La fatica (sindrome da overtraining)

A cura del Dott. Stefano Casali

La fatica acuta

L'esercizio fisico sollecita a mettere in atto tutta una serie di aggiustamenti:

  • metabolici;
  • neuroendocrini;
  • cardiorespiratori;

che ci consentono di far fronte alle aumentate richieste metaboliche imposte dal carico di lavoro. Se l'intensità dell'esercizio fisico è notevole e pari alle nostre capacità massime (intensità massimale) e lo sforzo si protrae nel tempo, tali aggiustamenti diventano progressivamente meno efficienti (fanno "fatica" ad adeguarsi) e l'organismo avverte e mostra i sintomi della  fatica acuta.

 

La fatica acuta è un fenomeno complesso

 

Può essere definito come  la "limitazione acuta della prestazione che implica sia un aumento della percezione dello sforzo necessario per sostenere un determinato carico, sia un'incapacità di sostenere l'intensità, la durata ed eventualmente il ritmo imposto".

 

La fatica è caratterizzata da due elementi:

Calo della prestazione (oggettivo);

Aumento della percezione dello sforzo (soggettivo).

L'atleta non riesce più a sostenere un determinato sforzo e avverte che questo è diventato molto più "faticoso" e non è più in grado di sostenerlo.


Saggezza del muscolo


Serie di meccanismi per mezzo dei quali il muscolo affaticato tende ad autoproteggersi limitando le sue prestazioni (cerca di non sovraccaricare le sue fibre, per evitare danni sia macroscopici, cioè clinicamente apprezzabili come stiramenti, strappi, ecc.  che microscopici caratterizzati da lesioni sulle singole fibre).


Cause della fatica acuta:


esaurimento delle riserve energetiche [riduzione scorte ATP e CP (fosfocreatina)]  debito "alattacido" se non viene "pagato"  rapidamente (ricostituzione scorte ATP e CP) impedisce al muscolo di continuare a contrarsi.

attività sportive di lunga durata:  esaurimento delle scorte di glicogeno e notevole calo dell'efficienza: i muscoli possono continuare a contrarsi facendo ricorso ai grassi.

In casi estremi l'esaurimento delle scorte di glicogeno muscolare ed epatico porta ad un vero e proprio crollo dei valori di glucosio nel sangue (ipoglicemia). La normale ricostituzione delle scorte con l'alimentazione  richiede tempi lunghi superiori alle 36-48 ore, ma può essere abbreviata se si assumono carboidrati alla fine dello sforzo. Gli atleti che praticano discipline in grado di consumare per intero le scorte di glicogeno dovrebbero integrare le riserve durante l'esercizio con maltodestrine o fruttosio già durante lo svolgimento della gara stessa e tale ricostituzione viene accelerata se insieme ai carboidrati è assunta glutammina. Anche nei giorni che precedono la gara l'alimentazione dovrebbe essere preferibilmente con prevalenza di apporto glicidico con alimenti costituiti da zuccheri complessi (cibi ricchi in amido come patate, pane e pasta) in modo da aumentare il contenuto iniziale di glicogeno nei muscoli.

faticaSono responsabili della sindrome da fatica cronica tra le altre cause anche le alterazioni dell'equilibrio idrico ed elettrolitico (dell'esercizio prolungato) dovute alla perdita con la sudorazione di acqua e in misura minore di elettroliti (sodio, cloro, potassio e magnesio), che sono elementi indispensabili alla contrazione muscolare e al mantenimento dell'integrità delle membrane cellulari. Se l'esercizio viene effettuato in un ambiente eccessivamente caldo la perdita di acqua e sali può divenire drammatica. Un'eccessiva perdita di liquidi determina una riduzione di volume del sangue circolante e aumento di viscosità = "ispissatio sanguinis". Questi fenomeni costringono il cuore a "faticare" di più per continuare a mantenere un adeguato flusso ai muscoli in attività; inoltre si avrà un'accentuazione della fisiologica riduzione del flusso di sangue ai reni con sofferenza e danno alle cellule renali e la comparsa nelle urine dopo uno sforzo intenso di proteine (albuminuria), cilindri di cellule, globuli rossi in numero limitato (ematuria microscopica) o in gran quantità (ematuria macroscopica). Per gli esercizi di intensità superiore alla soglia anaerobica uno dei meccanismi responsabili della fatica è quello legato al progressivo accumulo di acido lattico. L'acido lattico quando è presente in eccesso, diminuisce il pH dei liquidi intracellulari fino a valori così bassi da interferire con la contrazione muscolare, riducendo inoltre la riserva alcalina cioè il sistema di difesa dell'organismo contro l'acidosi metabolica. Il dolore muscolare è uno dei segnali più caratteristici della fatica acuta e può essere di due tipi: precoce e tardivo.


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