Olimpiadi Melbourne 1956

Quanta tristezza in Australia

Olimpiadi Melbourne 1956La prima incursione dei Giochi nell'emisfero australe non nasce certo sotto buoni auspici. La situazione internazionale è infatti quanto mai travagliata e chiaramente questo si ripercuote anche sulle Olimpiadi. Sono ben lontani i tempi dell'antica Grecia, quando tutte le guerre dovevano essere sospese in vista dell'appuntamento sportivo. Ora invece molti stati boicottano o minacciano di farlo per questioni politiche. D'altronde restare indifferenti a fatti come quello d'Ungheria è impossibile. In seguito al processo di destalinizzazione (il dittatore è morto tre anni prima) avviato da Kruscev, il presidente ungherese Imre Nagy dichiara l'uscita del proprio paese dal Patto di Varsavia e questo scatena l'invasione dei carri armati russi a Budapest. Una vera guerra strada per strada con tutta la popolazione coinvolta e che vede prevalere la potenza militare sovietica. Tutto inizia a pochi giorni dai Giochi e molti stati protestano per l'ammissione dell'URSS a Melbourne. Olanda, Spagna e Svizzera per questo motivo non vanno in Australia. Grane anche per la questione del Canale di Suez, che l'egiziano Nasser ha deciso di nazionalizzare scatenando le ire di Israele, Gran Bretagna e Francia che invadono il territorio di Suez. Egitto, Iraq e Libano si chiamano così fuori dai Giochi per protesta. A completare il quadro c'è anche Mao che non fa partecipare la sua Cina dopo aver saputo che sarebbe stata presente Taiwan, la Cina nazionalista di Chiang Kai Shek. A questi si aggiungono altri problemi:  una legge australiana impedisce l'importazione di animali e così le gare di equitazione debbono essere spostate a Stoccolma, dove si disputano dal 10 al 17 luglio. C'è poi il problema delle date, con le difficoltà ad organizzare l'evento in luglio, come avvenuto per lo più fin qui, semplicemente perché nell'emisfero australe le stagioni sono rovesciate, quindi si gareggerebbe in inverno. Il CIO decide così di sistemare i Giochi in un'insolita data tra fine novembre (22) e inizio dicembre (8), che causa qualche scompenso a europei e nordamericani.
Le tensioni politiche, purtroppo, finiscono per segnare anche le gare. Succede così che nella pallanuoto si affrontano in semifinale Ungheria e URSS e l'incontro, vinto dai magiari che andranno a vincere l'oro, si trasforma in una rissa sia durante le fasi di gioco che al termine.
Più drammatica la vicenda della ginnasta ungherese Agnes Keleti che è la regina della propria disciplina vincendo al corpo libero, alle parallele, alla trave e nella gara a squadre. Da Budapest però arriva la notizia che la mamma di Agnes è morta nelle battaglie urbane del popolo ungherese contro l'invasore sovietico. Anche il pubblico mostra di non essere indifferente tributando nella sfilata d'apertura degli atleti una pioggia di applausi agli ungheresi ed un totale silenzio ai sovietici.
Tra tante tragedie e divisioni si trova il modo di appassionarsi ad una storia d'amore tra atleti dei due blocchi opposti: la cecoslovacca Olga Fitokova, oro nel lancio del disco, e l'americano Harald O'Connor, primo nel martello. I due si conoscono e si innamorano sulle pedane di Melbourne e nonostante le difficoltà della situazione si sposeranno l'anno successivo a Praga. Dopo aver messo al mondo 4 figli, però, divorzieranno nel '74.

