Il flow nella peak performance

A cura del Dott. Stefano Casali

 

In linea con gli attuali indirizzi della Positive Psychology e con i risultati delle più recenti ricerche transculturali, che individuano il ruolo trainante dell'esperienza ottimale nel processo di sviluppo individuale, anche nella Psicologia dello Sport si registra una sensibile crescita di interesse per il Flow, o "stato di esperienza ottimale". All'interno dei peak moments, il Flow rappresenta la modalità privilegiata per comprendere l'eccellenza della prestazione: concentrarsi su di esso e sulle condizioni che ne sono alla base, consente di delineare un modello di ottimizzazione della performance, ispirato alla tecnologia del rendimento psicofisico, che vede nella preparazione mentale dell'atleta e nella formazione psicologica del tecnico i suoi due punti cardine. Per avere un'esperienza ottimale si deve raggiungere un flusso continuo di attenzione concentrata, quindi, un'esperienza è percepita ottimale da un soggetto quando la sua attenzione è completamente assorbita dal compito che sta svolgendo. Il Flow (Csikszentmihalyi, 1990) è un'esperienza piacevole, durante la quale si perde la cognizione del tempo e tutto ciò che non attiene al compito sembra svanire. Generalmente questa sensazione è facile da ottenere con compiti o attività molto stimolanti, ma può diventare difficile ottenerla in mancanza di stimolazioni o quando sono presenti delle distrazioni. In questi casi è necessario uno sforzo volontario per mantenere un livello attentivo sufficiente allo svolgimento del compito. La caratteristica principale del Flow è la sensazione di gioia spontanea, addirittura di esaltazione. È per questo che durante lo stato di Flow l'individuo si sente estremamente bene, si tratta di un premio senza eguali. In questi momenti gli individui si identificano sino in fondo con ciò che stanno facendo, l'attenzione è indirizzata verso il compito, il conscio è uguale all'agire. Il Flow è uno stato di autodimenticanza, nello stato di Flow, gli individui sono talmente coinvolti dal compito che stanno compiendo, da perdere la consapevolezza di se stessi, dimenticando i piccoli problemi, la salute, i conti da pagare, addirittura i successi nella vita quotidiana. Nei momenti di Flow l'Ego non c'è. È paradossale, ma nello stato di Flow, gli individui esprimono un controllo estremamente forte su ciò che stanno facendo, le loro reazioni sono in armonia con i cambiamenti e le esigenze del compito, fino nei minimi dettagli. Contrariamente alla tensione emotiva, il flow è uno stato che permette l'ispirazione, una leggera estasi. L'estasi deriva dalla concentrazione che è la condizione base per lo stato di Flow. Durante il Flow, il cervello è tranquillo, le stimolazioni e le inibizioni dei processi nervosi sono in concordanza con le necessità del momento. Il bisogno dello stato di Flow crescerà assieme al perfezionamento dell'abilità, perché il Flow si presenta nella zona nella quale gli individui sono ispirati ad esprimere completamente il proprio talento. Chi raggiunge risultati straordinari ha sviluppato uno dei talenti più preziosi: motivare se stesso e gli altri.

Ma dove trovare le risorse per alimentare la nostra motivazione? Il motore della motivazione è sempre uno: l'emozione. Tutte le teorie sulla motivazione partono dalle emozioni e dalla capacità di dominarle in vista del raggiungimento di un obiettivo. Nuoce alla spinta motivazionale una mancanza di autocontrollo sulle emozioni, un elevato livello di ansia, preoccupazioni esterne, cattivo umore o un'eccessiva apprensione rivolta al risultato. Sono invece a favore della spinta motivazionale un rilassamento preventivo (alla base anche di tutte le tecniche di apprendimento e memorizzazione), un adeguato livello di ansia, un'attenzione rivolta al compito e non al risultato, un'elevata inclinazione alla speranza, buon umore e senso di autoefficacia. Insomma, si tratta di porre la propria mente in uno "stato "particolare. La cosa bella è che si tratta di una condizione che tutti noi conosciamo molto bene e che abbiamo sperimentato più volte nella nostra vita. A chi non è mai capitato di essere talmente concentrato nella propria attività da non accorgersi del tempo trascorso, o che nel frattempo si è fatto buio, o che ci hanno rivolto la parola e probabilmente abbiamo pure automaticamente risposto? Gli studi sono partiti proprio dall'osservazione del comportamento dei grandi campioni sportivi, degli artisti e delle persone dotate di particolare genialità. Ciò che colpisce in queste persone è sempre la straordinaria capacità di automotivarsi e di sopportare durissimi programmi di studio e allenamento. E' proprio questo massimo livello di concentrazione e automotivazione che Csikszentmihalyi ha definito flusso (Flow). In seguito il flusso è stato considerato la massima espressione dell'intelligenza emotiva (Goleman). Un punto fondamentale dello stato di "flusso" risulta essere la motivazione intrinseca del soggetto che agisce proprio per il piacere stesso di svolgere l'azione e non per ciò che può ottenere. Il flusso e tutti gli stati positivi che lo caratterizzano costituiscono anche il miglior metodo di insegnamento in quanto basato su motivazioni interiori e non su obblighi esterni. Tutto ciò fa riflettere su quanto sia fondamentale incanalare le nostre emozioni verso il piacere di "fare quel che si fa" senza ostinatamente porre come condizione il risultato o la valutazione finale.


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015