Olimpiadi Anversa 1920

Si torna a parlare di Olimpiadi

Olimpiadi Anversa 1920Mentre nell'antichità le Olimpiadi avevano il potere di fermare le guerre, nel XX secolo sono purtroppo le guerre che fermano i Giochi. La tragedia della Prima Guerra Mondiale non lascia chiaramente spazio allo sport e l'edizione del 1916 già fissata a Berlino non va in scena. Anche nel 1920, a guerra finita, ma con le rovine ancora nelle città, le devastazioni, il ricordo dei milioni di morti, il clima non è dei migliori. I Giochi comunque si fanno e per l'organizzazione viene prescelta una piccola città belga martoriata dal conflitto, Anversa. Gli impianti, le strutture per gli atleti, le cerimonie, tutto è fatto con sobrietà e concretezza, senza lussi del resto impossibili vista la situazione internazionale e col contributo fondamentale dei soldato americano di stanza in Europa. Nonostante le difficoltà del momento Anversa ce la fa.
All'edizione belga dei Giochi non partecipano, nonostante l'impegno di De Coubertin per far rimanere la politica fuori dallo sport, i paesi sconfitti della Grande Guerra e neanche l'Unione Sovietica, alle prese con ben altri problemi. Diverse le novità rilevanti di queste Olimpiadi: intanto la bandiera olimpica, quella con i cinque cerchi che conosciamo ancora oggi, disegnata proprio da De Coubertin, poi il giuramento degli atleti, che si ripete da allora in tutte le cerimonie di apertura, e il riconoscimento ufficiale del CIO per la partecipazione delle donne. Anche sul piano tecnico non mancano le innovazioni, le più importanti delle quali sono l'adozione definitiva della lunghezza della piscina e della pista di atletica, rispettivamente 50 e 400 metri.

Una pioggia di finlandesi

Già affacciatisi alla ribalta olimpica a Stoccolma, prima della guerra, con i successi di Hannes Kolehmainen, i campioni finlandesi si impongono qui in ben 9 gare dell'atletica, alla pari con gli assi americani.

 

   

Ed una la conquista proprio Kolehmainen, nella maratona, la gara ancora mancante nel suo palmares. Ma i finlandesi dominano anche nei lanci con Niklander nel disco, Porho nel peso, Myyra nel giavellotto, e soprattutto presentano quello che sarà uno dei personaggi simbolo della storia dei Giochi: Paavo Nurmi. Il campione finlandese porta un nuovo modo di affrontare le corse: non segue gli avversari ma i tempi, si prepara accuratamente una tabella di marcia e la segue per tutta la gara. A volte però succede che gli avversari possano andare più veloci di quanto preventivato da Nurmi. E' quello che succede nei 5000, dove il suo ritmo non impensierisce il francese Joseph Guillemot che lo sorprende e batte. La rivincita è servita nei 10000, dove Nurmi conquista il primo di una lunga serie di ori olimpici. Poi è la volta delle campestri, dove il finlandese vince sia nell'individuale che nella gara a squadre. Ma l'apoteosi arriverà quattro anni più tardi. Gli americani, per la prima volta non padroni assoluti dell'atletica, si consolano con le gare di velocità, dove Charles Paddock è oro nei 100 e Allen Woodring nei 200. Il mezzofondo veloce trova invece il suo padrone nell'inglese Albert Hill, oro negli 800 e nei 1500. Anche l'italia raccoglie una bella doppietta d'oro nell'atletica con il giovanissimo marciatore Ugo Frigerio. Poco quotato, Frigerio, che fa il tipografo alla Gazzetta dello Sport, rischia addirittura di non essere inserito in squadra, poi per fortuna i tecnici si convincono a schierarlo e lui vince la 3 e la 10 km di marcia.

Il campione dei campioni

L'Olimpiade di Anversa sarà sempre ricordata come quella di Nedo Nadi, un campione che per grandezza, classe, eleganza conserva ancora oggi un alone di leggenda e merita forse di essere messo in vetta a un'ipotetica graduatoria dei fuoriclasse olimpici. Nadi, livornese, già campione olimpico di fioretto a Stoccolma, reduce dalla guerra, comincia la sua Olimpiade vincendo nuovamente il fioretto, poi per colpa di problemi intestinali deve rinunciare alla gara di spada. Per le gare a squadre Nadi si rimette in pedana e, manco a dirlo, arrivano 3 medaglie d'oro in altrettante specialità. L'ultima prova è la sciabola individuale. Nadi sbaraglia ancora tutti, in finale si ritrova contro il fratello più giovane Aldo e anche per lui non c'è scampo. La sua inarrivabile classe conquista anche il re del Belgio Alberto che lo premia personalmente. Quella di Anversa è l'ultima prova olimpica del grande Nadi, che dopo i Giochi decide di passare al professionismo, raccogliendo anche qui titoli mondiali, l'ammirazione del pubblico, ma anche un notevole successo economico. Il più grande schermidore di tutti i tempi ha partecipato in due olimpiadi a 6 gare complessive raccogliendo 6 medaglie d'oro. Senza i problemi fisici che lo hanno inseguito per tutta la vita stroncandolo ad appena 47 anni, e senza la guerra, non è difficile pensare che Nedo Nadi sarebbe stato l'atleta con il maggior numero di ori olimpici della storia.


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