Il Drop-out sportivo nell'adolescenza

A cura del Dott. Stefano Casali


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Considerazioni

Come istruttore, allenatore, coach, abbiamo sempre un unico denominatore: per mezzo dell'allenamento arrivare a  produrre risultati didattici apprezzabili. Abbiamo il compito di aiutare i nostri allievi a migliorare i processi di apprendimento; il modo migliore per raggiungere questi risultati è di creare delle condizioni favorevoli all'apprendimento, ovvero essere dei facilitatori di questi processi. Dobbiamo avere sempre ben presente l'elemento fondamentale, la motivazione, che rimane comunque e ad ogni livello alla base di qualsiasi successo sportivo; la motivazione è senza dubbio la chiave d'accesso al lavoro di tutti i giorni, attraverso il quale l'atleta soddisfa i suoi bisogni, gli stimoli positivi, l'interesse e il divertimento, la ricerca di affiliazione verso l'allenatore ed i compagni di allenamento e non ultimo il bisogno di affermazione e di riuscita. I giovani amano lo sport, soprattutto come occasione di socializzazione e di divertimento: se la società sportiva (o la disciplina scelta) lascia insoddisfatti sotto questo aspetto molto probabilmente la mancanza di tempo e gli impegni scolastici porteranno l'atleta all'abbandono (Benassi A.R., 2003). Tra le cause di abbandono si trovano, sicuramente, il consumismo e le distrazioni, ma anche lo sport ha le sue colpe: spesso non si verifica un abbandono ''di uno sport'', ma ''dello sport''; e i motivi possono essere riconducibili alla difficoltà di conciliare lo studio con l'attività sportiva, alle incomprensioni con gli allenatori o ai costi troppo elevati. In tale contesto, è importante il ruolo che giocano oggi le società sportive, che organizzano l'attività agonistica sul territorio e che tendono ad un avviamento precoce allo sport agonistico dei giovani, con selezioni ed allenamenti intensivi che conducono i soggetti scartati a considerarsi fuori dal gioco come atleti di non particolare interesse. In fase adolescenziale, tutto questo produce un atteggiamento di rinuncia ad ogni pratica sportiva, poiché viene vissuta come fallimentare e, di conseguenza, come fonte di insicurezza. Alcuni imputano il problema dell'abbandono a difetti del giovane d'oggi, troppo appagato da altri interessi, che avrebbe una scarsa attitudine a impegnarsi per qualcosa che costa fatiche e rinunce e non paga immediatamente. Per questo è importante che l'adolescente sia assistito in questa fase della sua vita, perché può facilmente fare delle scelte non costruttive e decidere prima di non aver raggiunto la maturità (Del Piano, 1999).

Cosa fare

Dobbiamo provare a innovare lo sport giovanile italiano se desideriamo rispondere ai nuovi bisogni dei giovanissimi e dei giovani. Dobbiamo essere tutti insieme capaci di offrire nuove motivazioni e più stimolanti modalità organizzative di avviamento allo sport, specie per il settore agonistico giovanile, con progetti più a misura dei reali bisogni dei bambini e dei ragazzi. Dobbiamo ripartire dalla Scuola, dalle scuole dell'autonomia, coinvolgendoli di più negli aspetti progettuali, supportando nuove forme di promozione e di pratica, valorizzando la figura docente come momento educativo e formativo essenziale per avviare i giovani verso una migliore pratica sportiva, secondo unità d'intenti e forte collaborazione con il mondo dell'associazionismo sportivo tradizionale.


Webgrafia

www.avolta.pg.it; www.tesionline.it; www.psyco.com; www.swimmingonweb.net;
www.opsonline.it; www.acrobax.org; www.uisp.it; www.calciodonna.it;
www.nuke.uisp.trieste.it; www.unassi.it; www.psicologiaesport.it



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Ultima modifica dell'articolo: 19/12/2015