Doping: siamo proprio sicuri di non utilizzare anche noi sostanze dopanti?

A cura della Dottoressa Annalisa Subacchi


Ormai la parola doping è diventata di uso comune nel vocabolario italiano. Ogni giorno la tv ci parla di atleti trovati positivi al doping: si parla di doping per ciclisti, calciatori, maratoneti, body builder... insomma per la maggior parte degli atleti. Tuttavia non dobbiamo pensare che le sostanze dopanti siano così lontane dalla nostra vita quotidiana: infatti, anche noi nel nostro piccolo utilizziamo sostanze che crediamo innocue, e che invece ci danno energia e potenza al pari delle stesse sostanze dopanti. Anche un semplice medicinale acquistato in farmacia o al supermercato, se assunto in un contesto particolare è considerato doping, altrimenti è legale; in ogni caso è sempre una sostanza legata al doping.
sostanze dopantiPrima di tutto diamo una definizione della parola in questione: doping (o drogaggio) è l'uso (o abuso) di sostanze o medicinali con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell'atleta. Il ricorso al doping è un'infrazione dell'etica dello sport.
Diverse sono le origini della parola: "dop", bevanda alcolica usata come stimolante nelle danze cerimoniali del sud Africa. Un'altra ipotesi sostiene che il termine derivi dalla parola olandese "doop" (una salsa densa) che entrò nello slang americano per descrivere come i rapinatori drogassero le proprie vittime mescolando tabacco e semi di stramonio, che causa allucinazioni, sedazione e smarrimento. Con gli anni '90, "dope" veniva riferito alla preparazione di droghe che miglioravano la prestazione delle corse dei cavalli.
Ogni volta che pensiamo a sostanze dopanti, l'attenzione torna a farmaci come amfetamine, dopamina ed eritropoietina. Eppure anche noi, nel nostro piccolo, siamo dei "dopati cronici".
Il semplice caffè, per esempio, è una sostanza dopante. Il caffè, infatti, aumenta la pressione arteriosa, è un eccitante, provoca insonnia, tachicardia ed aumenta la diuresi ed il metabolismo basale. Può interagire anche con l'assorbimento di certe sostanze alimentari. Basti pensare per esempio al ferro, che è mal assorbito nell'organismo se viene assunta troppa caffeina. Inoltre ricerche scientifiche hanno dimostrato come il consumo di caffè porti ad un aumento del colesterolo totale (0,08 mmol/l per ogni tazza di caffè (100 mg di caffeina), in quanto il caffè  bollito presenta 1-2 grammi di grassi in più rispetto al caffè filtrato).
Altre sostanze spesso utilizzate nel quotidiano sono rappresentate dagli anestetici locali come per esempio bupivacaina, lidocaina, mepivacaina e procaina, sostanze affini alla cocaina presenti spesso in creme utilizzate per prevenire dolori o pruriti; in commercio si possono recuperare queste molecole all'interno di cerotti, gel, creme e spray nasali. Sostanze, quindi, che qualsiasi individuo, sano, ha consumato almeno una volta nella propria vita.
Anche i diuretici sono considerati sostanze dopanti nell'ambito sportivo. Infatti, queste sostanze aumentano la velocità del flusso urinario e la secrezione di sodio, accoppiato spesso al cloro a formare il cloruro di sodio (sale da cucina), che quando è trattenuto in maniera eccessiva nel sangue è responsabile di gonfiori e ritenzione idrica. Tuttavia l'abuso di diuretici, anche nella vita quotidiana, a lungo termine porta ad una perdita eccessiva di questi ioni, fino - in casi estremi - a collasso e morte. Spesso utilizzati durante le diete ipocaloriche, proprio per diminuire la ritenzione idrica,  i diuretici, anche se venduti liberamente, dovrebbero essere assunti solo sotto stretto controllo dello specialista. In casi estremi di assunzione, per esempio per chi pratica body building a livelli estremi, solitamente il diuretico è somministrato prima di un'esibizione per mettere in maggior rilievo la muscolatura; tuttavia se l'atleta non è tenuto sotto stretto controllo medico si può incorrere in un'eccessiva diminuzione della pressione arteriosa, con shock, coma e morte.
Alcool: sostanza dopante in ambito sportivo e vietata per chi deve guidare, ma c'è sempre il detto "un bicchiere di vino al giorno leva il medico di torno". Vero?
L'alcool è presente non solo nel vino ma spesso  anche in alcuni prodotti da banco acquistabili  senza prescrizione medica, per esempio in alcuni inalatori o prodotti utilizzati come sedativi. A piccole dosi, come dice il proverbio, il vino, quindi l'alcool, è utile perché ricco di antiossidanti, polifenoli che trovandosi nelle bucce dell'uva durante la lavorazione del vino vengono trasferiti al prodotto finale; trattasi di sostanze capaci di neutralizzare i radicali liberi, molecole o atomi prodotti naturalmente dal nostro organismo, ma correlati ad invecchiamento precoce ed a varie malattie quando sintetizzati in maniera eccessiva. Ad elevate dosi l'alcool inibisce le sinapsi del sistema nervoso centrale e periferico; di conseguenza i nostri neuroni appaiono rallentati, in tal modo la continua somministrazione di alcool porta a perdite di coscienza fino a blocco cardiaco e morte (coma etilico).
Importante è capire con esattezza quello che ingeriamo, che sia una sostanza alimentare od un farmaco. Non pensiamo inoltre che prodotti "legalizzati" o meglio "liberi" da prescrizione medica siano più sicuri di un vero e proprio farmaco; infatti, stiamo sempre entrando in contatto con sostanze chimiche formate da molecole che potrebbero interagire negativamente con quelle del nostro corpo. Da qui l'importanza di evitare il "fai da te"; chiedete sempre l'appoggio e anche il consiglio di un professionista prima di ingerire sostanze particolari, perché come dice un noto aforismo: mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un'arte. (La Rochefoucoult). 



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Ultima modifica dell'articolo: 09/08/2016

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