Olimpiadi invernali: Torino 2006

Cinquant'anni dopo Cortina le Olimpiadi Invernali tornano finalmente in Italia. Nel 1999 il Cio aveva scelto la candidatura di Torino, che diviene così la più grande città ad aver mai ospitato le Olimpiadi Invernali. Un segno inequivocabile dell'evoluzione dei Giochi, così come l'arrivo di nuove nazioni nei piani alti del medagliere. La Corea, per esempio, domina lo short track vincendo la bellezza di 6 medaglie d'oro. Ci sono anche nazioni che si affacciano per la prima volta alle Olimpiadi Invernali, l'Albania, il Mozambico, addirittura l'Etiopia. L'immagine dell'etiope Teklemariam in balia della neve durante una gara di sci di fondo sembra quella di una gazzella finita chissà come tra i ghiacci del polo.

Olimpiadi di Torino 2006Entrano anche nuove specialità, tutte all'insegna di quella spettacolarizzazione  richiesta dallo sport moderno. Nel biathlon e nello sci di fondo si dà ampio spazio alle gare con partenza di massa degli atleti, anziché quella a cronometro. Nel pattinaggio velocità esordisce una nuova gara a squadre che richiama all'inseguimento del ciclismo su pista. Il pubblico la accoglie con entusiasmo, anche perché a trionfare sono gli azzurri trascinati da uno dei grandi protagonisti delle Olimpiadi di Torino, Enrico Fabris. Il 24enne di Asiago diventa un beniamino del pubblico vincendo le prime medaglie azzurre nella lunga storia olimpica del pattinaggio. Suoi sono l'oro dell'inseguimento con Anesi, Sanfratello e Donagrandi, quello dei 1500 metri ed il bronzo dei 5000 metri.

Quella di Torino 2006 è un'Italia bella, che si commuove, conosce protagonisti e sport nuovi, che si ritrova finalmente unita per una volta a riscoprire le proprie eccellenze e i propri orgogli. Alle cerimonie di apertura e chiusura si esibiscono il ballerino Roberto Bolle e il maestro Pavarotti, che per l'ultima volta canta in pubblico. Pininfarina firma la torcia che viene portata in giro per l'Italia da personaggi famosi e gente comune. Tomba e Compagnoni sono tra gli ultimi tedofori ed è Stefania Belmondo, piemontese doc, ad accendere il braciere che domina il rinnovato Stadio Comunale, da ora Olimpico di Torino. La festa si completa in Piazza Castello, ribattezzata Medals Plaza, dove ogni sera si svolgono le cerimonie di premiazione e si ascoltano grandi cantanti, in pieno spirito olimpico. L'unico inconveniente di Torino 2006 si rivela l'eccessivo sparpaglio delle sedi di gara: la città ospita le gare indoor, poi il programma è spezzettato tra numerose sedi. L'alpino è a Sestriere, il fondo a Pragelato, lo snowboard a Bardonecchia... Partecipa anche Pinerolo, che ospita il curling, uno sport quasi sconosciuto in Italia, ma che sull'onda delle Olimpiadi Invernali vive un breve periodo di fulgore.

Sportivamente Torino 2006 per l'Italia passa agli archivi anche, se non soprattutto, per il disastro dello sci alpino. Nessuna medaglia per gli azzurri, che confidano tanto in Giorgio Rocca, dominatore assoluto della stagione in slalom. Invece, a Torino, Rocca finisce fuori quasi subito nella prima manche di slalom lasciando la porta aperta ad un podio tutto austriaco guidato dal fuoriclasse Benjamin Raich, che doppia la vittoria in gigante. Raich è il terzo sciatore della storia a completare questa doppietta dopo due mostri sacri come Stenmark e Tomba. Agli azzurri non va meglio nelle gare di velocità, dove Kristian Ghedina manca l'ultima grande occasione della carriera perdendosi in polemiche con l'organizzazione per le condizioni della pista. In discesa vince il francese Deneriaz, che di lì a poco abbandonerà le scene distrutto da una rovinosa caduta. In SuperG è l'eterno norvegese Aamodt a compiere un'impresa che ha dell'incredibile: sembra ormai al viale del tramonto ma a 14 anni di distanza dalla vittoria alle Olimpiadi di Albertville 1992 riesce a tornare per la terza volta sul gradino più alto del podio nella stessa disciplina, impresa inedita per lo sci alpino.

