Olimpiadi invernali: da Sarajevo a Calgary

Olimpiadi invernali Sarajevo 1984

Quando, nel 1984, Sarajevo accolse con un calore straripante le Olimpiadi Invernali nessuno avrebbe potuto immaginare che quella città festante dopo pochi anni sarebbe stata martirizzata dalla guerra.
La scelta del CIO di assegnare le Olimpiadi a Sarajevo fu certamente sorprendente, perchè la Jugoslavia poteva vantare una tradizione sportiva praticamente nulla in fatto di sport invernali, tanto da non aver mai conquistato nessuna medaglia in sessant'anni di Giochi. Il vuoto viene colmato dallo sciatore Jure Franko, argento nel gigante, che apre la strada ad una scuola slava che raggiungerà il massimo picco qualche lustro più tardi con i fratelli croati Kostelic. Nello sci alpino i paesi tradizionali devono cedere il passo anche agli americani: i fratelli Steve e Phil Mahre fanno doppietta nello slalom e Johnson si aggiudica la discesa in uno sport che allarga sempre più i suoi confini.
Katarina WittIl fondo resta più ancorato alla sua storia nordica e la finlandese Marya Liisa Hamalainen conquista ben tre ori individuali. Dopo essersi sposata con il collega Harri Kirvesniemi ed aver gareggiato col nome del marito, la Hamalainen raggiungerà uno straordinario record di longevità. Saranno ben 6, infatti, le edizioni delle Olimpiadi Invernali cui prenderà parte, dal 1976 al 1994.
Gli azzurri in questa edizione dei Giochi devono accontentarsi di due medaglie, ma entrambe d'oro. Le conquistano il veterano dello slittino Hildgartner e la slalomista Paoletta Magoni che coglie il jolly nel giorno più importante. La Magoni infatti, prima delle Olimpiadi di Sarajevo, non era mai riuscita a salire sul podio in gare di Coppa del Mondo.
Più medaglie a Sarajevo le conquista la tedesca orientale Enke, doppio oro e doppio argento nel pattinaggio di velocità, dominato in lungo e in largo dalla Enke e dalle sue connazionali, sulle quali sorge qualche dubbio legato al doping. Solo applausi invece per l'altra tedesca Katarina Witt, carismatica e sensuale nel pattinaggio artistico. La Witt è uno dei primi personaggi dello sport olimpico invernale ad uscire davvero dall'ambito sportivo: rotocalchi e televisioni fanno di tutto per averla, la sua bravura e bellezza conquistano il mondo.

Olimpiadi invernali Calgary 1988

Sarà così anche nell'edizione successiva, quando si varca ancora l'Oceano per atterrare nella canadese Calgary. Stavolta la Witt si esibisce in un'affascinante e trascinante Carmen di Bizet: è il secondo trionfo. Calgary 1988 segna una svolta nelle Olimpiadi Invernali: l'ampliamento del programma di sci alpino, salto e pattinaggio velocità, costringe il CIO a spalmare l'evento su due settimane, come le Olimpiadi Estive, anziché in una sola come avvenuto fin qui. Alberto Tomba Calgary 1988A Calgary il mondo conosce il più esuberante sciatore che la storia abbia conosciuto. È il bolognese Alberto Tomba. Si guadagna il soprannome di “Tomba la Bomba” ed in effetti Tomba irrompe come un'esplosione in un mondo che ha conosciuto quasi sempre schivi montanari. Per seguire le sue gare in Italia si interrompe anche il Festival di Sanremo. Tomba ripaga con una doppietta d'oro, slalom e gigante, e viene sommerso da una popolarità degna di un divo del cinema. Gli azzurri conquistano anche un argento nel fondo con il coriaceo Maurilio De Zolt e due bronzi nel biathlon, con Passler e nella staffetta. Altro bel personaggio che conquista consensi alle Olimpiadi di Calgary è lo svedese Gunde Svan, tanto elegante da essere soprannominato il Cigno. Svan vince la 50 km e compie un'impresa nella staffetta dove trascina i compagni all'oro. Di ori ne conquista tre la pattinatrice olandese Van Gennip, ma la sua impresa è ancora più straordinaria se si pensa che arriva a Calgary direttamente dall'ospedale dopo un infortunio. Questa di Calgary è la prima Olimpiade in cui il pattinaggio viene disputato in un impianto indoor. Fa tripletta anche il saltatore finlandese Nykanen.
Tra tanti campioni però il pubblico si appassiona anche alla curiosa nazionale giamaicana che si impegna nel bob. Sembra di vedere delle gazzelle al polo nord, ma del resto il bello delle Olimpiadi è anche questo.



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