Olimpiadi invernali: Vancouver 2010

Per la seconda volta le Olimpiadi Invernali approdano in Canada. Dopo Calgary nel 1988, l'edizione di Alberto Tomba, è Vancouver ad ottenere la fiducia del Cio per organizzare l'edizione 2010. Una vittoria piuttosto sorprendente quella di Vancouver. Nella prima votazione tra le candidate Salisburgo, Vancouver e la coreana Pyongyang, è infatti quest'ultima ad ottenere il maggior numero di consensi dai membri del Cio. Il regolamento prevede però che che in questa fase sia scartata la città che ha raccolto meno voti per andare al ballottaggio finale tra le altre due. Succede che i membri che in prima istanza avevano scelto Salisburgo, nel ballottaggio riversano in massa le proprie preferenze su Vancouver e così tra il disappunto coreano le Olimpiadi Invernali prendono la strada del Canada. E' una scelta che conferma la tendenza che ha portato sempre più nelle ultime edizioni le Olimpiadi Invernali dai piccoli paesi montani alle grandi città. Ovviamente questo amplia notevolmente le distanze: lo sci alpino per esempio si svolge a Whistler Mountain, ad oltre 100 km di distanza da Vancouver.

Purtroppo i Giochi di Vancouver iniziano con una tragedia. Durante le prove della gara di slittino il giovane georgiano Nodar Kumaritashvili finisce fuori pista ed impatta ad oltre 100 all'ora contro un pilone di sostegno dell'impianto. Un incidente agghiacciante dal quale il georgiano non riesce a salvarsi. Il lutto arriva poche ore prima della cerimonia inaugurale. Ci si chiede se sia il caso di procedere con la festa subito dopo un evento così terribile, ma le Olimpiadi non si fermano. La cerimonia inaugurale ricorda il ragazzo georgiano con un minuto di silenzio e poi procede con la sua festa, non senza un po' di cinismo. Neanche la rappresentativa della Georgia rinuncia a sfilare, pur con un segno di lutto.

Vancouver 2010 è un'Olimpiade decisamente avara di soddisfazioni per l'Italia. C'è qualche bella sorpresa ma i big deludono quasi tutti. Carolina Kostner rispetto a Torino può vantare una carriera ricca di titoli europei e podi mondiali. Il talento cristallino però non le basta. Troppo fragile emotivamente, la ragazza altoatesina finisce a terra più volte e chiude la prestazione tra le lacrime solo 16°. Enrico Fabris è lontanissimo dai livelli di Torino e il movimento del pattinaggio non è cresciuto all'ombra del campione. Lo sci di fondo vive le ultime speranze di una generazione ormai al tramonto e che ha pochi rincalzi giovani. Arriva la medaglia d'argento nella 15 km d'apertura con Piller Cottrer. E' l'illusione di un'Italia che non c'è. Il resto della rassegna è una delusione continua e il fondo si tocca nella staffetta maschile: da campioni in carica gli azzurri scivolano subito nelle retrovie chiudendo con un anonimo 9° posto. L'amara impressione è che le Olimpiadi Invernali di Torino, che avrebbero dovuto fare da traino per il rilancio dei nostri sport bianchi, siano passate come una grande occasione persa. Per fortuna arrivano un paio di belle sorprese. Per la prima volta si sale sul podio della combinata nordica grazie al ventenne di Tolmezzo Alessandro Pittin. Eccellente fondista, Pittin si lancia in un inseguimento entusiasmante che gli fa colmare tutto il ritardo accumulato nella prova di salto. Per un attimo si spera anche nell'oro, ma, sfiancato dalla lunga rincorsa, Pittin non ha le forze per rispondere all'attacco finale del francese Chappuis che va a vincere. Il bronzo di Pittin è comunque un risultato storico per il nostro sport invernale. L'altra faccia bella e giovane della nostra squadra a Vancouver è quella di Arianna Fontana. Valtellinese 19enne, la Fontana aveva già stabilito a Torino il record di atleta italiana più giovane a vincere una medaglia alle Olimpiadi Invernali facendo parte della staffetta dello short track. Qui la prova a squadre non va altrettanto bene ma la Fontana riesce ad inserirsi nello stuolo di asiatiche che domina questo sport salendo sul terzo gradino del podio nei 500 metri. E poi c'è l'immancabile Armin Zoeggeler. Il carabiniere altoatesino è meno sicuro di altre volte e non riesce a confermare l'oro dello slittino conquistato a Sal lake City e Torino, ma il bronzo che si guadagna alle spalle dei tedeschi Loch e Moller è pur sempre la quinta medaglia olimpica in altrettante partecipazioni.
Alla vigilia della chiusura dei Giochi di Vancouver non si è ancora ascoltato l'Inno di Mameli. Tutte le responsabilità per evitare lo smacco di rientrare senza neanche un oro ricadono su Giuliano Razzoli, slalomista emiliano di rara potenza. Razzoli si trova a meraviglia sulle nevi canadesi piuttosto morbide, resiste alla pressione e al croato Kostelic. L'oro arriva come una liberazione e dà un piccolo riscatto alla spedizione azzurra che resta comunque deludente.

