Test da Sforzo Cardiopolmonare

A cura del Dott. Francesco Grazzina

 

Il test da sforzo cardiopolmonare è ormai ampiamente diffuso come metodica per valutare l'adattamento allo sforzo sia nei soggetti sani che si dedicano all'attività sportiva, sia nei soggetti affetti da patologie cardiopolmonari.
Test da Sforzo CardiopolmonareL‘esercizio fisico è infatti in grado di sottoporre a stress funzionale il sistema cardiopolmonare ed i muscoli impegnati nello sforzo, consentendo di mettere in luce i limiti ed i deficit adattativi.
Per questi motivi, questo test rappresenta un metodo insostituibile: a tutt'oggi viene correntemente usato per determinare il grado di allenamento, di disabilità o di invalidità, così come l'efficacia di un programma di allenamento o di riabilitazione.
Per una corretta esecuzione di un test da sforzo cardiopolmonare, è necessaria un'approfondita conoscenza dei meccanismi fisiologici che stanno a monte dell'adattamento allo sforzo, dei protocolli e delle misure necessarie per calcolare e valutare il grado di efficienza degli scambi gassosi e degli adattamenti cardiovascolari, e non da ultimo dei principi interpretativi che non sono sempre facili da applicare a causa delle numerose variabili in gioco.
Obiettivo di questi test è quello di misurare l'adattamento allo sforzo, analizzando le risposte: fisiologica, ventilatoria, cardiovascolare e metabolica, al fine di individuare eventuali fattori limitanti la prestazione.
La corretta esecuzione di un test cardiopolmonare richiede di quantificare in modo accurato la sollecitazione in termini di lavoro esterno (ergometria) e di misurare, con la maggiore precisione possibile, il dispendio energetico.
In questo contesto, assume particolare importanza la quantificazione della massima potenza aerobica, proporzionale al V'O2max  poiché essa rappresenta il fattore limitante fondamentale per le specialità sportive che necessitano di una preponderante produzione di energia attraverso il meccanismo aerobico, e in questo senso la misura del V'O2max rappresenta un indice selettivo insostituibile.
Il V'O2max di solito viene misurato o stimato con test massimali o su cicloergometro o su treadmill in laboratorio, oppure viene stimato per mezzo di test da campo.
I vantaggi dei test svolti in laboratorio risiedono nel fatto che possono essere monitorati tutti i parametri fisiologici e che hanno alta precisione; i test da campo, d'altra parte, permettono lo svolgimento da parte di un largo numero di soggetti in un breve periodo di tempo.
Il problema maggiore dei test massimali in laboratorio è che necessitano di apparecchiature costose, di personale qualificato nell‘esecuzione e nell‘analisi dei numerosi dati ottenuti. Inoltre, lo sforzo richiesto per ottenere il V'O2max  necessita motivazione e cooperazione da parte dei soggetti.
I test da campo, invece,  non richiedono apparecchiature costose come quelle da laboratorio, ma presentano gli stessi problemi legati al dover effettuare uno sforzo molto intenso da parte del soggetto. Inoltre, portano spesso ad un eccesso di spinta motivazionale e di competizione. Sono limitati dalla possibilità di raccogliere una serie scarsa di variabili fisiologiche. In generale, sono costituiti semplicemente da valutazioni di soggetti che eseguono prove su campo di alta intensità e basate sulla lunghezza massima di un percorso in un tempo standard.
La complessità degli aspetti fisiologici e metodologici connessa alla valutazione del V'O2max ha condotto, di conseguenza, alla proposta di svariati metodi per stimare e misurare il V'O2max - sia in laboratorio che su campo - in grado di semplificare la procedura e basati sulla misurazione del ritmo cardiaco, sul rapporto di scambio respiratorio misurato durante un esercizio submassimale, su un tempo minimo per prestazione standard, o ancora sulla lunghezza massima di un percorso in un tempo standard. Questi tipi di test hanno sia vantaggi che naturalmente svantaggi: i vantaggi risiedono, ad esempio, nella possibilità di eliminare la motivazione come fattore determinante nello svolgimento del test, e non da ultimo,  nel fatto di poter  essere eseguiti anche da individui sedentari o anziani, senza i disagi e i potenziali rischi connessi ad uno sforzo massimale
In generale i test indiretti, siano essi massimali o sottomassimali, per la valutazione del massimo consumo di ossigeno, sono caratterizzati da coefficiente di correlazione tra valori relativi a uno stesso soggetto, che per alcuni autori può variare a seconda del test da 0,4 a 0,96. .



Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015