Il Drop-out sportivo nell'adolescenza

A cura del Dott. Stefano Casali


"L'attività sportiva in età adolescenziale, soprattutto se praticata a livello agonistico, si innesta su un terreno ricco di capovolgimenti interpersonali e problematiche esistenziali, andando ad influire sui dinamismi intrapsichici e agendo sulle capacità di controllo dell'Io e sulle dinamiche inconsce che in questo periodo subiscono massicci riaggiustamenti" (Zimbardi F., 2003).

Il contesto

Vari studi e convegni si sono occupati del crescente "disagio" che investe la nostra gioventù, specie nelle realtà urbane. Vari sono i segnali di "intolleranza" dei giovani e dei giovanissimi, verso il sistema sociale, verso il sistema scolastico e per vari aspetti anche verso il sistema sportivo, costruiti su "modelli degli adulti", non più compresi e anzi respinti con una accentuazione delle differenze generazionali. In tutto ciò evidentemente influisce la rapida trasformazione del nostro Paese, la caduta di una serie di valori e di modelli culturali di riferimento. giovanie e sportLa cronaca sportiva si occupa sempre più spesso di episodi di intolleranza che coinvolgono atleti, dirigenti e genitori, impegnati nelle attività sportive dilettantistiche, in campionati minori e in quelli giovanili, a volte addirittura nell'attività scolastica. Lo sport sembra non riuscire più ad educare i giovani e le figure che vi ruotano attorno, anzi spesso finisce per costituire un vero e proprio momento di "scontro" verbale o addirittura fisico, dove si scaricano le tensioni accumulate per altri aspetti della vita sociale. Le figure sportive a contatto con i giovani sembrano soffrire dei medesimi problemi, legati alla necessità personale di emergere a qualsiasi costo e a danno di chiunque possa ostacolare "l'ascesa" verso livelli prestigiosi. Il successo, la vittoria, la gloria, il denaro, valgono bene qualsiasi conflitto, a danno della formazione e dell'educazione del proprio giovane.
Da numerose indagini svolte in diverse città italiane,  emerge che i giovani d'oggi sembrano non tollerare più la "corazza" imposta da un agonismo esasperato, che alberga più nei pensieri delle figure adulte che ruotano intorno al sistema sportivo. Vi è un senso di "riacquistata libertà" e di maturazione, per uno "sport dal volto più umano". Ma una seconda chiave di lettura del fenomeno, permette ad altri di affermare invece che vi è una minore volontà al sacrificio, all'impegno ed alle regole, che spinge i giovani verso una pratica più divertente, meno agonistica e stressante, oltre che verso scelte diverse dal contesto sportivo. Il fenomeno, però, può anche spiegarsi con l'incapacità del sistema sportivo di rinnovarsi, di offrire modelli nuovi e più eccitanti e che metta in conto anche le molteplici "offerte" di una società profondamente mutata. Sembra così spiegarsi anche l'elevata percentuale di "abbandono sportivo" (drop out) nell'attività sportiva giovanile. Da medesimi studi si può evincere che vi sono circa un 33% di ex-praticanti fra gli studenti delle scuole secondarie di primo grado, che hanno già avuto esperienze legate al mondo dello sport, ma hanno anche già perso interesse per questo mondo. Fra i fattori che possono aver influenzato un numero così elevato di giovani nella decisione di abbandonare la pratica sportiva,  emerge che il 77,9% dei ragazzi ha abbandonato dopo aver praticato per uno, due o tre anni, ininterrottamente una disciplina, mentre il restante 22,1 % ha dichiarato una ex-pratica saltuaria. Le risposte evidenziano fra i principali motivi di abbandono, due aspetti generali:

  • uno riferito al mondo della scuola, per l'eccessivo impegno richiesto dallo studio (56,5%);
  • l'altro alle modalità di svolgimento dell'attività ed al rapporto con allenatori e compagni - poiché fare sport "è venuto a noia" (65,4%).

Se a quest'ultimo si aggiungono le percentuali relative ai seguenti motivi di abbandono: istruttori troppo esigenti (19,4%), istruttori che non seguono (14,2%), "troppa fatica" (24,4%), difficoltà a socializzare (28,7%), ne consegue che sono evidenti le difficoltà legate al rapporto con "l'organizzazione" dell'attività praticata, quindi la necessità di rivedere il modello organizzativo su cui intervengono le Società Sportive.


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015