Tra le donne non c'è più Isolde Kostner che ha abbandonato da poco per fare la mamma. Le altre non si rivelano all'altezza. La croata Janica Kostelic, mattatrice di Salt Lake City, pur a pezzi per i mille infortuni riesce di nuovo ad imporsi nella combinata e solo l'esperta austriaca Dorfmeister la ferma nella velocità. Per la Dorfmeister c'è il doppio oro discesa – superG. Piace molto Julia Mancuso, vivace stellina dello sci americano che si impone nel gigante.

L'Italia può rifarsi nel fondo, grazie ad una grande staffetta maschile che fa il vuoto dietro di sé. Per Valbusa, Di Centa, Piller Cottrer e Zorzi è medaglia d'oro ed una seconda vittoria arriva dalla 50 km, l'ultima gara del programma. Il favorito è Piller Cottrer ma la gara, che si disputa con la partenza di massa, è tattica e non c'è selezione. All'arrivo si presentano così in tanti tutti assieme e nello sprint spunta Giorgio Di Centa. Alla sera, durante la cerimonia di chiusura dei Giochi, sarà la sorella Manuela, ora membro del Cio, a premiarlo. Conquistano un bronzo anche Pietro Piller Cottrer nella 30 km e le ragazze della staffetta femminile.

Nonostante l'avanzata dello sport business c'è ancora spazio per storie da spirito olimpico. Nella staffetta sprint dello sci di fondo l'allenatore delle norvegesi Hakensmoen soccorre la canadese Sarah Renner che ha rotto un bastoncino passandogliene uno dei suoi durante la gara. Un gesto di grande sportività che consente al Canada di conquistare una medaglia d'argento e relega la Norvegia al quarto posto. Per i norvegesi sono Olimpiadi deludenti, con solo 2 ori. La fotografia delle Olimpiadi del paese scandinavo è Ole Einar Bjorndalen, il biathleta che a Salt Lake City aveva battuto ogni record. A Torino trova invece sulla sua strada un tedesco solido e determinato, Michael Greis, che conquista tre medaglie d'oro, mentre Bjorndalen deve accontentarsi di due argenti e un bronzo, penalizzato da qualche errore di troppo al tiro. Anche grazie a Greis la Germania è prima nel medagliere finale di Torino 2006.

Dal biathlon arriva anche l'unica positività al doping di queste Olimpiadi Invernali, a carico della russa Pyleva, che aveva già conquistato un argento. E' un'inversione di tendenza confortante rispetto agli scandali di quattro anni prima, anche se in tema di doping desta scalpore il blitz dei Carabinieri al Villaggio Olimpico per cacciare un allenatore austriaco già squalificato per pratiche dopanti.

Un'impresa molto più rimarchevole è quella del canadese Duff Gibson. Dopo una lunga carriera come bobista è passato allo skeleton e a Torino diventa il più vecchio atleta di sempre a vincere un oro alle Olimpiadi Invernali in una gara individuale. Il giorno della vittoria Gibson ha 39 anni e 190 giorni. La pista di Cesana che ospita skeleton, bob e slittino dà grandi gioie ai colori azzurri. Gerda Weissensteiner, ex slittinista, e Jennifer Isacco, ex specialista dei 100 metri nell'atletica, sono di bronzo nel bob, così come Haselrieder e Plankesteiner nello slittino. L'attesissimo Armin Zoeggeler non delude. Il carabiniere altoatesino  si conferma il più forte nello slittino: è il suo secondo oro consecutivo e quarta medaglia totale. Nonostante sia l'atleta italiano più vincente in attività Zoeggeler non viene scelto come portabandiera azzurro. Un onore che spetta alla pattinatrice Carolina Kostner, che però non regge la pressione e combina un disastro finendo nelle retrovie nella gara vinta dall'ammiratissima giapponese Shizuka Arakawa. Il pattinaggio di figura riscuote grande successo a Torino anche grazie al russo Evgeni Plushenko, consacrato come uno dei più grandi di sempre. Al termine delle Olimpiadi, Plushenko si ritira dall'agonismo per cominciare a girare il mondo con un proprio spettacolo di grande successo. Pure il pattinaggio velocità sotto la spinta di Fabris raccoglie grandi consensi. L'americano Shani Davis è tra i più applauditi, anche per il fatto di essere di colore, una rarità assoluta negli sport invernali. A raccogliere più medaglie all'Oval del Lingotto è però la canadese Cindy Klassen, con 1 oro, 2 argenti e 2 bronzi. L'ultima medaglia azzurra la conquistano le ragazze dello short track nella staffetta. Il medagliere dell'Italia si chiude con 5 ori e 6 bronzi, un buon risultato anche se con il fattore campo il bottino sarebbe potuto essere maggiore.



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