposta alla Francia, il primo atleta britannico, Philip Hindes, cade dopo poche decine di metri. Il regolamento permette ai britannici di riprovare e stavolta tutto va regolarmente con la vittoria di Hoy, Kenny e Hindes. Più tardi però l'ingenuo Hindes rivela ai giornalisti che la caduta faceva parte di una strategia studiata con i tecnici. La partenza in questa gara è fondamentale e lui se si fosse accorto di essere scattato male avrebbe dovuto buttarsi per terra fingendo una caduta accidentale per poter ripetere la prova. Ovviamente la cosa suscita la rabbia degli sconfitti e qualche imbarazzo, ma il risultato non può più essere rivisto. Chris Hoy poi dà spettacolo nel keirin dove vince un altro oro con una volata magistrale, un capolavoro di classe e forza che manda in visibilio il pubblico. E' l'ultimo atto della sua strepitosa carriera, che si conclude con 6 medaglie d'oro olimpiche e 11 titoli mondiali. Il velodromo applaude anche l'elegante Victoria Pendleton e Jason Kenny, vincitori delle gare di velocità. Alla fine il bottino britannico nel ciclismo su pista è di 7 medaglie d'oro sulle 10 in palio.


Cammarelle - Anthony Joshua - Olimpiadi di Londra 2012

Ma i britannici fanno man bassa anche nel canottaggio, 4 ori, e conquistano medaglie in ben 17 sport sui 26 del programma olimpico. Qualcuno di questi successi non è proprio limpido. Nel pugilato, che a Londra si apre anche alle donne cancellando l'ultimo tabù sulla partecipazione femminile, le giurie sono palesemente casalinghe. Una storia non nuova, che anche il cambiamento delle regole sull'assegnazione dei punteggi non è riuscito a risolvere. Ne fa le spese anche il nostro Roberto Cammarelle, il supermassimo campione in carica. Il poliziotto milanese ha chiaramente la supremazia nella finale contro Anthony Joshua, ma il verdetto della giuria assegna il titolo al pugile di casa. A nulla serve il reclamo presentato dalla squadra azzurra. Decisamente più gloriosa è la vittoria di Andy Murray nel torneo di tennis. Sui leggendari campi di Wimbledon lo scozzese si prende il lusso di battere prima Djokovic in semifinale e poi Roger Federer in finale con un secco 6-2 6-1 6-4. Una sontuosa rivincita per Murray, sconfitto sugli stessi campi, poche settimane prima, dallo stesso Federer nella finale del torneo di Wimbledon. Murray si prende anche l'argento del doppio misto, mentre nei tornei femminili niente da fare contro lo strapotere di Serena Williams, l'americana che cancella la russa Sharapova nel singolare e, con la sorella Venus, vince anche il doppio.

Per la Gran Bretagna c'è anche una medaglia più nobile delle altre: la conquista nell'equitazione Zara Phillips, figlia della Principessa Anna e nipote della Regina Elisabetta. Dopo aver mancato la partecipazione a Atene e Pechino per un infortunio del suo cavallo, Zara riesce qui a conquistare la medaglia d'argento nel concorso a squadre. E' la prima medaglia olimpica per la famiglia reale, che già aveva avuto modo di cimentarsi con le Olimpiadi. Proprio la Principessa Anna aveva cavalcato a Montreal nel '76, quattro anni dopo il marito Mark Phillips, che vinse la medaglia d'oro.

Sogni e incubi olimpici

Anche a Londra le Olimpiadi devono fare i conti con l'incubo dello sport moderno, il doping. La spedizione azzurra è scossa dalla notizia della positività all'Epo di Alex Schwazer, il marciatore altoatesino campione in carica. Schwazer subisce un controllo a sorpresa prima dei Giochi e il risultato di positività viene rese noto a Olimpiadi in corso, mentre l'atleta sta per partire per Londra. In una drammatica conferenza stampa Schwazer vuota il sacco sul suo viaggio nell'inferno del doping, le paure, l'Epo comprata in Turchia, le bugie a familiari e tecnici, fino al controllo vissuto più come una liberazione che come il crollo del castello costruito. Un racconto angoscioso in cui Schwazer più che l'atleta a caccia di vittorie e soldi facili sembra la vittima di uno sport che chiede sempre di più ai suoi campioni fino a stritolare quelli più fragili.

Alex shwarzerMa sono molti altri gli atleti che vengono esclusi dalle Olimpiadi, come la marocchina Selsouli, che sarebbe stata la favorita dei 1500 metri e viene fermata alla vigilia dei Giochi per una positività ad un diuretico.

L'ombra del doping si allunga anche sulle gara olimpiche. La vincitrice del getto del peso, la bielorussa Ostapchuk, viene beccata positiva ad un anabolizzante e il suo oro passa alla neozelandese Adams.

Per fortuna ci sono anche storie più piacevoli. Oscar Pistorius, l'atleta paralimpico sudafricano che corre con delle protesi in carbonio, riesce a coronare il suo sogno di partecipare ai Giochi per normodotati gareggiando nei 400 metri e nella staffetta. Una presenza che non piace a tutti, probabilmente spinta anche dagli sponsor dell'atleta. Ma al di là di numeri e regole vedere un ragazzo senza le gambe che corre alle Olimpiadi è un motivo di grande speranza. Anche Josefa Idem regala emozioni pur senza vincere medaglie. A 48 anni e all'ottava Olimpiade, il quinto posto della tedesca naturalizzata italiana nella canoa K1 500 è un inno al non arrendersi mai. In fatto di longevità non è da meno il velista britannico Ben Ainslie che per la quarta volta si prende il titolo della classe Finn, 16 anni dopo il primo successo ad Atlanta. Un risultato che lo porta al pari delle leggende Carl Lewis e Al Oerter, gli unici ad avere vinto per quattro volte la medaglia d'oro nella stessa gara.

Negli sport di squadra fa scalpore la sconfitta del Brasile nel calcio. I verdeoro portano una squadra zeppa di campioni come Neymar, Pato e Thiago Silva. Dopo aver superato il girone eliminatorio, i quarti e la semifinale più con le prodezze dei singoli che col gioco di squadra, i brasiliani devono soccombere in finale al Messico per 2 a 1. Grande spettacolo lo regala il basket in una finale stellare tra gli americani di Lebron James e gli spagnoli di Pau Gasol. Dopo una partita punto a punto gli Usa allungano nel finale alimentando di nuovo la leggenda del Dream Team. E' uno dei tanti successi che consente agli Stati Uniti di tornare padroni del medagliere dopo la parentesi cinese di Pechino. Gli americani conquistano 104 medaglie, di cui 46 d'oro. I cinesi dominano nei tuffi, vanno fortissimo nella ginnastica e nel sollevamento pesi ma si devono fermare a 88 medaglie e 38 ori.


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