Olimpiadi Londra 1908

Gli inglesi non deludono

olimpiadi londra 1908Ad ospitare la quarta edizione dei Giochi, De Coubertin avrebbe voluto Roma. E in un primo tempo Roma sembrerebbe proprio poter ospitare le Olimpiadi, senonché le difficoltà economiche inducono il governo di Giovanni Giolitti alla rinuncia ad un anno dall'evento. Si trova subito una sostituta all'altezza: Londra. Gli inglesi fanno le cose in grande con un'organizzazione degna della loro cultura sportiva: splendidi impianti, come il White City Stadium, un'arena che ospita la pista per il ciclismo, quella per l'atletica e la piscina, il primo vero Villaggio Olimpico. Gli atleti che gareggiano salgono ad oltre 2000, mentre vengono fissate nuove regole per partecipare. Anzichè iscriversi a livello personale come avvenuto nelle prime edizioni, gli atleti debbono farlo tramite il comitato olimpico della propria nazione. Questo per limitare il numero di partecipanti di una stessa nazione ad ogni singola gara, numero che viene fissato a 12 atleti.
A Londra torna la solenne cerimonia d'apertura, durante la quale, tra l'altro, la squadra americana si rifiuta di inchinarsi di fronte al palco dove siede la famiglia reale. Il programma delle gare viene sfrondato delle sue divagazioni più assurde, viste a Parigi e Saint Louis. Tuttavia, ma non potrebbe essere altrimenti, non mancano gli inconvenienti e i problemi. I giudici di gara, ad esempio. Gli organizzatori si rifiutano di far partecipare giudici di gara non inglesi e in alcune situazioni l'aiuto che ne deriva per i padroni di casa è fin troppo evidente. A Londra esordisce come sport olimpico il calcio, dove l'oro va agli inglesi, oltre all'hockey su prato e al pattinaggio su ghiaccio (per veder nascere le Olimpiadi invernali infatti bisogna aspettare ancora qualche anno).

Dorando Pietri

Se si pensa alla storia della maratona il primo nome che viene in mente è probabilmente quello dell'emiliano Dorando Pietri, il cui dramma si consuma proprio a Londra, venerdì 24 luglio. Il via della maratona che entrerà nella leggenda dello sport viene dato dalla principessa di Galles alle 14.33. Per la prima volta la distanza è quella che sarà sempre usata da qui in poi per le gare di maratona, 42 km e 195 m. Nelle prime fasi di gara sono gli inglesi a imporre il loro ritmo, un ritmo troppo elevato, però, che li costringe alla resa. In testa si porta allora il sudafricano Hefferson, mentre Dorando Pietri comincia a risalire il gruppo e negli ultimi 10 km forza l'andatura. Al 39° km l'italiano raggiunge il battistrada, ormai in piena crisi, e cerca di aumentare ancora l'andatura.

 

   

Ma il caldo, lo sforzo, il solfato di stricnina preso durante la gara gli sono fatali: arriva allo stadio in netto vantaggio su tutti gli altri ma ormai fuori di sé dalla fatica e sbaglia la direzione d'ingresso, i giudici lo rimettono in carreggiata, Pietri cade, prova a rialzarsi con l'aiuto dei medici e dei giudici, cade ancora altre volte, non riesce più a stare in piedi. Intanto arriva nello stadio l'americano Johnny Hayes che ha superato a sua volta Hefferson. Per Pietri gli ultimi metri di gara non finiscono mai: gli viene praticata la respirazione bocca a bocca, prova a rialzarsi, cade di nuovo, Un megafonista, allora, quando Pietri è a pochi passi dal traguardo, lo aiuta sostenendolo per un braccio a tagliare finalmente l'arrivo qualche secondo prima di Hayes. La squadra americana presenta però un ricorso ed ottiene la squalifica dell'italiano per l'aiuto ricevuto dai giudici di gara. Nonostante le polemiche e le proteste, tra cui quella di de Coubertin in persona, l'oro viene consegnato all'americano. La storia epica di Dorando Pietri, eroe della maratona olimpica, non si chiude certo così: osannato dalla stampa (scriverà di lui anche Arthur Conan Doyle, che secondo alcuni era proprio il megafonista del caso) riesce a trasformare il suo dramma nella sua fortuna. La regina Alessandra d'Inghilterra gli consegna una coppa piena di sterline, quindi, al termine delle Olimpiadi viene chiamato in America dove lo coprono di dollari per partecipare a numerose gare. Ha anche l'opportunità di confrontarsi con Johnny Hayes, il campione olimpico di Londra. Il 25 novembre si svolge al Madison Square Garden di New York il grande avvenimento: Hayes contro Pietri nella maratona su una pista allestita per l'occasione. E Dorando Pietri ha così l'occasione di prendersi una rivincita battendo il grande rivale. Pietri correrà ancora fino al 1911 intascando delle cifre straordinarie per quei tempi, anche se l'impresa più grande della sua breve carriera resta quella di essere entrato nella leggenda olimpica senza aver mai vinto una medaglia.