Olimpiadi invernali Vancouver 2010

Lo sci alpino celebra un'edizione in cui manca una stella di primissima grandezza. Finalmente Bode Miller riesce a coronare il sogno dell'oro olimpico. Passato attraverso fasi altalenanti della carriera, dall'esuberanza all'apatia, il funambolo americano riesce a presentarsi alle olimpiadi di Vancouver in buone condizioni e a vincere la supercombinata, oltre all'argento in supergigante e al bronzo in discesa. Il supergigante è del solido norvegese Aksel Lund Svindal, mentre in discesa ad imporsi è lo svizzero Didier Defago, un atleta scopertosi grande discesista ad oltre trent'anni. Tra le donne la plurimedagliata è Maria Riesch, un'elegante tedesca che si aggiudica slalom e  supercombinata. A fare sensazione sono anche i voli di due svedesi nelle gare di velocità, il quarantenne Patrick Jaerbyn e la pluricampionessa Ania Paerson. Due cadute paurose dalle quali si riprendono velocemente. Soprattutto la coriacea Paerson che va a vincere la medaglia di bronzo in supercombinata. Una storia simile a quella della slovena Petra Majdic. La Majdic sarebbe la favorita della gara sprint nello sci di fondo. Durante il riscaldamento però cade in una curva pericolosa che l'organizzazione non ha protetto a dovere e finisce in un piccolo precipizio. Il sogno olimpico però è più forte del dolore e la Majdic si rimette in pista per la sua gara soffrendo l'inenarrabile per colpa di una doppia frattura alle costole che gli viene riscontrata negli accertamenti a fine Olimpiadi. La sua medaglia di bronzo è la più meritata di tutte le Olimpiadi di Vancouver. La rassegna del fondo vede la Norvegia tornare padrona grazie all'imponente Petter Northug (2 ori, un argento e un bronzo) e a Marit Bjorgen. Quest'ultima vince la gara di staffetta, di sprint, la 15 km e contende fino all'ultimo centimetro il successo alla polacca Kowalczyk nella 30 km, una delle gare più appassionanti di tutta l'Olimpiade.

La Norvegia riscatta l'opaca prova di Torino 2006 anche nel biathlon, dove Bjorndalen raccoglie la sua sesta medaglia d'oro olimpica in carriera vincendo la staffetta e diventa così il più medagliato di sempre nel suo sport. Tra le donne la migliore è invece una tedesca, Magdalena Neuner, 2 ori individuali. Una grande impresa è quella dello svizzero Simon Amman. Il saltatore elvetico doppia il trionfo di Salt Lake City vincendo sia la gara dal trampolino piccolo che da quello grande. Una curiosità arriva dallo slittino, dove sono due coppie di fratelli ad occupare le prime due posizioni sul podio nella gara di doppio: sono gli austriaci Linger e i lettoni Sics. Singolare anche il fatto che nell'hockey siano le stesse nazioni ad occupare il podio sia tra gli uomini che tra le donne e sempre nello stesso ordine: Canada, Stati Uniti e Finlandia. Ormai una tradizione è invece lo strapotere asiatico: tra le donne la Cina conquista 4 titoli su 4, tra gli uomini i coreani ne vincono due. Anche nel pattinaggio la Corea è una forza di primo piano, tanto da contendere ai maestri olandesi il ruolo guida nell'ovale. Alla fine entrambe vincono tre ori, ma a piacere è anche l'americano di colore Shani Davis che riesce a confermare la sua vittoria  nei 1000 metri. Non riesce invece il bis al russo Plushenko, stella dell'artistico. Dopo Torino 2006 aveva lasciato l'agonismo per girare il mondo con uno spettacolo. Poco prima delle Olimpiadi Invernali di Vancouver decide di tornare, ma qui deve accontentarsi dell'argento, battuto di pochissimo dall'americano Lysacek. Con il Canada che guarda tutti dall'alto in basso nel medagliere con ben 14 ori si chiudono le Olimpiadi di Vancouver. L'appuntamento è per Sochi 2014.



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