Olimpiadi Montreal 1976

I Giochi senza un cerchio

Olimpiadi Montreal 1976Con l'edizione canadese di Montreal '76 inizia un trittico di Olimpiadi dominate dalla politica e dai boicottaggi. Questi in particolare sono Giochi in cui alla vigilia si susseguono polemiche, annunci di ritiri, scioperi e tutto si completa poi con un'indispensabile ma oppressiva azione di controllo militare per scongiurare il pericolo di nuovi attentati. Il risultato è che, nonostante le imprese di alcuni campioni memorabili, queste Olimpiadi non passano certo alla storia felicemente. All'inizio è una serie di scioperi a mettere in ginocchio l'organizzazione, tanto che i costi finali dei Giochi saliranno alle stelle per pagare il lavoro straordinario, 24 su 24, a cui si adoperano squadre di operai nelle ultime settimane per far trovare gli impianti pronti all'apertura del 17 luglio.
La prima grana politica la solleva Taiwan, che pretende di iscriversi con il nome di Republic of China scatenando le ire della Cina Popolare (che si è allontanata dal CIO) e del Canada padrone di casa che è tra i principali partner economici dei cinesi. Dopo un lungo tira e molla che coinvolge anche gli americani (che minacciano un boicottaggio) a difesa di Taiwan e la debole mediazione del CIO, Taiwan deve rimanere a casa. E' un segno di quanto siano lontani gli ideali di fratellanza che invece i Giochi vorrebbero veicolare, e il peggio deve ancora venire. La Tanzania avanza una proposta ufficiale al CIO per l'esclusione della Nuova Zelanda che ha disputato degli incontri di rugby con la propria nazionale, i famosi All Blacks, in Sudafrica, paese escluso dai Giochi per la sua politica di apartheid. La Tanzania trova l'appoggio della stragrande maggioranza degli stati africani ma non del CIO che respinge il caso e accoglie i neozelandesi ai Giochi. La replica è durissima: durante la sfilata degli atleti che apre i Giochi ci si rende conto che mancano quasi tutti gli stati africani, che nella notte hanno deciso per un boicottaggio di massa per protestare contro il CIO. Decidono di partecipare invece Senegal e Costa d'Avorio, ma di fatto nasce un'Olimpiade a cui manca un cerchio, quello africano. Restano a casa tanti talenti, primo fra tutti il fenomeno degli ostacoli, l'ugandese Akii-Bua, ma è tutto il movimento olimpico a uscirne gravemente segnato.
Si cerca comunque di parlare di sport: sul piano agonistico Montreal segna una nuova avanzata del gentil sesso, cui sono aperte nuove gare come pallacanestro e pallamano, ma soprattutto stavolta è una ragazzina a catalizzare le più grandi attenzioni in mezzo ad un'Olimpiade che consegna grandi campioni.

La ragazzina da dieci

Se già in passato le ragazze della ginnastica avevano conquistato grandi onori, a Montreal per la prima volta dalla palestra arriva il personaggio simbolo dei Giochi. E pensare che la campionessa è una ragazzina di 14 anni, Nadia Comaneci, che non conquista sequenze di medaglie mai viste, ma sbalordisce per la perfezione assoluta dei propri esercizi.

 

   

La Comaneci è una ragazzina rumena nata all'ombra dei Carpazi e portata a Bucarest da Bela Karoly, un ex ginnasta di origine ungherese, all'età di 7 anni. Karoly intuisce subito che Nadia sarà una stella e non sbaglia. L'anno prima ha dominato gli europei e qui manda in visibilio il pubblico, diventandone la beniamina. La Comaneci incanta alle parallele e per la prima volta nella storia la giuria assegna un 10.00, un punteggio mai visto e che non si riesce neanche a scrivere sul tabellone elettronico che ha solo tre cifre perché non si riteneva possibile l'eventualità di un 10.00. Così compare uno strano 1.00 che scatena l'ovazione del pubblico. Ma la piccola Comaneci regala altre 6 volte il 10.00 durante i Giochi canadesi, diventando un autentico fenomeno, con la gente che riempie all'inverosimile il Forum della ginnastica per ammirarla. Alla fine si aggiudica tre ori, parallele, trave e concorso completo, oltre ad un argento e ad un bronzo. Al rientro in Romania è accolta con tutti gli onori dal dittatore Ceacescu, finchè nell'89, alla caduta del regime, Nadia si rifugerà in America con il marito, il ginnasta Bart Conner, chiedendo asilo politico. A poco valgono le 7 medaglie del russo Nikolay Andrianov e la 3° Olimpiade vincente del giapponese Kato: la scena è tutta per Nadia Comaneci

El Caballo

L'assenza dei paesi africani toglie un po' di spessore alla kermesse dell'atletica, che vive comunque sulle imprese di almeno un paio di campioni straordinari. L'uomo nuovo, quello che colpisce maggiormente l'immaginario collettivo, è il cubano Alberto Juantorena che si guadagna il soprannome di El Caballo e diventa un simbolo per l'intera nazione caraibica. Juantorena è uno specialista dei 400 metri che si è avvicinato da poco anche agli 800. E' un mulatto dal fisico scultoreo, dalla falcata ampia e potente, una vera forza della natura. Il suo esordio, sugli 800 metri, è storia: ha corso questa distanza pochissime volte, eppure sul rettilineo finale schianta gli avversari con una progressione micidiale che lo porta al nuovo record del mondo, detenuto allora da Marcello Fiasconaro. Sui 400 metri rimonta l'americano Newhouse e completa la doppietta d'oro con un altro tempo eccezionale, il migliore di sempre al livello del mare. Purtroppo la carriera di Juantorena sarà costellata da gravi infortuni, soprattutto ai tendini, che lo limiteranno molto. L'altro uomo d'oro dell'atletica è Lasse Viren, il fondista finlandese già campione  a Monaco. Viren è reduce da un periodo deludente, ma improvvisamente a Montreal ritrova se stesso e ripete la doppietta 5000-10000, primo uomo a riuscirci. Compiuta l'impresa, il finnico ha l'ardire di provare la maratona il giorno successivo alla finale dei 5000. E' la prima della sua carriera e nonostante questo riesce ad essere comunque protagonista finendo al 5° posto, con il tedesco orientale Cierpinski che si prende l'oro. Oro, il terzo di fila, anche per triplista Viktor Saneyev, e doppietta per un'altra russa, Tatyana Kazankina che si aggiudica 800 e 1500 metri. Tra i più applauditi anche i caraibici che fanno filotto nella velocità: l'atleta di Trinidad Hasely Crawford si prende i 100, il giamaicano Donald Quarrie i 200, dove Mennea delude con un 4° posto. E poi due stelle, una al tramonto l'altra all'esordio: la 30enne polacca Szewinska, già campionessa di staffetta e 200 metri nelle precedenti edizioni, passa ai 400 mettendosi al collo la settima medaglia di una lunghissima carriera olimpica. Il nuovo è rappresentato invece dall'immenso Edwin Moses, l'uomo che segna la storia dei 400 ostacoli. Moses vince e segna il suo primo record mondiale, iniziando una decennale striscia di imbattibilità che ne farà una vera leggenda.


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