Olimpiadi Atene 2004

I Giochi tornano a casa

Olimpiadi Atene 2004Dopo aver perso l'edizione del Centenario finita ad Atlanta, Atene ci riprova per il 2004 ed ottiene fiducia dal CIO. Finalmente dopo 108 anni i Giochi tornano nella loro culla: è un ritorno che si vive non senza qualche patema, perché i lavori di costruzione ed adeguamento di impianti sportivi e infrastrutture vanno a rilento e fanno sorgere qualche dubbio sull'effettiva capacità dei greci di organizzare un evento come le Olimpiadi. Nelle ultime settimane però ad Atene si recupera il tempo perduto e all'inaugurazione del 13 agosto è quasi tutto in ordine. Manca la copertura della piscina e così le gare di nuoto tornano giocoforza a disputarsi outdoor, ma la fortuna assiste Atene con un clima sempre ottimo e così quasi non se ne accorge nessuno. Ci sono nuovi record, con la bellezza di 201 paesi partecipanti: i nuovi ingressi sono Timor Est, i cui atleti erano presenti a Sidney sotto la bandiera del CIO, e Kiribati, un arcipelago polinesiano. Per la prima volta le donne si cimentano nella lotta, con i titoli complessivi che salgono a ben 301.
Uno stadio tramutato in una piscina è il tocco di originalità della cerimonia d'apertura ateniese. La scultura greca fa da filo conduttore alla storia dell'umanità che è il centro della fase artistica della cerimonia. Il braciere cambia completamente forma rispetto al passato: è un sigarone futuristico che si piega ai piedi dell'ultimo tedoforo, che è il velista Kaklamakis. Il ruolo in realtà sarebbe dovuto spettare al vincitore dei 200 metri di Sidney, Kostantinos Kenteris, che è però alle prese con altri grattacapi. Poco prima dei Giochi non si è presentato ad un controllo antidoping, inscenando un misterioso incidente motociclistico che non gli avrebbe permesso di sottoporvisi. La posizione di Kenteris però è da tempo sospetta e questo non è il primo controllo cui sfugge furbescamente. Per il campione di casa scatta così la squalifica proprio a Giochi ormai in avvio: da possibile eroe diventa così la faccia ambigua della Grecia, anche se questa storia non smonta l'entusiasmo della folla nei suoi confronti. La finale dei 200 metri, la gara che sarebbe stata di Kenteris, è infatti disturbata dalle proteste del pubblico. Quando gli atleti vanno ai blocchi per lo start infatti gli spettatori attaccano con cori inneggianti a Kenteris e la partenza deve essere rinviata. Alla fine si corre ugualmente con i duecentisti che debbono adeguarsi alla situazione. Vince Shawn Crawford, un americano con un fisico da armadio che segna un grandissimo 19.79. Per i greci c'è la possibilità di rifarsi grazie a Fany Halkia che improvvisamente si mette a correre fortissimo nei 400 ostacoli ed anche qui giù mugugni e sospetti. La Halkia però viene va anni di infortuni e questo può spiegare la sua ascesa imperiosa ed il secondo e mezzo che toglie al personale durante i Giochi di casa. E' invece uno scippo in piena regola quello che si perpetra nella ginnastica, dove i giudici vengono beccati in continuazione dal pubblico per decisioni quantomeno discutibili. Il giudizio sulla prova agli anelli di Demosthenis Tampakos viene invece accolto da un'ovazione nonostante sia chiaramente gonfiato. Il greco va così a cogliere un oro assolutamente immeritato: a fare le spese di questo favoritismo per un atleta di casa è anche il grande Yuri Chechi, che dopo Atlanta ed un grave infortunio aveva abbandonato le scene. Il richiamo delle Olimpiadi fa però breccia nel cuore del ginnasta di Prato che si prepara a meraviglia e a 35 anni è ancora quello di un tempo. Un prodigio di dedizione e serietà che meriterebbe di essere premiato con l'oro, ma che deve scontrarsi con le giurie casalinghe che gli consegnano uno strettissimo, ma pur sempre storico, bronzo. Per Chechi c'è la soddisfazione di essere il portabandiera azzurro nella cerimonia d'apertura e di ricevere le congratulazioni del Presidente Ciampi che lo indica come perfetto esempio per il nostro sport.
I greci debbono così farsi perdonare qualche dispettuccio e ci riescono portando delle ambientazioni splendide per molte gare: il tiro con l'arco si svolge nell'antico stadio del 1896, la maratona sul percorso mitico di Filippide, il getto del peso nella piana di Olimpia. Purtroppo in quest'ultimo caso la vincitrice della gara femminile, la russa Korzhanenko, viene squalificata per doping: la poesia dell'incontro con il mito ha così un bruschissimo risveglio.

