Olimpiadi Barcellona 1992

Un'olimpiade caliente

Olimpiadi Barcellona 1992Prescelta per i Giochi del 1992, la catalana Barcellona, consegna alla storia un'edizione avvincente, universale come mai era avvenuto e arricchita dall'entusiasmo travolgente del pubblico spagnolo. Per il paese iberico è il primo grande avvenimento dopo la fine del franchismo e il ritorno alla democrazia ed anche per questo la gente accoglie i Giochi con un'ondata d'allegria. Ma sono molti altri i motivi d'interesse che ruotano intorno ai Giochi di Barcellona. Il periodo storico d'altronde è foriero di cambiamenti a livello mondiale e i Giochi, come sempre, sono specchio di quanto accade nel mondo. La nota più lieta è il ritorno del Sudafrica, dove finalmente è caduta la vergogna dell'apartheid. Il paese di Mandela è così riammesso al CIO e partecipa ai Giochi da cui mancava dal 1960. Anche l'Europa è stata scossa da numerosi eventi: la caduta del comunismo con la disgregazione dell'URSS, la riunificazione della Germania dopo il crollo del Muro di Berlino, le guerre in Jugoslavia. Per la Germania è l'occasione di ripresentarsi con un'unica rappresentativa, mentre l'ormai dissolta URSS è qui sostituita dalla Comunità degli Stati Indipendenti. Si tratta di una rappresentativa comune di 12 dei 15 stati nati dal disfacimento dell'URSS (mancano gli stati baltici, Lettonia, Lituania e Estonia che gareggiano separatamente) in cui però gli atleti che gareggiano in prove individuali salgono sul podio con bandiere e inni dei nuovi stati. Si vedono quindi bandiere ucraine, bielorusse... che annunciano quella che è la nuova realtà. Per la Jugoslavia invece la situazione è più complessa: Croazia, Bosnia e Slovenia gareggiano normalmente, mentre alla Serbia, soggetta a sanzioni ONU per l'aggressione a Croazia e Bosnia, viene concesso di far partecipare i propri atleti nelle prove individuali sotto la bandiera del CIO. Si segnala anche il ritorno di Cuba, assente nelle ultime due edizioni, così come quello dell'Etiopia. Anche a livello più propriamente sportivo le novità sono molte: entrano nel programma il judo femminile, il badminton ed il baseball. Quest'ultimo era stato presente ben 6 volte ai precedenti Giochi ma sempre come sport dimostrativo, cioè senza entrare nel medagliere ufficiale. A tal proposito il CIO decide che d'ora in poi non ci saranno più sport dimostrativi: o dentro al 100% o niente. Altra iniziativa del CIO è la Tregua Olimpica, l'appello all'interruzione di ogni ostilità bellica per il periodo dei Giochi, che viene qui lanciata per la prima volta.
I Giochi si aprono il 25 luglio e a creare la suspense nella cerimonia d'apertura è l"accensione del braciere per opera di un tiratore d'arco spagnolo delle Paralimpiadi (i Giochi riservati ai diversamente abili), Antonio Rebollo. Il ragazzo scocca la sua freccia che centra il braciere posto alla sommità dello stadio: un esercizio difficilissimo per il quale c'era qualche timore, ma che manda in visibilio il pubblico. Tra gli atleti che gareggiano nello stadio del Montjuich è invece Fermin Cacho a far esplodere l'animo caliente dei Giochi. Cacho è uno spagnolo che non è tra i favoriti dei 1500 metri, ma approfitta di una gara lentissima e tattica nella quale il favorito algerino Morceli, abituato ad altri ritmi, non riesce a districarsi. E così Cacho trova il varco per una splendida volata che vale l'oro ed il titolo di eroe nazionale. Quattro anni più tardi Morceli troverà la sua rivincita.

Il basket dei sogni

Se in molti sport i giochino con cui si costruiscono squadre formate dai più forti giocatori di sempre sono destinati a rimanere nei sogni, a Barcellona gli appassionati di basket hanno la fortuna di vedere realizzata l'utopia. Il CIO apre infatti le porte ai professionisti della NBA e gli Stati Uniti allestiscono una squadra a cui rispondono presente tutti i più grandi campioni di una generazione forse irripetibile. Ci sono "Magic" Johnson, Michael Jordan, Charles Barkley, Larry Bird, che qui chiude la carriera, e molti altri. L'attesa per lo spettacolo di questo che viene subito definito il "Dream Team" è altissima e viene ripagata appieno. Con numeri incredibili i fenomeni americani conquistano vittorie ed applausi, lasciando gli avversari sempre a più di 30 punti di distanza. In finale tocca alla Croazia fare da sparring-partner con 33 punti di differenza. Arrivati ai Giochi un po' da sopportati, gli strapagati campioni alla fine si fanno travolgere dal fascino olimpico e manifestano tutta la gioia per quest'avventura così particolare e diversa dal loro mondo abituale. Per "Magic" Johnson i Giochi hanno un significato diverso: l'anno precedente ha scoperto di essere sieropositivo e questa è la sua sfida alla malattia.