I 56 ori inglesi

Le Olimpiadi di Londra non sono un successo per i padroni di casa solo sotto il punto di vista organizzativo, ma anche sotto quello sportivo: ben 56 ori e primo posto nel medagliere. Dai risvolti particolari l'oro conquistato nei 400 metri, dove la pista non è ancora divisa in corsie. I finalisti sono tre americani e un inglese, Windham Halswelle. Durante la finale due dei tre americani cercano di disturbare Halswelle per permettere al terzo americano, Carpenter, di vincere indisturbato. Il giochino riesce, ma il reclamo presentato dagli inglesi viene accolto: i giudici decidono di squalificare Carpenter, che in realtà è l'unico che non ha fatto niente, e di ripetere la gara. Gli americani non ci stanno e così alla partenza della ripetizione si presenta solo Halswelle che compie la sua passerella solitaria e va naturalmente a conquistarsi l'oro. Gli inglesi vincono anche nel calcio, nella pallanuoto, nel polo, nel tiro alla fune, nell'hockey su prato e su ghiaccio. Inglese è anche la stella del nuoto Henry Taylor, che si impone nei 400 e nei 500 stile libero.

Con la Bibbia in mano

Nonostante un ridimensionamento gli americani conquistano il maggior numero di vittorie nell'atletica: 15 su 27 gare. Curiosa la storia dell'ostacolista Forrest Smithson. Americano, Smithson, corre la finale dei 110 ostacoli, fissata di domenica, con la Bibbia in mano, piuttosto che rinunciare come già avevano fatto in passato molti altri atleti. Smithson riesce a vincere e addirittura a stabilire il nuovo record del mondo. L'egemonia statunitense nella velocità viene spezzata: i 100 vanno al sudafricano Walker, i 200 al canadese Kerr. Nel mezzofondo domina invece il 25enne americano Melvin Sheppard, che fa doppietta: oro negli 800 e nei 1500, nela distanza più breve davanti all'italiano Emilio Lunghi.

Alberto Braglia e gli altri italiani

Finalmente a Londra l'Italia si presenta con una spedizione ufficiale di 68 atleti che si porta a casa due ori e due argenti. Per la verità il medagliere potrebbe essere ben più ricco se il programma della ginnastica non assegnasse solo il titolo del concorso completo. Il modenese Alberto Braglia, di professione garzone in panetteria, dimostra di essere il migliore un po' in tutti gli esercizi e se le medaglie assegnate fossero ancora come nelle Olimpiadi precedenti per ogni singolo esercizio, si porterebbe a casa un bottino da leggenda. Deve invece accontentarsi di uno dei due ori messi in palio in tutto il settore della ginnastica (l'altro è per il concorso a squadre) e dell'ammirazione degli spettatori e dei tecnici. L'altro oro lo conquista Enrico Porro, milanese, nella lotta greco-romana categoria leggeri. A completare il medagliere azzurro l'argento di Emilio Lunghi negli 800 m e quello degli sciabolatori nel torneo a squadre che inaugurano quella che sarà la più grande fucina di medaglie per l'Italia: la scherma.
Le Olimpiadi di Londra restano un momento fondamentale per la storia a cinque cerchi: l'indubbio successo permette alla creazione di de Coubertin di spiccare il volo.


MEDAGLIERE OLIMPIADI

   ORO ARGENTO BRONZO TOTALE
1.   Gran Bretagna   56 51 38 145
2.   Stati Uniti   23 12 12 47
3.   Svezia   8 6 11 25
4.   Francia   5 5 9 19
5.   Germania   3 5 6 14
6.   Ungheria   3 4 2 9
7.   Canada  3 3 10 16
8.   Norvegia   2 3 3 8
9.   ITALIA  2 2 0 4
10.   Belgio   1 5 2 8
11.   Australasia   1 2 2 5
12.   Russia   1 2 0 3
13.   Finlandia   1 1 3 5
14.   Sud Africa   1 1 0 2
15.   Grecia   0 3 0 3
16.   Danimarca  0 2 3 5
17.   Boemia   0 0 2 2
17.   Olanda   0 0 2 2
19.   Austria   0 0 1 1


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