Finalmente El Guerrouj

Ci sono atleti che dominano le proprie discipline in lungo ed in largo ma ai Giochi non riescono a trovare il colpo giusto. E' il caso del marocchino Hicham El Guerrouj, il re dei 1500 metri, che in carriera può vantare 83 vittorie nelle ultime 86 gare disputate nella sua distanza preferita, dove è pure primatista e quattro volte campione del mondo.

 

   

Sfortunatamente due delle tre sconfitte subite in tutta questa sequenza sono arrivate nelle finali olimpiche, ad Atlanta per una caduta, tra l'altro. A 30 anni, Hicham, sa bene che Atene può essere l'ultima occasione della sua vita. Il suo avversario più pericoloso è un keniano, Bernard Lagat, con cui ingaggia un'emozionante battaglia per tutto l'ultimo giro, ma alla fine è proprio El Guerrouj ad avere la meglio. Sfatato il tabù olimpico, il marocchino decide di buttarsi anche sui 5000, dove il favorito è l'etiope Kenenisa Bekele. Questi ha appena ricevuto il testimone sui 10000 metri dal grande connazionale Hailè Gebresilassie, in una finale che ha suggellato il passaggio di consegne tra il vecchio campione, finito 5°, ed il suo delfino designato. Bekele sembra così avviarsi verso la doppietta più classica del fondo, quella riuscita ai grandi come Zatopek e Viren. La finale dei 5000 però è lenta, i grandi si controllano e questo favorisce un mezzofondista veloce come El Guerrouj. Dopo aver controllato l'avversario, il marocchino piazza il suo allungo micidiale sul rettilineo conclusivo e a 60 metri dall'arrivo supera Bekele volando verso il secondo oro. E' un trionfo per El Guerrouj: la doppietta 1500-5000 mancava ai Giochi addirittura dal 1924, quando a realizzarla fu il mitico Paavo Nurmi.
Anche tra le donne il mezzofondo lancia una grande figura, Kelly Holmes. La britannica realizza l'accoppiata 800-1500, come la Masterkova ad Atlanta. Negli 800 la gara è serratissima, la mozambicana Mutola vuole replicare il successo di Sidney, ma negli ultimi metri crolla di schianto e la Holmes conquista il suo primo titolo. Sui 1500 impone ancora il suo spunto, stavolta sulla russa Tomasheva, e completa la doppietta. A 34 anni suonati la Holmes raccoglie così l'apice della carriera.

Baldini come Filippide

La maratona è sempre una gara speciale alle Olimpiadi, correrla sul percorso di Filippide, il leggendario soldato morto dopo aver corso da Maratona ad Atene per portare la notizia della vittoria dei greci sui persiani, significa affondarne ancor più le radici nel mito. Il tracciato della maratona ateniese va infatti da Maratona allo stadio dei Giochi Olimpici del 1896, il Panathinaikon rimesso a nuovo per l'occasione. Viene fuori una gara bellissima: dopo una prima metà corsa un po' bloccata se ne va da solo il brasiliano Vanderlei De Lima, un outsider, e l'emiliano Stefano Baldini inizia a sfiancare gli avversari, uno su tutti il keniano Tergat, restando da solo all'inseguimento del fuggitivo. Quando Baldini ha ormai nel mirino De Lima, questi viene assalito da uno squilibrato in kilt: pochi secondi di paura, poi di nuovo in strada per correre verso il Panathinaikon. Baldini però morde le caviglie al brasiliano e al 40° km avviene il sorpasso, con anche l'americano Keflezighi che riesce a scavalcare lo sfortunato De Lima. Per Baldini è il trionfo: viene da una famiglia umilissima e numerosa, ha dieci fratelli e per emergere ha dovuto fare tanta fatica. Non ha caso è emerso nella disciplina di fatica per eccellenza. Ad allenarlo è Lucio Gigliotti, che già aveva lanciato Gelindo Bordin verso l'oro olimpico della maratona a Seoul '88.
Tra le donne i 42 km e 195 metri dovrebbero essere terreno della britannica Paula Radcliffe, una 30enne con un passato non troppo vincente in pista sui 10000 metri. La Radcliffe in pratica tirava tutta la gara per poi cedere nel finale alla maggior velocità delle avversarie ed è diventata famosa anche per il continuo ciondolare della testa durante la corsa. Da poco è passata alla maratona ottenendo delle prestazioni strabilianti, sulle 2 ore e 15. Ad Atene è favoritissima, ma è vittima di una pesantissima crisi e al 30° km, dopo aver perso il contatto dalle prime, è costretta al ritiro tra le lacrime. Ne approfitta la giapponese Noguchi che prende la testa da lontano ed arriva fino al Panathinaikon.


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