Cuore e sport

A cura del Dott. Gianfranco De Angelis


« prima parte

 

I ragazzi non dovrebbero mai sottoporsi ad allenamenti intensi, né tanto meno dedicarsi a competizioni troppo impegnative, in quanto ciò non è destinato a rafforzarli dal punto di vista fisico od emozionale.sport e cuore Il cuore, sebbene possegga una notevole elasticità che gli permette di adattarsi anche agli sforzi più intensi, nell'età prepubere è ancora scarso di tono e di resistenza, per cui un eccessivo sforzo potrebbe causare un'eccessiva dilatazione miocardica, con rapida caduta pressoria e stasi polmonare; a causa di questo fenomeno si può incorrere, anche se raramente, in morte improvvisa. Tutti, comunque, dovrebbero stare lontani dalla fatica eccessiva, evitando di superare i propri limiti fisiologici. Essa, infatti, abbassa la forza contrattile del miocardio; di conseguenza si possono provare sensazioni di malessere acuto, con perdita di forza, mal di testa, sonnolenza, sudorazione abbondante, nausea, vomito, senso di vuoto e pesantezza, stanchezza e dolori vaghi ai muscoli. Questo stadio dura pochi minuti, i postumi anche un'ora. Probabilmente tutto ciò è dovuto alla diminuzione delle riserve energetiche del corpo o all'accumulo di cataboliti. A carico del muscolo cardiaco si possono presentare disturbi del ritmo, come qualche extrasistole, tachicardia, dispnea e dolore retro sternale. Si tratta il più delle volte di disturbi non gravi, facilmente eliminabili con il riposo e con il ritorno ad un allenamento più razionale.

Quando si ignora il campanello d'allarme che la natura ci fornisce, proseguendo nello sforzo, si può arrivare al sovrallenamento, i cui sintomi principali - oltre all'accentuarsi delle turbe cardiache sopradette - sono: turbe digestive con diminuzione dell'appetito, dimagrimento, apatia, depressione psichica con segni di irrequietezza e nervosismo, e perdita di volontà. Se di fronte a questa sintomatologia si insite ancora, e nello sport odierno succede più spesso di quel che non si creda, si può cadere in una vera e propria cardiopatia, fino ad andare incontro addirittura a morte improvvisa (anche se tale eventualità è piuttosto rara, non è da escludere).

L'atleta coscienzioso dovrebbe tener presente che l'attività fisica svolta in cattive condizioni di temperatura ambiente, impegna l'apparato cardiovascolare in misura maggiore rispetto all'esercizio fisico svolto in clima ideale. Durante il lavoro, infatti, la produzione di calore è aumentata, per cui aumenta la temperatura corporea. Per tale motivo l'atleta deve eliminare il calore, cosa non possibile in presenza di un'elevata umidità ambientale. Inoltre, un ambiente caldo ed umido determina vasodilatazione periferica intensa, con conseguente facile insorgenza di vertigini e lipotimie, fino a vere e proprie sincopi (svenimenti). Specialmente in questi ambienti, è fondamentale un adeguato rifornimento di acqua e sali (ideale è assumerli mangiando verdure crude e frutta), in modo da compensare la quantità di liquido eliminato con la traspirazione. I cambiamenti di temperatura improvvisi, l'umidità e le correnti d'aria, possono anche facilitare lo sviluppo di malattie reumatiche e delle conseguenti cardiopatie valvolari.

Altrettanto importante è la regolarità con cui ci si sottopone alle esercitazioni fisiche; infatti, far seguire fasi di intensa attività sportiva a lunghi periodi di vita sedentaria provoca più danni che benefici.

Occorre ricordare che qualsiasi ragazzo intento ad avvicinarsi con un certo impegno all'attività sportiva, dovrebbe sottoporsi preventivamente a determinati accertamenti (ECG, con visita cardiologica), in modo da escludere la presenza di malattie congenite od acquisite asintomatiche, specie se all'anamnesi ricorrono continui episodi di reumatismo articolare acuto, tonsilliti od anche carie dentali. All'occorrenza, secondo il giudizio del medico, è necessario sottoporsi a test più strettamente specifici. Purtroppo in Italia i centri, sia per la valutazione della cardiopatia, ma soprattutto per la medicina dello sport negli atleti, sono ancora molto pochi e non sempre attrezzati. Specie in piccole palestre, a molti ragazzi è permesso intraprendere un'attività sportiva intensa senza mai aver eseguito una visita cardiologica ed ECG o altro accertamento diagnostico. Altrettanto frequentemente ci si accontenta di un semplice esame elettrocardiografico, che seppur fondamentale il più delle volte non rileva alcun tipo di danno cardiaco. Sarebbe quindi auspicabile una maggior serietà e una ricerca più oculata, ma per fare ciò è necessaria l'apertura di centri altamente specializzati ed un più proficuo interessamento delle autorità competenti.

Attualmente esistono delle linee guida della società dei cardiologi dello sport (LOCIS), aggiornate al 2009, a cui i cardiologi si attengono per il rilascio di idoneità all'attività sportiva agonistica o per il monitoraggio di quei pazienti con cardiopatie che vogliono effettuare sport a livello non agonistico ludico-addestrativo. E' indispensabile, inoltre, inviare gli atleti in centri cardiologici competenti, in cui la cardiologia dello sport sia particolarmente specializzata. Dovrebbe essere obbligatorio per tutti compiere ogni esame del caso, e soprattutto seguire il giovane per tutta la durata dell'attività sportiva, ordinandone la sospensione al minimo segno di pericolo. Solo così si potranno impedire le tragedie che di tanto in tanto continuano a funestare il mondo dello sport.



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Ultima modifica dell'articolo: 23/05/2016

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