Attività sportiva e patologie cardiovascolari

La pratica sportiva apporta indubbiamente molti benefici fisiologici in ogni età della vita: essa aumenta la capacità fisica e la forza muscolare dell'individuo, aiuta a tenere il peso corporeo sotto controllo e rende gli apparati osteoarticolare e muscolare più flessibili ed efficienti. Una componente non trascurabile di questi benefici è rappresentata dal miglioramento delle condizioni psicologiche, in altri termini della qualità della vita.
Questi aspetti rivestono un'importanza ancora maggiore nell'età evolutiva, un periodo nel quale lo sport assume anche un ruolo formativo ed educativo. In questo contesto appaiono del tutto giustificate le istanze rivolte a consentire l'attività sportiva anche a ragazzi cardiopatici, istanze divenute più pressanti da quando negli ultimi anni i progressi diagnostici e terapeutici, soprattutto cardiochirurgici, hanno consentito il recupero alla vita attiva di un numero non trascurabile di bambini ed adolescenti precedentemente destinati all'inattività fisica.
Nel nostro Paese l'attuale legislazione vincola medici e cittadini all'obbligo della visita preventiva per la certificazione dell'idoneità sportiva agonistica e non agonistica. Questa procedura comporta responsabilità medico-legali specifiche da parte del medico certificatore e, ovviamente, si traduce nella necessità, specie in presenza di cardiopatie, di espletare tutte le indagini cliniche e strumentali indispensabili a stabilire la gravità della malattia e la capacità funzionale del soggetto. In ultima analisi occorre definire la compatibilità della cardiopatia con quella determinata attività sportiva.
In ambito sportivo si possono configurare due diverse circostanze in cui occorre un' attenta e precisa valutazione cardiovascolare, e precisamente:

  1. il caso in cui il soggetto affetto da cardiopatia intenda intraprendere o proseguire un' attività sportiva;
  2. il caso in cui si scopranodati clinici e/o sintomatologici in un soggetto che pratica od intenda praticare attività sportiva.

In alcuni casi esistono analogie tra il cosiddetto cuore dello sportivo e determinati quadri patologici, come per esempio l'ingrandimento cardiaco di chi pratica intensa e prolungata attività di fondo, le alterazioni elettrocardiografiche aspecifiche dello sportivo, la patologia ischemica, i soffi cardiaci di natura benigna e la patologia valvolare.
La presenza di malformazioni complesse (gravità delle lesioni originarie e frequente persistenza di difetti residui anche dopo correzione chirurgica) controindica, di per sè, la pratica agonistica. Tra queste ricordiamo:

la trasposizione delle grandi arterie

la tasposizione corretta delle grandi arterie

l'atresia della tricuspide

l'atresia della polmonare

il ventricolo destro a doppia uscita

il ventricolo unico

il canale atrio-ventricolare

la malformazione di Ebstein

l'origine anomala delle coronarie

la sindrome di Marfan

la sindrome di Ehlers-Danlos.

Le cardiopatie congenite sono malattie cardiovascolari presenti alla nascita e dovute ad anomalie di sviluppo. In bassa percentuale sono riferibili a cause note (infezioni, farmaci, radiazioni ionizzanti). In forma isolata od associata, le malformazioni possibili sono molto numerose, ma solo una decina ha maggiore interesse pratico, in quanto più frequenti; queste malformazioni possono comportare o no cianosi, cioè colorito bluastro della cute e delle mucose.
Nei casi di flusso sanguigno anormale dalla cavità destra del cuore alla cavità sinistra (Shunt destro-sinistro), vi deve essere una correzione chirurgica dell'anomalia. Verranno eventualmente permessi nuoto, ginnastica a livello leggero-amatoriale ed altre attività comportanti un impegno muscolare leggero senza l'assillo di dover compiere allenamenti strenui e continui. Le principali forme di questo gruppo di cardiopatie sono rappresentate dalla tetralogia di Fallot, dalla trasposizione completa dei grossi vasi e dall' atresia della valvola tricuspide.


La tetralogia di Fallot (TF), caratterizzata da ampia comunicazione interventricolare con aorta a cavaliere e stenosi polmonare, è la forma più frequente di cardiopatia congenita cianogena. Nei pazienti portatori di TF, come di altre cardiopatie cianogene, l'attività sportiva è improponibile prima dell'intervento correttivo totale che oggi viene effettuato in età sempre più precoce e con risultati sempre migliori.
Tuttavia, nonostante le numerose discussioni sull'argomento, allo stato attuale non appare possibile nel nostro Paese, la concessione, nei soggetti con TF corretta, dell'idoneità per attività sportive agonistiche. Esiste infatti un rischio documentato di morte improvvisa, specie nei pazienti operati con le tecniche tradizionali; tale rischio non è quantificabile con affidabilità sulla base dei dati clinici e strumentali postoperatori.


Lo Shunt sinistro-destro comprende i difetti del setto interatriale, i difetti del setto interventricolare e il canale atrio-ventricolare comune. In questi casi si rende necessaria la valutazione emodinamica delle cardiopatie per stabilire l'indicazione alla correzione chirurgica, che peraltro va fatta in maniera pressoché sistematica. Nei casi in cui dopo l'intervento non residui ipertensione polmonare, o non era presente nemmeno prima, può essere concessa ogni forma di attività sportiva, anche a livello agonistico.

 

La presenza di una stenosi valvolare polmonare (SP) può essere sospettata in base al rilevo di un soffio sistolico di tipo espulsivo in area polmonare: con o senza click effettivo, di ipertrofia ventricolare destra all'ECG  e/o di una dilatazione dell'arteria polmonare alla radiografia del torace. Tale affezione, anche nelle forme emodinamicamente più importanti, decorre sovente in modo del tutto asintomatico, a differenza della stenosi aortica. La definizione della gravità della stenosi può essere agevolmente effettuata con criteri clinici, elettrocardiografici ed ecocardiografici (gradiente transvalvolare stimato con ECO-Doppler).
Le forme minime sono definite da un gradiente stimato < 30 mmHg, quelle moderate da un gradiente tra 30 e 50 mmHg e le forme severe da un gradiente > 50 mmHg.
INDICAZIONI
Nelle forme minime sarà consentita la pratica di tutte le attività sportive a patto che la capacità funzionale valutata con prova da sforzo massimale risulti normale.
Nelle forme moderate è consentita attività agonistica a minimo impegno cardiovascolare.
Le forme severe non possono partecipare ad attività sportive agonistiche prima della correzione.
Nelle forme corrette, trascorsi 6 mesi dall'intervento, si può concedere l'idoneità agonistica per tutti i tipi di sport se vengono soddisfatti i seguenti criteri:
- intervento praticato non per via ventricolotomica;
- gradiente < 30 mmHg;
- insufficienza polmonare lieve;
- buona funzione ventricolare destra (frazione d'eiezione > 50% valutata con ventricolografia a radionuclidi).
Negli altri casi sarà concessa l'idoneità agonistica valutata individualmente.


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A cura di: Lorenzo Boscariol


Ultima modifica dell'articolo: 19/04/2016