Il nuovo volto dell'Africa

Tra le tante belle gare di atletica che vanno in scena a Barcellona spicca quella dei 10000 femminili che acquista un significato ben più ampio di quello agonistico. Ad attaccare poco dopo metà gara è la sudafricana bianca Elana Meyer a cui si aggrega la giovanissima etiope Derartu Tulu. La Tulu resta in scia alla sudafricana fino quasi all'ultimo giro, quando piazza il suo cambio di ritmo al quale la Meyer non può più controbattere. E' lo scatto verso l'oro: una volta tagliato il traguardo la Tulu attende la Meyer e insieme le due compiono il giro di pista per raccogliere l'applauso del pubblico. Una bianca sudafricana e una ragazza dell'Africa nera che festeggiano insieme subito dopo la caduta dell'apartheid: un simbolo di speranza per l'Africa del futuro.  


 

   

Sono avvincenti anche le gare di velocità tra le donne: nei 100 metri l'americana Gail Devers vince una finale incertissima che racchiude le prime cinque in appena sei centesimi di secondo. La Devers, che l'anno prima ha rischiato l'amputazione di un piede per una rara malattia, va letteralmente ad un passo dalla storica doppietta con i 110 ostacoli, ma inciampa sull'ultima barriera quando è lanciata alla vittoria. Ad imporsi è così una grande sorpresa, la greca Patoulidou, una meteora. Sui 200 arriva l'ennesima delusione per la giamaicana Merlene Ottey, ancora sul podio ma solo al bronzo dietro all'americana Torrente e alla connazionale Cuthbert. I 1500 portano un'altra storia particolare: l'algerina Hassiba Boulmerka è campionessa del mondo in carica, un titolo che l'ha fatta ergere a simbolo delle donne musulmane e dei loro diritti. Per questo ha ricevuto pesanti minacce dall'integralismo islamico. A Barcellona si conferma la numero 1 rispondendo all'assalto della russa Rogacheva e mettendosi in tasca un oro dal significato più ampio di quello sportivo.
Tra gli uomini spicca invece l'inopinata eliminazione di Sergey Bubka nelle qualificazioni del salto con l'asta. Lo zar fallisce tutti i suoi tentativi tra 5,70 e 5,75 e lascia così via libera a Maxim Tarassov, un avversario quasi sempre strabattutto da Bubka. Nella velocità non c'è Carl Lewis, che non può difendere il titolo perché ha mancato la qualificazione ai Trias americani, le gare di selezione interna, e deve così fare da spettatore ai 100 metri di cui è bicampione olimpico e campione del mondo in carica. Nei 100 spetta così ad un altro non più giovanissimo, il 32enne inglese Linford Christie, raccoglierne l'eredità, mentre sui 200 è l'americano Mike Marsh a stupire. In semifinale Marsh fa un 19.73 quasi fermandosi negli ultimi metri, appena un centesimo oltre il limite mondiale ancora in mano a Mennea. In finale non ripete l'exploit ma la vittoria è comunque sua. Sia sui 100 che sui 200 è d'argento un giovane ingegnere minerario della Namibia, Franckie Fredericks, che conquista le prime medaglie per il suo paese. Lewis si rifà nella 4x100 e nel lungo dove vince l'ennesimo duello col connazionale Powell, colui che l'anno prima aveva strappato l'annoso record a Beamon con un 8.95. Piacciono anche Kevin Young e Quincy Watts: il primo vince i 400 ostacoli col record mondiale, il secondo i 400 piani. Sembrano fenomeni ma non dureranno a lungo. Fa discutere il caso dei 10000 metri: succede che un marocchino doppiato fa gioco di squadra quando viene raggiunto dai battistrada, il keniano Chelimo e l'altro marocchino Skah, cercando di danneggiare il malcapitato keniano. I richiami dei giudici sono inefficaci e alla fine Skah piazza lo scatto verso l'oro. Il Kenya presenta reclamo ma dopo corsi e ricorsi tutto viene confermato con l'oro a Skah, accolto tra i fischi sul podio.


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