Irrompe l'Australia

A dare un'immagine più fresca di un'edizione olimpica sovrastata da drammatici eventi ci pensano alcuni nomi nuovi gettati in campo dai padroni di casa, che fanno e faranno la storia di questo periodo dei Giochi. La personalità che emerge maggiormente è quella della nuotatrice Dawn Frazer, una ragazza 19enne dal carattere difficile, capace di sopportare allenamenti massacranti come nessun'altra ma non di tenere a freno la sua natura esuberante e litigiosa. A Melbourne è una delle eroine del pubblico vincendo i 100 stile libero e la staffetta 4x100 oltre all'argento dei 400. Ma Dawn Frazer farà parlare ancora molto di sé. Il nuoto è grande terreno di conquista per l'Australia: nei 100 stile libero monopolizza il podio sia tra gli uomini che tra le donne, vince le staffette, segna una quantità di nuovi primati mondiali. Agli americani non resta così che consolarsi vincendo nella farfalla, stile al suo debutto olimpico.
Anche nella pista di atletica gli australiani si fanno notare, con il risultato così di imporsi in molte gare tra le più sentite dei Giochi. Qui è Betty Cuthbert ad imporsi, con una tripletta d'oro 100-200 metri e staffetta: la ritroveremo anche più avanti. E' ancora d'oro la medagliata di Helsinki Strickland de la Hunty che si conferma sugli 80 ostacoli.

Americani superati

Alla sua seconda partecipazione olimpica l'URSS riesce a superare nettamente nel medagliere gli americani con ben 98 medaglie contro le 74 dei rivali. Il regime di Kruscev vede infatti di buon occhio la possibilità di esprimere la propria forza nello sport e così agli atleti viene proposto un tenore di vita più elevato rispetto alle difficoltà degli altri cittadini.

 

   

Questo fa innalzare enormemente il livello dello squadrone sovietico che si impone un po' dappertutto. Nella ginnastica si ripete Viktor Chukarin con altri 3 ori da aggiungere a quelli di Helsinki, ma si rivela soprattutto una ragazza dalla longevità straordinaria, Larissa Latynina. La ginnasta russa sale per sei volte sul podio, con 3 ori, ma soprattutto saprà ripetersi sia a Roma che a Tokyo, conquistando così il primo posto nella storia dei campioni più medagliati di sempre con ben 18 allori, di cui 9 d'oro. Ma i russi sbarcano anche nell'atletica con Vladimir Kuts che con i suoi cambi improvvisi di ritmo stronca la resistenza del favorito inglese Gordon Pirie e si mette al collo gli ori di 5000 e 10000. A sorpresa anche la vittoria nel torneo di calcio, orfano della grande Ungheria di Puskas, che rivela un grande portiere, il "ragno nero" Lev Jascin, unico estremo difensore che abbia mai vinto il Pallone d'Oro. Altro talento scoperto a Melbourne è quello del canottiere Vyatcheslav Nikolayevich Ivanov, appena 18enne. Ivanov eccelle nel singolo, dove apre con questi Giochi una tripletta storica che si concluderà a Tokyo, sempre ingliggendo ai rivali distacchi da capogiro.

Se ne va Zatopek ed ecco Oerter

A Melbourne si ripresenta il tricampione di Helsinki Emil Zatopek, ormai leggenda vivente dello sport. Ma siccome gli anni passano anche per le leggende, Zatopek non è più quello di un tempo. Decide allora di disertare le gare in pista e concentrarsi solo sulla maratona, ma rimane ben presto attardato. L'oro va così al francese Alain Mimoun, un eterno 2° sempre battuto da Zatopek in passato. Il campione ceco chiude invece al 6° posto, nella sua ultima apparizione olimpica. Per una leggenda che se ne va ce n'è sempre, però, un'altra che arriva, di cui qui si intuiscono solo le capacità che lo faranno iscrivere nella storia olimpica. Si tratta del discobolo americano Al Oerter che infila la prima di 4 medaglie d'oro consecutive nella sua specialità. Bisognerà aspettare fino a Carl Lewis per avere un altro atleta capace di fare altrettanto. Un altro nome che emerge è quello del velocista texano Bobby Joe Morrow. Morrow vince 100, 200 e staffetta veloce segnando anche due record del mondo: una tripletta riuscita solo a nomi leggendari come il già citato Lewis o Owens. Si impone ancora nel salto con l'asta il pastore volante Bob Richards, così come nel triplo il brasiliano Ademar Ferreira da Silva, altri due uomini che  a Melbourne conquistano grandi consensi.


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