Olimpiadi Berlino 1936

In casa di Hitler

Olimpiadi Berlino 1936Per ottenere l'assegnazione dei Giochi del '36 si presentano ben 11 città, tra cui Roma, segno della grandissima considerazione che ormai le Olimpiadi raccolgono. La scelta cade su Berlino, scelta contrastata, visto che la Germania sta entrando in pieno periodo hitleriano. Proprio Hitler, però, che nel '33 accentra nelle proprie mani tutti i poteri, non è per niente soddisfatto di vedere in casa propria quella che definisce come una rassegna di ebrei.
Ma l'influente ministro della propaganda Joseph Gobbels interviene a fargli cambiare idea: i Giochi possono essere l'occasione per mostrare al mondo intero la potenza germanica e la superiorità degli atleti di razza ariana. E Hitler cambia rotta di 180°: nuove costruzioni faraoniche, tra cui un Villaggio Olimpico splendido, e una squadra tedesca che si prepara scrupolosamente e per mesi nella Foresta Nera, da dove esce in grande spolvero dopo allenamenti durissimi. Le proteste ai Giochi Hitleriani di certo non mancano, ma ancora più che le proteste non mancano le contraddizioni: gli Stati Uniti minacciano il boicottaggio per voce del presidente Roosevelt, ma tutto poi rientra. Succede che Roosevelt manda un inviato in Germania per verificare quale sia effettivamente la situazione, ma la scelta della persona è clamorosamente sbagliata. Ad attraversare l'oceano infatti è Avery Brundage, futuro presidente del CIO e soprattutto di tendenze ultraconservatrici e razziste. Così il suo rapporto è positivo e gli Stati Uniti partecipano. Anche Hitler si ridipinge un po': nello squadrone tedesco sono inseriti così una manciata di atleti di origine ebrea, tutto questo mentre sono già operative le leggi antiebraiche. Così in un trionfo di svastiche il 1° agosto 1936 il mezzofondista tedesco Erik Schilgen accende con la fiaccola giunta per mano di 3000 tedofori da Atene, il braciere olimpico. E' questa la nota lieta dell'inaugurazione dei Giochi del '36, che da qui si ripeterà sempre. Passando all'aspetto sportivo le novità più importanti sono il ritorno del calcio e l'ingresso della pallacanestro.

La leggenda di Owens

Ci sono Olimpiadi indelebilmente segnate da un unico grande personaggio. E' il caso, forse più che in ogni altra edizione di Berlino '36, legata a doppio filo a James Cleveland "Jesse" Owens.

 

   

Le imprese sportive straordinarie, ripetute solo da quell'altro fenomeno di Carl Lewis 50 anni dopo, ma anche l'aver provocato il disappunto di Hitler, che preferì abbandonare lo stadio piuttosto che premiare quell'atleta di colore, ne fanno un personaggio leggendario. E già, perché Owens, quasi 23enne di colore dell'Alabama, in pista e in pedana domina su tutti, tedeschi compresi, nelle gare simbolo dei Giochi, facendosi beffe delle tesi razziste del Fuhrer e della tanto decantata superiorità della razza ariana. Ma andiamo in pista. L'americano è esploso l'anno precedente nel Michigan, ad Ann Arbor, segnando 4 record mondiali (ma 2 di essi erano validi sia per le misurazioni in yards che metriche, di poco diverse, quindi i record sarebbero 6!), in poco più di 1 ora. A Berlino incanta tutti tranne Hitler. Vince i 100 metri davanti al connazionale Metcalfe, secondo anche 4 anni prima, poi si getta nel salto in lungo, l'impresa che si rivela più bella. Il duello è con il tedesco Luz Long. Owens si trova in difficoltà nelle qualificazioni, con due salti nulli, ma è proprio il tedesco, che diventerà suo grande amico, a dargli il consiglio giusto: anticipare la rincorsa di pochi centimetri. Così è e l'americano strappa la qualificazione alla finale proprio all'ultimo salto. La finale è avvincente, con i due amici-rivali che si trovano in testa appaiati. Ma Owens negli ultimi due salti allunga fino a 8,06 del record olimpico e si mette al collo il secondo oro. La terza medaglia è sui 200 metri, dove vince nettamente, l'apoteosi è la staffetta, dove gli americani dominano segnando un nuovo record mondiale, e gli azzurri fanno bellissima figura giungendo secondi. La carriera del leggendario campione si chiude praticamente così, breve e intensa come i suoi sprint. Dopo ci sarà ancora spazio per le esibizioni, per il passaggio al professionismo ma niente che possa aggiungere qualcosa a quanto già raccontato.

L'oltre Owens

L'atletica, oltre agli exploit di Owens, non regala spunti straordinari. Una delle gare migliori sono i 1500 metri, dove Luigi Beccali deve difendere il titolo, ma trova di fronte un formidabile neozelandese, John Lovelock che batte il record del mondo, e deve così accontentarsi di un buon terzo posto. Per l'Italia arriva un'altra medaglia dal mezzofondo con Mario Lanzi negli 800 che in rimonta si ferma al secondo posto. Ma per l'atletica italiana Berlino '36 è soprattutto il ricordo di Trebisonda "Ondina" Valla. La sua gara sono gli 80 ostacoli, anche se Ondina dimostrerà in carriera di essere all'altezza in diverse specialità. Comunque la ragazza italiana è protagonista di una finale incertissima, la spunta per pochi centimetri sulla tedesca Steuer. Al quarto posto un'altra italiana, la quotata Claudia Testoni. Per la Valla la soddisfazione di entrare nella storia dello sport azzurro, come la prima donna a vincere un oro olimpico. L'atletica a Berlino conferma l'ascesa del Giappone. I nipponici infatti si impongono nel triplo con Tajima e addirittura nella maratona con Kitei Son. Costui in realtà è coreano e si chiama Sohn Kee Chung, ma siccome la Corea è sotto dominio giapponese è costretto a gareggiare sotto bandiera e nome dell'invasore.


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