Per la prima volta, nel 1972 le Olimpiadi Invernali approdano in Asia, nella giapponese Sapporo. È una novità che segna un'apertura sempre più globale dei Giochi Invernali. Si vedono così nuovi paesi al vertice, come il Giappone, che inaugura una splendida tradizione nel salto con gli sci con una tripletta di medaglie, o la Spagna, che si impone con Francisco Fernandez Ochoa nello slalom. Come da tradizione, però, anche i Giochi di Sapporo vanno via tra grandi polemiche.
Stavolta il pomo della discordia è il concetto di professionismo e dilettantismo, ancora retoricamente imperante sotto i cinque cerchi. Il CIO minaccia di far fuori dalle Olimpiadi decine di sciatori, ma alla fine al solo austriaco Karl Schranz, sostenuto da ricchi sponsor, viene impedito di partecipare. Ci sono invece i russi, veri professionisti di stato che però, non avendo marchi e sponsor alle spalle, passano per dilettanti. Una visione completamente oscurata dall'ipocrisia del CIO, che non vuole riconoscere che lo sport ad altissimi livelli dev0essere professionistico.
Per l'Italia quelle di Sapporo 1972 sono le Olimpiadi Invernali di Gustavo Thoeni. Lo sciatore di Trafoi è la punta di un movimento in grande ascesa, che continuerà a regalare allori per molti anni. A Sapporo Thoeni vince in gigante ed è 2° nello slalom davanti al cugino Roland. Nello sci alpino splende anche la svizzera Nadig, oro in slalom e gigante. Il nome che più si lega a queste Olimpiadi, però, è quello dell'olandese Ard Schenk, triplo oro nel pattinaggio velocità. In patria diventa un eroe nazionale, tanto che per lui sarà creata una nuova rosa, cui sarà dato il suo nome. Gli azzurri conquistano un oro anche nel doppio dello slittino e un argento nel bob a 4.
Dopo il Giappone il CIO decide di tornare in America, a Denver, ma clamorosamente gli abitanti della città del Colorado rifiutano i Giochi con un referendum che blocca i finanziamenti pubblici. Si deve riparare in fretta e si decide così di accettare la proposta di Innsbruck di ospitare nuovamente le Olimpiadi Invernali. In Austria i Giochi si sono svolti da appena 12 anni e tutti gli impianti sono perfettamente pronti. Così, nel 1976 si va ad Innsbruck, da dove l'Italia torna con 4 medaglie, tutte conquistate nello sci alpino. Piero Gros e Gustavo Thoeni occupano i primi due posti nello slalom e Claudia Giordani è argento, ancora in slalom, dietro alla campionessa tedesca Rosi Mittermaier. La Mittermaier si aggiudica anche la discesa e manca per una manciata di centesimi il tris in gigante. Diventerà la moglie di un altro grande campione dello sci tedesco, Christian Neurheuter. La quarta medaglia azzurra la conquista Herbert Plank in discesa, dove si assiste ad uno dei più grandi spettacoli della storia olimpica, con la sfida tra due monumenti dello sci di ogni tempo: il campione uscente, lo svizzero Russi, e l'austriaco Klammer. All'intertempo è Russi a passare al comando, ma con un finale in cui si prende ogni rischio Klammer riesce nel recupero e va a vincere. Una vittoria che per gli austriaci è un pezzo di storia. A portare via più medaglie di tutti da Innsbruck è una pattinatrice russa, Tatyana Amerina, con un medagliere personale di 2 ori e 2 bronzi.
Saltata nel 1976, si riprogramma per il 1980 la trasferta americana, stavolta a Lake Placid (già sede delle Olimpiadi invernali nel 1932). È la prima volta della Cina, che si affaccia finalmente nel grande sport olimpico dopo la nuova politica anti isolamento inaugurata negli anni Settanta. Anche ai Giochi Invernali si debbono fare i conti con la politica e con i boicottaggi, che per fortuna, a differenza dei Giochi Estivi, sono solo minacciati. L'invasione russa in Afghanistan è freschissima e già si parla di un boicottaggio americano alle Olimpiadi Estive di Mosca, ma per fortuna Unione Sovietica e tutto il blocco comunista partono per l'America e tutto fila liscio. Americani e sovietici si ritrovano contro in una storica finale del torneo di hockey, dove i sovietici sono strafavoriti. Ma i padroni di casa, con una squadra composta in gran parte da universitari, riescono a ribaltare ogni pronostico e vincere, facendo passare alla storia quella finale come “Miracolo sul ghiaccio”. Una vittoria che ancora oggi gli americani si ricordano, come dimostra il fatto che quei giocatori siano stati scelti per accendere il braciere alle successive Olimpiadi Invernali in terra Americana, quelle di Salt Lake City 2002.

A Lake Placid lo sci alpino celebra Ingemar Stenmark, il più grande e vincente di ogni tempo, oro in rimonta sia in slalom che in gigante. Sempre nello sci alpino fa un record Hanni Wenzel: regala l'oro in slalom e gigante al Liechtenstein, che diventa il più piccolo stato ad aver mai vinto ori olimpici. All'Italia stavolta non va bene: l'era della valanga azzurra si sta chiudendo e dall'alpino non arrivano medaglie. Si conferma solo la felice tradizione dello slittino, dove conquistiamo l'argento del singolo con Hildgartner e quello del doppio. Non ha questi problemi l'americano Eric Heiden, che spolvera il programma del pattinaggio velocità con 5 ori, così come il russo Zimyatov, 3 ori nel fondo. Un altro russo, Tikhonov, conquista il suo 4° oro nel biathlon; è campionessa di longevità anche la connazionale Rodnina, 3° oro di fila nel pattinaggio artistico.
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