Sport e terza età

A cura di Fabrizio Felici


I dati forniti dall'Istat sull'invecchiamento della popolazione italiana, mostrano con una proiezione al 2020, come la percentuale degli ultra sessantacinquenni dall'attuale 18%, quasi 10 milioni, passerà al 23% della popolazione italiana.
Il processo di invecchiamento ha ancora molti lati oscuri e numerose sono le teorie che cercano di dare una spiegazione scientifica a questo processo. Per alcuni esperti di genetica l'invecchiamento è un processo predeterminato geneticamente; per altri l'invecchiamento è causato da errori di duplicazione del DNA, che aumentano esponenzialmente nel tempo. Altri studiosi invece credono che il processo di invecchiamento sia collegato alla capacità di risposta e di efficienza del sistema immunitario. Con il passare del tempo si è notato anche come le persone invecchiano in maniera differente tra loro, arrivando a determinare il concetto di età biologica ed età cronologica (anagrafica). Sulla base di questo concetto si possono distinguere due tipi di invecchiamento: Sport e terza età

  • Invecchiamento naturale, dovuto a variazioni graduali e fisiologiche che riducono progressivamente le capacità di adattamento dell'anziano (in questo caso età biologica ed età anagrafica coincidono)
  • Invecchiamento precoce, dovuto a fattori genetici, a condizioni di vita sfavorevoli, a lavori usuranti, a errori alimentari, all'abuso di alcool, ecc. (in questo caso l'età biologica supera quella cronologica)

Nonostante le tesi sulle cause dell'invecchiamento siano ancora discordanti, sono certi invece determinati mutamenti fisiologici, primo fra tutti quello cerebrale. Il cervello, che raggiunge nell'uomo il suo massimo volume e peso intorno ai 25 anni circa, regredisce più o meno velocemente con l'avanzare dell'età, fino al 10% del suo volume iniziale. Questa riduzione porta parallelamente ad una degenerazione con conseguente sfoltimento dei neuroni cerebrali.
Esami istologici hanno messo in evidenza questa degenerazione a un insieme di azioni involutive riconosciute come: diminuzione del peso e del volume del cervello, variazione dei neuroni, perdita dei dendriti, aumento dei solchi e dei ventricoli, presenza di placche senili, deposito amiloide, alterazioni capillari, presenza della degenerazione neurofibrillare. L'incapacità del cervello a supportare l'attività di neurotrasmissione produce una serie di ripercussioni negative sull'organismo. La neurotrasmissione si abbassa contemporaneamente all'attività elettrica del cervello. Un aspetto strettamente legato alla riduzione della trasmissione neuronale è quello della diminuzione della forza muscolare. L'invecchiamento evidenzia questa caratteristica, dovuta maggiormente all'ipotonicità dei muscoli con conseguenti problemi posturali, articolari e di consistenza della matrice ossea. Dell'ipotonia muscolare ne risente anche l'apparato respiratorio a causa di una minore espansione toracica con conseguente riduzione del volume respiratorio, a discapito di tutti i tessuti che richiedono ossigeno per la loro attività metabolica.
Andiamo ora ad analizzare i parametri importantissimi nell'attività fisica come forza, potenza e velocità.
Grimby e Saltin dimostrarono che la forza muscolare, sia statica che dinamica, diminuisce leggermente fino ai 45 anni e da questo periodo in poi cala del 5% per ogni decade così che, a 65 anni la riduzione della forza risulta essere del 25% circa. La principale causa del decadimento muscolare nell'anziano era determinata da una riduzione della massa muscolare di tipo quantitativo e non qualitativo. Altri studiosi hanno confermato questa teoria, analizzando il numero di fibre del vasto laterale in cadaveri. Dimostrarono che nell'arco della vita, dai 20 agli 80 anni, si ha una riduzione dell'area muscolare del 40%.
Per quanto riguarda la velocità nel 1990 Klitgaard e collaboratori dimostrarono una maggiore velocità di movimento in anziani che praticavano un regolare allenamento di forza con pesi rispetto a soggetti sedentari della stessa età e rispetto ad anziani nuotatori e corridori. Gli autori hanno messo in relazione questa riduzione della velocità alle differenze nella distribuzione nei vari tipi di fibre e alla composizione delle catene pesanti della miosina. È stato osservato in un gruppo di anziani non praticanti esercizio fisico, nei nuotatori e nei corridori, un più alto contenuto di miosina e tropomiosina lenta, rispetto a coloro che avevano eseguito un allenamento di forza. Questo studio trasversale mostra come un regolare allenamento della forza, durante l'invecchiamento, possa contribuire al mantenimento delle caratteristiche morfo-funzionali delle fibre veloci del muscolo.
Nel 1992 Skelton e collaboratori dimostrarono come nell'arco di tempo che va dai 65 agli 84 anni, sia negli uomini che nelle donne, si assiste ad un decadimento della potenza di circa il 3,5% per ogni anno di età. Gli stessi autori in uno studio più recente hanno dimostrato che dopo 12 settimane di allenamento si è verificato un incremento medio del 13-30% della forza isometrica del quadricipite, del bicipite femorale e della potenza degli arti inferiori. Il decremento della potenza è più evidente dopo i 50 anni ed interessa maggiormente gli uomini rispetto alle donne: questo non a causa delle variazioni di ATP o della sezione traversa del muscolo, ma piuttosto dall'alterazione di altre funzioni quali il reclutamento massimo delle unità motorie e la degenerazione degli alfa-motoneuroni.
I benefici derivati da una costante attività fisica nella terza età migliorano una serie di organi e di funzioni fisiologiche, in particolar modo quelle dell'apparato locomotore, cardiocircolatorio, respiratorio, nervoso. Analizziamo più specificatamente questi benefici:

