La fatica muscolare

A cura del Dott. Francesco Grazzina

 

La forza generata dal muscolo scheletrico durante la contrazione  è il risultato di una complessa serie concatenata di eventi, la cui compromissione, a qualunque livello, può contribuire all'insorgenza della fatica neuromuscolare.
Affinché la fibra muscolare possa contrarsi, deve arrivare l'impulso di depolarizzazione dal motoneurone spinale. fatica muscolareQuest'ultimo rappresenta la via finale comune di impulsi provenienti dalla corteccia motoria, dai nuclei della base e dal cervelletto che, a loro volta, sono influenzati dall'attività della “psiche”, ovvero dalla volontà del gesto, dalla sua sfera emotiva e dalla motivazione di esecuzione del movimento.
Sulla base sperimentale, la fatica è stata distinta in “centrale” e “periferica”.

Fatica centrale e fatica periferica

La fatica viene definita “centrale” quando è imputabile a meccanismi che originano a livello del sistema nervoso centrale, ovvero da quelle strutture i cui compiti vanno dall'ideazione del movimento, alla conduzione dell'impulso nervoso fino al motoneurone spinale. E' definita fatica “periferica” quando i fenomeni che la determinano si verificano nel motoneurone spinale, nella placca motrice o nella fibrocellula muscolare scheletrica.
La fatica centrale è quindi espressione della diminuzione del “drive” neuronale ai muscoli scheletrici. Tuttavia, il livello di attivazione del sistema nervoso centrale può essere aumentato se il soggetto viene opportunamente stimolato con incoraggiamenti verbali o feedback di vario genere. Quindi il sistema centrale rivestirebbe un ruolo determinante nell'insorgenza della fatica.
Per quanto concerne la pratica sportiva, và detto che i fattori centrali, quali motivazione psicologica, capacità di autocontrollo emotivo e di sopportazione del disagio fisico, rivestono un ruolo non trascurabile nella complessa attività muscolare che è alla base del gesto atletico.
Gli studi fino ad oggi condotti sembrano suggerire che la sede principale dell'insorgenza della fatica sia rappresentata dal muscolo, quindi propendono per una localizzazione periferica della fatica. Le strutture anatomiche che possono concorrere allo sviluppo della fatica muscolare localizzata sono il motoneurone spinale, la giunzione neuromuscolare, il sarcolemma e il sistema a T della fibra muscolare.
Un altro fattore da cui dipende l'insorgenza della fatica è lo squilibrio tra la velocità di utilizzazione dell'ATP e la velocità di sintesi dello stesso. Ciò che conta in realtà, non è la quantità totale di questo donatore di energia libera, ma piuttosto la quantità di Pi che viene liberata dall'idrolisi  dell'ATP. Sembra infatti che un suo aumento riduca la formazione dei ponti astina-miosina, ostacolando il meccanismo contrattile.
La disponibilità di glicogeno muscolare diventa importante per esercizi che richiedono un consumo di ossigeno tra il 65% e l'85% del massimo consumo di ossigeno, sostenuti prevalentemente da fibre di tipo II° resistenti alla fatica.
Per esercizi di intensità superiore le fonti energetiche sono rappresentate prevalentemente dal glucosio circolante. Gli esercizi di intensità massimale vengono interrotti per l'aumento dell'acido lattico prima che il livello di glicogeno muscolare possa raggiungere valori limitanti la prestazione.



Ultima modifica dell'articolo: 22/11/2016