La nuova frontiera nel training: il legame tra neurofisiologia e sport

A cura del Prof. Guido M. Filippi

 

Cambiare la quantità di comando nervoso che arriva al muscolo nelle 24 ore e/o il pattern di tale comando significa cambiare morfologicamente il muscolo. Esemplificando, se un atleta si allena 4 giorni a settimana invierà ai muscoli un quantitativo di comandi drasticamente superiore a quello inviato da chi si alleni solo 2 giorni, ed ancora, se si allena nella corsa su lunghe distanze produrrà un segnale nervoso la cui distribuzione nel tempo sarà profondamente diversa da chi si allena nel salto in alto. Si dice che il muscolo, per la sua capacità di essere modificato sotto il profilo strutturale e/o biochimico è plastico (Myology Engel AG e Franzini-Armstrong C 1994). Tale fondamentale aspetto dà ragione della necessità dell'allenamento quotidiano per l'atleta di alto livello e della necessità di differenziare l'allenamento in funzione del tipo di gesto atletico richiesto.
È dunque il comando nervoso al muscolo che viene a determinare le caratteristiche dello stesso muscolo. In ogni soggetto, dunque, lo stato del muscolo, inteso come dimensioni e composizione enzimatica delle unità motrici, dipende dal tipo (quantità e pattern) di comando nervoso che le abitudini motorie quotidiane richiedono.
Ecco che si delinea la vera sequenza responsabile dello stato dei nostri muscoli: il soggetto sviluppa alcune necessità motorie (camminare, allenarsi, fare ogni giorno delle rampe di scale o sedere prevalentemente in macchina ecc.), il Sistema Nervoso guida il suo attuatore meccanico (il muscolo) a sviluppare l'energia meccanica secondo sequenze di attivazione e deattivazione il più possibile adeguate.
Dunque il lavoro, l'esercizio fisico è solo un artificio mediante il quale riusciamo, in modo indiretto ed empirico, ad attivare le nostre reti nervose facendogli inviare alle fibre muscolari sequenze di comandi adeguate a sviluppare un certo tipo di massa muscolare e un certo tipo di funzione.

  • La tecnica è indiretta in quanto agisce sull'artefice del nostro stato muscolare indirettamente, creando delle esigenze (devo correre e correre in un certo modo).
  • La tecnica è empirica perché ignoriamo quale sia il comando migliore che le reti neurali devono produrre per sviluppare un apparato neuromuscolare adeguato a creare un velocista.

Ma se il Sistema Nervoso Centrale è il responsabile del trofismo e delle caratteristiche metaboliche delle fibre muscolari, quando si passa dalla semplice fibra muscolare alla rete muscolare che controlla un'articolazione, si comprende come sia il sistema nervoso il vero artefice del movimento, ed il muscolo solo uno strumento modellato dallo stesso sistema nervoso.
Consideriamo, in tal senso, il semplice movimento di estensione della gamba, in una situazione nella quale la sola articolazione libera di muoversi sia il ginocchio, come nel sistema presentato in Figura 4.
Il soggetto è seduto, gli angoli

  • Della caviglia
  • Dell'anca
  • Delle cerniere lombari e cervicali

sono fissi.

Le braccia sono conserte. Si estende una gamba alla volta sollevando il carico e si riporta la gamba a 90° con il piano controllando la discesa.

In questa situazione, il movimento concerne solo il ginocchio e si può considerare, con valida approssimazione, che la traiettoria si sviluppi solo in avanti e indietro sul piano sagittale.
In tale movimento vale il seguente schema di attivazione muscolare (Figura 5).

 

Estensione

Se questo gioco muscolare viene meno, oppure, semplicemente è alterato, le conseguenze sono illustrate in Figura 6.

 

stabilizzazione

 

La situazione riportata è ben nota a chiunque abbia famigliarità con l'attività fisica.

Ma il gioco muscolare, o meglio, più propriamente neuromuscolare, ha una serie di implicazioni in termini di performance: infatti se l'interazione estensori - flessori (dunque agonisti - antagonisti all'estensione della gamba) è indispensabile per proteggere il sistema di leve, dall'altro è causa di una ridotta produzione di forza e di velocità, quindi causa di un dispendio energetico considerevole. Lo stesso fenomeno si avrà nel “ritorno” della gamba, quando gli estensori contrasteranno i flessori. La Figura 7 riassume il problema.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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