La nuova frontiera nel training: il legame tra neurofisiologia e sport

A cura del Prof. Guido M. Filippi

 

La situazione riportata è ben nota a chiunque abbia famigliarità con l'attività fisica.

Ma il gioco muscolare, o meglio, più propriamente neuromuscolare, ha una serie di implicazioni in termini di performance: infatti se l'interazione estensori - flessori (dunque agonisti - antagonisti all'estensione della gamba) è indispensabile per proteggere il sistema di leve, dall'altro è causa di una ridotta produzione di forza e di velocità, quindi causa di un dispendio energetico considerevole. Lo stesso fenomeno si avrà nel “ritorno” della gamba, quando gli estensori contrasteranno i flessori. La Figura 7 riassume il problema.

 

regolazione articolare

 

Il problema del Sistema Nervoso Centrale  è allora trovare un equilibrio tra l'attivazione dei muscoli con compiti stabilizzatori rispetto a quelli che, in un dato movimento, debbono dare la potenza. Se l'articolazione non è ben fissata si avranno lesioni e il Sistema Nervoso Centrale non permetterà al muscolo di generare tutta la sua potenza. Se l'articolazione è troppo fissata si avrà dispendio energetico e ridotta forza e velocità di esecuzione.
Tecnicamente, la fissazione articolare è detta “rigidità” e si usa correntemente il termine “stiffness articolare”. La regolazione della stiffness articolare, complessa nel movimento elementare di estensione flessione della gamba, diventa per noi difficilmente immaginabile quando il movimento è pluriarticolare e, ancor di più, quando il movimento è veloce e potente.
La regolazione della stiffness è il problema centrale del sistema nervoso nella performance dell'esecuzione motoria.
Il trainer e l'atleta, empiricamente, sanno benissimo quanto ciò sia vero e quanto conti nella prestazione quella che viene chiamata “la fluidità del gesto atletico”.

La fluidità del gesto atletico è una regolazione ottimale della stiffness articolare.

Ecco allora che si delinea con maggiore evidenza la differenza tra il training che punta alla muscolazione ed il training che punta alla fluidità del gesto, cioè allo sviluppo del  controllo motorio. Atleti con masse muscolari inferiori possono avere quindi prestazioni, anche in termini di potenza, superiori a quelle di atleti con masse maggiori.
Il Sistema Nervoso Centrale raccoglie un numero enorme di informazioni in ogni istante dal nostro interno (es. ossa, articolazioni, muscoli) e dall'esterno. Le elabora e decide come gestire la strategia del controllo articolare. Potremmo dire che, in una certa misura, come per i computer, è un problema di capacità elaborativa e di capacità di calcolo.
Quanto il sistema nervoso e il suo lavoro pesino nella prestazione è rilevabile in quanto accade in soggetti che assumano cocaina od amfetamine, sostanze in grado cioè di esaltare la prestazione elaborativa del Sistema Nervoso Centrale. Nell'arco di poche ore queste molecole rendono il sistema di controllo iperattivo e la prestazione motoria letteralmente si trasforma. Tanto conta il comando nervoso e tanto poco il sistema muscolare. Poi la molecola è metabolizzata ed il sistema si “spegne”. Questi farmaci hanno un'azione profondamente aspecifica, non attivano cioè solo la rete nervosa che controlla la muscolatura e le articolazioni, ma anche quella che controlla il cardiovascolare, il respiro, la psiche ecc. creando danni importanti e potenzialmente fatali.

Ma, lasciando da parte la chimica e le molecole, come si può allenare il sistema nervoso ad incrementare il controllo?
In realtà, empiricamente, ciò già si fa e gli allenatori conoscono una moltitudine di tecniche, di uso corrente, che in realtà agiscono sul Sistema Nervoso Centrale.
Proporre un sequenza di esercizi mirati a migliorare non semplicemente la massa, ma il gesto atletico, significa agire, indirettamente, sui centri nervosi (Figura 8) che, progressivamente apprenderanno. In altri termini, il trainer “inventa” od adotta una particolare sequenza di esercizi che, per essere svolti, costringono il sistema di controllo motorio ad apprendere e a mettere in atto una serie di strategie in cui migliora, che progressivamente memorizza giungendo ad una “guida” efficace della macchina muscolare. Come un pilota di auto o di moto memorizza un circuito. In tal senso si comprende anche perché imparare ad ottimizzare un particolare esercizio, non significa ottimizzare anche altri movimenti in cui sono attivati gli stessi muscoli, perché il Sistema Nervoso Centrale diventa “bravo” a fare ciò su cui si è esercitato: tirare un calcio di rigore non è come tirare un calcio d'angolo.

 

ottimizzazione

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Ultima modifica dell'articolo: 05/01/2016

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