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      Ultima modifica: 23/11/2011

Olimpiadi Londra 1948

Comincia una nuova avventura

olimpiadi londra 1948Dodici anni di vuoto per le Olimpiadi. 12 anni pieni di morti, immani tragedie ed un presente pieno di rovine e difficoltà. All'indomani della 2° Guerra Mondiale, che cancella 2 edizioni dei Giochi (tra l'altro quella del '40 già assegnata a Tokyo) il panorama è desolante e la creazione di De Coubertin, dopo la grande espansione degli anni '20-'30 rischia di essere travolta e dispersa.
A proposito del barone, dopo la sua morte (nel 1937) la poltrona che fu sua per tanti anni, la presidenza del CIO, è passata nel frattempo al belga Henry de Ballet Latour e alla scomparsa di quest'ultimo allo svedese Edstroem. Far ripartire la macchina dei Giochi è impresa tutt'altro che facile, ma per fortuna si fa avanti Londra, che nonostante sia ancora devastata dai bombardamenti tedeschi, salva per la seconda volta le Olimpiadi. Già agli albori infatti gli inglesi erano intervenuti in una situazione molto difficile dopo due edizioni fallimentari e l'improvvisa rinuncia di Roma: nacque così Londra 1908. Questa comunque è un'altra storia, fatta soprattutto di austerità, si sistemano alla meglio gli impianti sportivi, si fanno alloggiare come possibile gli atleti in caserme e scuole. L'importante è soprattutto aiutare il mondo ad andare avanti ed in questo lo sport fa la sua parte. A Londra però non vengono ammesse Germania e Giappone, nazioni responsabili dell'immane tragedia, mentre l'Italia, grazie all'impegno in prima persona di Winston Churchill che riconosce l'importanza della lotta partigiana, viene ammessa. Non c'è ancora l'Unione Sovietica, mentre è presente con un piccolo drappello la Cina.

Rivive la leggenda Pietri

L'edizione londinese dei Giochi di 40 anni prima era passata alla storia anche per la drammatica vicenda di Dorando Pietri. Ebbene a distanza di 40 anni, Londra sembra non avere ancora dimenticato il piccolo podista carpigiano, tanto che un impostore si presenta come Dorando Pietri all'organizzazione dei Giochi, ricevendo così tutti gli onori possibili. Purtroppo però il vero Dorando era scomparso nel 1942 e solo l'intervento di un dirigente italiano fa scoprire l'inganno. Il ricordo di Pietri aleggia anche sulla maratona. Il belga Gailly entra per primo, da solo nello stadio di Wembley dove è posto l'arrivo, ma qui incappa in una crisi quasi degna di quella di Pietri: barcolla, sembra sul punto di cadere, ma cerca di resistere. Alle sue spalle però rinvengono l'argentino Cabrera e l'inglese Richards che lo superano e così il belga deve accontentarsi, nonostante l'eroica resistenza, del bronzo e di finire direttamente in ospedale.

 

   

Una donna come eponimo

Se già nel '32 era stata la Didrikson una delle grandi protagoniste è a Londra che una donna si impone decisamente come atleta-simbolo dei Giochi, quello che resta nella storia come "eponimo". La campionessa è una mamma olandese di 30 anni, Francine Elsie "Fanny" Koen, Blankers dopo il matrimonio. La Blankers Koen è un'atleta eclettica in grado di primeggiare nelle gare di velocità, negli ostacoli e nei salti. E' già sulla breccia da diversi anni, avendo battuto un buon numero di record mondiali, ma le Olimpiadi le sono state negate due volte dalla guerra. Intanto ha messo al mondo due figli, il secondo un paio di anni prima dei Giochi. Per le concomitanze del programma olimpico non può gareggiare in tutte le specialità in cui eccelle e sceglie 4 gare: 100, 200, 80 ostacoli e staffetta 4x100. Fanny domina le gare individuali, specialmente le corse piane dove infligge sempre pesanti distacchi a tutte le avversarie. La staffetta la vede costretta a una durissima rincorsa finale sull'Australia che la porta al 4° oro e consacra definitivamente Fanny Blankers Koen come "eponima" di Londra '48 e come una delle più grandi atlete di sempre.

Lanci d'oro

Anche l'Italia fa la sua bella parte nell'atletica, soprattutto per merito di due fortissimi lanciatori di disco: il veneto Adolfo Consolini e il piemontese Giuseppe Tosi. Il favorito della gara è l'americano Fortune Gordien, ma la sua sicurezza dimostrata prima della gara gli gioca un brutto scherzo. I due azzurri passano subito al comando con i primi lanci e non vengono più scavalcati: oro e nuovo primato olimpico per Consolini, argento per Tosi. Anche le ragazze si fanno sentire nei lanci: Amelia Piccinini e Edera Cordiale si arrendono solo alla francese Ostermeyer (che è anche pianista!) rispettivamente nel peso e nel disco. Dall'atletica arriva anche la conferma della staffetta veloce che sale ancora sul podio come nell'ultima edizione di Berlino. Perriconi, Seddi, Monti e Tito sono 3° dietri a americani e inglesi, poi passano 2° per una squalifica comminata per cambio irregolare ai vincitori e infine tornano sul 3° gradino per la riammissione degli americani.

Risplendono gli US

I mattatori della rassegna sono inevitabilmente gli americani, anche per le assenze importanti della Germania e del Giappone e per l'ennesima rinuncia a entrare nel giro olimpico dell'Unione Sovietica. A Londra sono diverse le stelle americane che si mettono in luce, uno su tutti il decathleta Robert Mathias, un giovanissimo californiano che appena tagliato il traguardo vittoriosamente giura che mai più avrebbe partecipato ad una gara così massacrante. E invece 4 anni dopo sarà ancora in pista. Nella velocità è un dominio per gli USA: William Harrison Dilard, un ostacolista che ha fallito la qualificazione nella sua gara, vince i 100 metri, Mel Patton, figlio del generale di ferro, i 200, ed anche la staffetta è americana. Grandi prove americane anche nel nuoto, altro terreno con pochi rivali, mentre due storie decisamente particolari arrivano dal sollevamento pesi e dalla vela. La prima riguarda Joseph de Pietro, pesista di chiare origini italiane che vince l'oro nei gallo nonostante sia affetto da nanismo, con uno sviluppo degli arti ridottissimo. La seconda è una storia familiare in quanto nella classe star della vela succede che a contendersi l'oro siano due coppie di padre e figlio, gli americani Smart e i cubani De Cardenas, con successo finale degli americani.


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