A cura del Dott. Stefano Casali
Il concetto di Flow (letteralmente "flusso", "corrente" ma inteso come "esperienza ottimale") è stato elaborato da Mihaly Csikszentmihalyi, studioso di psicologia di origine ungherese, da anni trapiantato negli Stati Uniti. Csikszentmihalyi ha sviluppato il suo lavoro partendo da una riflessione di matrice aristotelica: "le persone sono costantemente alla ricerca della felicità e qualsiasi comportamento viene attuato è in funzione del raggiungimento di questa ipotetica condizione". L'autore pone poi l'attenzione sul fatto che "nel campo della felicità, non si registrano progressi!": disponiamo sì di beni materiali e di opportunità di cui perfino le persone più potenti di solo cinquanta anni fa neanche immaginavano l'esistenza, ma questo non ci ha reso più felici. Secondo Csikszentmihalyi la felicità non deriva dalla fortuna o dal caso e non è determinata da eventi esterni al di fuori del nostro controllo ma è strettamene legata alla nostra volontà e a come ognuno di noi interpreta gli eventi che accadono e le esperienze che compie. Per dirla con Aldous Huxley: "l'esperienza non è ciò che accade ad un uomo, ma è ciò che un uomo fa con ciò che gli accade". L'interpretazione degli eventi dipende anche da fattori culturali e sociali ma soprattutto dal valore che a livello individuale attribuiamo alle singole esperienze che facciamo. La felicità è quindi una "condizione innaturale" che ha bisogno di essere generata e mantenuta. In questa prospettiva ogni individuo nasce con un patrimonio genetico non modificabile (non possiamo cambiare la nostra altezza o il colore dei nostri occhi) ma, nel corso della vita, ognuno si costruisce il proprio "corredo culturale" attraverso l'acquisizione di informazioni (sotto forma di artefatti o di apprendimenti) dall'ambiente esterno. Ciò si verifica attraverso un processo di selezione attiva delle informazioni; ogni soggetto seleziona ed organizza le informazioni acquisite nel contesto in cui opera secondo un criterio specifico: "la qualità dell'esperienza" associata a tali informazioni. Vengono infatti preferenzialmente replicate quelle esperienze in grado di produrre uno stato di coscienza pieno e positivo ed evitate quelle generanti noia e stati di stress negativo o ansia. Questo fenomeno è evidente già nel comportamento in età evolutiva ed acquisisce una rilevanza fondamentale nella teoria del Flow, o Esperienza Ottimale.Ma cosa c'entra il "Flow" con la ricerca della "felicità" che - come abbiamo visto - era il puntodi partenza della riflessione teorica e personale di Csikszentmihalyi? C'entra perché le personeche mantengono il controllo delle proprie esperienze e fronteggiano sfide che le impegnano almassimo senza però richiedere di andare pesantemente oltre i propri limiti sono quellemaggiormente in grado di determinare la qualità della propria vita. Questo è il modo miglioreper avvicinarsi alla condizione di felicità. Ricapitolando, chi è nel Flow:
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