Olimpiadi Helsinki 1952

Olimpiadi e guerra fredda

Olimpiadi Helsinki 1952I Giochi del 1952, che si svolgono nella capitale finlandese Helsinki, non nascono sotto le migliori prospettive. La situazione internazionale di piena guerra fredda tra il blocco sovietico e quello americano stravolge un po' lo spirito stesso dei Giochi. Intanto c'è da dire che finalmente l'Unione Sovietica accetta di partecipare alle Olimpiadi e che rientrano Giappone e Germania, o almeno la RFT (Germania Ovest).
Dietro a questi segni positivi c'è però la volontà dei sovietici di alloggiare in un Villaggio Olimpico separato rispetto agli atleti occidentali. Così nascono un Villaggio per i russi e i paesi dell'est europeo e un altro per tutti i restanti paesi. Nonostante questo Helsinki '52 va avanti positivamente, grazie al buon senso degli atleti che spesso sui campi di gara portano in trionfo i vincitori del blocco opposto, e alla grande cultura sportiva del paese ospitante. La cerimonia d'apertura riserva, tra l'altro, una grande sorpresa al pubblico finlandese: il grandissimo Paavo Nurmi, 9 ori olimpici tra il '20 e il '28, è l'ultimo tedoforo e tra l'emozione generale è Hannes Kohlemainen, un altro mito dello sport finnico, ad accendere il braciere olimpico.

I Giochi di Zatopek

Il cecoslovacco Emil Zatopek, fondista dalla corsa sgraziata e dalla faccia perennemente sofferta, lo avevamo conosciuto a Londra '48 vincitore dei 10000 e secondo sui +. Qui compie un'impresa incredibile, mai eguagliata da nessun altro. Zatopek si presenta a Helsinki su una lunga scia di primati e vittorie e comincia con i 10000 dove stacca tutti nettamente. Sui 5000 la gara è più tirata ma la volata finale lo vede ancora davanti al francese Mimoun, già secondo sui 10000. Ma il capolavoro arriva dall'ultima gara, la maratona. Zatopek non l'ha mai corsa prima, eppure spazza via gli avversari con apparente, disarmante facilità. Il secondo, l'argentino Gorno, giunge al traguardo con più di due minuti di ritardo. Come detto, nessuno saprà più fare altrettanto. Ai successi di Zatopek si aggiunge, poi, curiosamente anche l'oro della moglie Dana Ingrova che vince il lancio del giavellotto.

L'esordio sovietico

Pur non riuscendo a raggiungere gli americani nel medagliere, i sovietici entrano nel giro olimpico con la bellezza di 71 medaglie, appena 6 in meno dei rivali. L'URSS domina però nella ginnastica, anche grazie a Viktor Chukarin, un campione di grande polivalenza in grado di salire ben 6 volte sul podio con 4 ori (concorso individuale e a squadre, volteggio, cavallo con maniglie). Meglio di lui fa in realtà la connazionale Marya Gorokhovskaya che di medaglie ne vince addirittura 7, ma con "solo" 2 ori. La Gorokhovskaya vince il concorso completo individuale e a squadre, ma nei singoli attrezzi finisce per ben 5 volte al 2° posto. Questo è comunque l'inizio di un dominio destinato a durare nel tempo nella ginnastica per i sovietici e tutto l'est europeo in genere. Alla storia passa anche Nina Romaschkova perché la sua vittoria nel lancio del disco resta negli annali come il primo oro olimpico nella storia dell'URSS.

Le stelle dell'atletica

 

   

Come sempre l'atletica leggera è la più grande fucina di storie e di campioni dell'Olimpiade, Zatopek, come già raccontato, ma non solo. Il nostro Giuseppe Dordoni, per esempio, splendido marciatore che supera il dolore causatogli da un infezione alle unghie dei piedi e fa sua una gara già di per sé massacrante come la 50 km di marcia. Grande risalto anche al vincitore del salto con l'asta, un pastore metodista americano, Robert Richards, che viene portato in trionfo dai rivali sovietici, alla faccia della guerra fredda. Si rivede il decatleta Robert Mathias che doppia l'oro di Londra, oltre a William Harrison Dillard, l'americano che 4 anni prima aveva vinto i 100 metri e che qui partecipa alla gara che gli è più congeniale, i 110 ostacoli, e naturalmente è d'oro. Da ricordare anche, tra gli altri atleti di spicco, il triplista brasiliano Da Silva e il saltatore in alto texano Davis. Al femminile si registra l'avanzamento prepotente dell'Australia: Marjorie Jackson conquista ori e primati su 100 e 200 metri, altrettanto fa Shirley Strickland de la Hunty sugli 80 ostacoli, dove l'eroina di Londra Blankers Koen, ormai a fine carriera, deve fermarsi dopo essere finita contro la terza barriera.

Sorpresa ungherese

Con sorpresa ma pieno merito l'Ungheria si prende il ruolo di terza forza dei Giochi. Con merito perché molte delle sue medaglie rivelano atleti di straordinaria classe che ad Helsinki incantano. Come nel calcio, dove lo squadrone guidato da Ferenc Puskas, il campionissimo che farà la storia del Real Madrid, non lascia scampo agli avversari tra cui l'Italia, liquidata per 3-0. Ma è anche la squadra di Czibor e Kocsic, altri fenomeni che formano quella che da più parti è stata definita la formazione più forte di sempre. In finale la Jugoslavia di Vujadin Boskov (proprio il futuro allenatore della Sampdoria) deve arrendersi per 2-0. Ma non è solo il calcio a rivelare la forza ungherese. Nella boxe uno degli atleti più ammirati è il superwelter Laszlo Papp, già oro a Londra. Il nuoto femminile è un'autentica fucina, con 4 ori in 5 gare, mentre nella scherma i magiari si dividono con gli azzurri il ruolo di primattori. Alla fine le medaglie d'oro ungheresi sono ben 16.


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