 

Apparato locomotore

Ossa: maggiore resistenza per l'aumentata mineralizzazione e un maggiore sviluppo in spessore. Questo processo è favorito dalle trazioni esercitate durante i movimenti, che influenzano positivamente il rapporto tra osteociti e osteoblasti;

Muscoli: aumenta sia il tono che la massa muscolare, con conseguente miglioramento della forza muscolare e a cascata anche della velocità e della resistenza;

Articolazioni: l'allenamento in genere produce effetti positivi, rendendo il movimento più fluido e funzionale. Tale effetto si ripercuote positivamente sulla coordinazione e sul controllo dei movimenti.

Apparato cardiocircolatorio

Sono stati registrati effetti positivi per quel che riguarda l'aumento della gittata sistolica, l'aumento della portata cardiaca, l'aumento dei capillari cardiaci e muscolari, la riduzione della frequenza cardiaca a riposo e la riduzione del tempo di recupero dopo lo sforzo.

Apparato respiratorio

Potenziamento del diaframma e degli altri muscoli respiratori, diminuzione della frequenza respiratoria (gli atti respiratori sono più profondi), aumento della capacità vitale.

Sistema nervoso

Maggiore sensibilità sui neuroni centrali e periferici con conseguente miglioramento della posizione del corpo nello spazio; aumento della velocità di conduzione dell'impulso nervoso sulla placca motrice; diminuzione dei tempi di reazione; maggiore sincronizzazione delle fibre muscolari.

Concludendo possiamo affermare come l'attività fisica sia l'antagonista principale di qualsiasi forma di invecchiamento. Muoversi, attraverso un'adeguata programmazione, significa ritardare l'inefficienza, riuscire a conservare una buona immagine di sé, sfruttare al meglio le proprie capacità.
Da non dimenticare, infine, gli effetti benefici sulla sfera psichica con miglioramenti sulla capacità di autocontrollo, concentrazione, capacità volitiva e di rilassamento.

Bibliografia
Manuale del Personal trainer professionale NBBF
Il potenziamento muscolare, aspetti scientifici e applicazioni pratiche (Società Stampa Sportiva Roma)

 

A cura di Fabrizio Felici

Laureando in Scienze Motorie presso l'Università di Roma Tor Vergata
Personal trainer Certificato Standard (PTCS) NBBF
Personal trainer Certificato Advanced (PTCA BIIO®) NBBF


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Ultima modifica dell'articolo: 10/11/2016

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