Tecniche per prevenire gli attacchi di panico

A cura del Dott. Stefano Casali

Tecniche implosive (flooding)

Le tecniche implosive [21] tendono a sovraccaricare l'allievo con una serie di stimoli ansiogeni, con l'idea che il soggetto può velocemente abituarsi allo stressor. Sebbene non sia da consigliare l'abitudine di mettere in difficoltà l'aspirante sub per provare il suo grado di reazione al panico, ad es. strappandogli via la maschera o la zavorra, prospettargli uno scenario negativo e fortemente ansiogeno può risultare utile, pur se con delle ovvie limitazioni.

Tecniche cognitivo-comportamentali

Questi metodi terapeutici enfatizzano la riorganizzazione di pensieri, percezioni, atteggiamenti e comportamenti che producono ansia nella persona. Sotto la direzione di un terapeuta, i soggetti esplorano gli antecedenti della loro ansia (ad esempio, guasti dell'attrezzatura, perdita del compagno d'immersione e altri stressor) ed imparano altre modalità di pensiero per decrescere o eliminare queste preoccupazioni. I subacquei possono imparare tecniche specifiche per fermare questi pensieri angoscianti prima che raggiungano il punto di diventare un'ansia soverchiante. subacqueoIl riconoscere quest'ansia può al tempo stesso autoperpetuarla attraverso meccanismi di generalizzazione come il timore di catastrofi; è compito del terapeuta cognitivo-comportamentale cambiare queste false credenze. I cognitivisti, oltre a operare per estinguere e svuotare di significato ciò che è illogico ed irrazionale, si concentrano nell'insegnare ad identificare i "pensieri negativi" in special modo quelli che per la loro natura esercitano la funzione di "rumore di fondo silenzioso" che pervade tutto il campo del pensiero cosciente. Per esempio, una persona ha una spaventosa esperienza mentre entra in acqua dalla barca con un mare molto agitato. Come conseguenza il subacqueo si convince che qualcosa di spiacevole (ad esempio, presenza di acqua nella maschera) si verificherà ogni volta che entrerà in acqua quando il mare è agitato. Il sub diventa ansioso e non si gode l'immersione. Un approccio cognitivo-comportamentale a questa situazione potrebbe essere quella di esplorare: "Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere se la maschera si allaga?" o "Cosa potrebbe succedere se decidessi di rinunciare a questa immersione?"
Una tecnica interessante ed estremamente semplice è chiamata "fermare il pensiero" e non è più complicata di indossare un elastico al polso. Quando un pensiero intrusivo e preoccupante comincia, l'allievo può far schioccare l'elastico contro il suo polso. Questa pungente e leggermente dolorosa sensazione richiama immediatamente l'attenzione che era stata presa in un pensiero che produce ansia. In quel momento, allora, il sub dice a se stesso "Stop". Con il tempo e un po' di pratica, queste tecniche raggiungono notevoli risultati nel ridurre l'ansia.

La tecnica "Fermarsi - Respirare - Pensare - Agire"

Ci sono molte situazioni potenzialmente stressanti che possono verificarsi durante un'immersione. I manuali delle agenzie didattiche più serie propongono una sorta di terapia cognitiva razionale [22] finalizzata a far riconoscere al subacqueo l'insorgenza del panico e a fornirgli gli strumenti per riprendere il controllo in una situazione di tipo stressante, che si basa sullo schema cognitivo:

Fermarsi - Respirare - Pensare - Agire.

Presenterò alcuni esempi che possono esemplificare questo tipo di condotta:

 

 1.   Carlo si immerge da solo e si ritrova ostacolato passando attraverso un letto di lunghe alghe a circa 15 metri di profondità. Quando cerca di pinneggiare più forte per svincolarsi si ritrova incastrato più profondamente. Ha una reazione ansiosa "Sono incagliato. Cos'è successo? Non riesco ad andare via da qui! O mio Dio! Mi sono attorcigliato in questa roba!". Dopo ogni tentativo di liberarsi Carlo si trova maggiormente bloccato. Comincia ad iperventilare e consuma velocemente l'aria. Non è sicuro se le alghe si siano attorcigliate al suo corpo o sulla bombola. Ad un certo punto decide di sfilarsi il GAV e la bombola e fa una risalita di emergenza rischiando di affogare. L'insorgenza dell'attacco di panico deve comportare, invece, la seguente sequenza. FERMARSI: "Mi sono impigliato nelle alghe. Ho la sensazione di non riuscire a muovermi. Mi fermo e immagino come venirne fuori". RESPIRARE: "Debbo controllare il mio respiro. Faccio respiri lenti e profondi mentre penso a questo. Dovrei avere ancora 100 bar di aria da respirare nella bombola". PENSARE: "Dal momento che non riesco a muovermi ho due possibilità: cercare con il coltello di tagliare quello che mi blocca o cercare di togliermi il jacket e la bombola". AGIRE: Carlo fa scivolare la sua mano destra lungo la gamba e prende il coltello. Lentamente e con attenzione comincia a tagliare all'altezza della cintura tutte le alghe che riesce a vedere o a sentire. Facendo dei leggeri movimenti di rotazione continua a tagliare zone sempre più ampie. In pochi minuti riesce a girarsi completamente e a tagliare le rimanenti alghe attorno alle sue caviglie. Ecco che ripone il coltello e inizia una lenta risalita verso la superficie.


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015