La fatica (sindrome da overtraining)

A cura del Dott. Stefano Casali


Dolore muscolare precoce

 

Insorge durante l'esercizio e tende rapidamente ad attenuarsi e scomparire dopo che lo stesso è stato interrotto. E' un "campanello d'allarme" che avverte del limite massimo di prestazione tollerabile dai muscoli, quindi è meglio ridurre l'intensità dello sforzo o interromperlo. Tale tipo di dolore è probabilmente indotto dalle modificazioni chimiche che si determinano nelle fibrocellule muscolari (abbassamento del pH, accumulo di radicali liberi dell'ossigeno). Le stesse alterazioni biochimiche sono alla base dei danni strutturali che si verificano nelle medesime fibre muscolari più tardivamente e che sono alla base del dolore muscolare tardivo.

 

DOMS o Delayed Onset Muscle Soreness


E' una sindrome importante e caratteristica. Secondo alcuni autori anche il muscolo cardiaco potrebbe essere colpito da affaticamento (fatica cardiaca); questo fenomeno è stato dimostrato solo negli atleti che si dedicano a gare di lunghissima durata come ultramaratone o triathlon Hawaiano (Ironman = 4 km di nuoto, 180 km di ciclismo e maratona). Il cuore di questi atleti, esaminato subito dopo l'arrivo, mostra un certo grado di riduzione della sua capacità di contrarsi che scompare nei successivi controlli effettuati 24-48 ore dopo. Inoltre nel sangue sono state riscontrate sostanze, come la Troponina T e I cardiache, che si trovano solo in casi di danno miocardico come nell'infarto.


La fatica cronica (sindrome da overtraining)


Uno degli aspetti più caratteristici dello sport praticato ad altissimo livello è rappresentato dalla difficoltà non solo di primeggiare nelle competizioni, ma anche di mantenere a lungo posizioni di vertice nelle graduatorie nazionali e internazionali. L'enorme aumento di individui capaci di competere ai massimi livelli, la partecipazione agli eventi di talenti provenienti dai Paesi del Terzo Mondo, le grandi incentivazioni economiche, il miglioramento delle attrezzature e dei materiali grazie alle nuove tecnologie sono alcuni dei fattori in grado di spiegare l'accresciuta competitività e con essa la difficoltà di vincere. Questo fenomeno ha avuto numerosi risvolti sul piano pratico, tra questi di interesse medico sportivo è il notevole aumento di volume ed intensità degli allenamenti. E' assai improbabile che un aumento a dismisura dei carichi lavorativi in allenamento e del numero delle competizioni ufficiali non abbia ripercussioni negative sull'organismo. Nonostante la sindrome da sovrallenamento sia studiata da più autori, uno degli aspetti più controversi è proprio la definizione di sovrallenamento il quale può essere definito come quella condizione nella quale "l'atleta è stressato da allenamenti, competizioni e fattori esterni al punto da andare incontro ad una riduzione delle sue prestazioni che permane anche dopo un appropriato periodo di riposo o di "rigenerazione".


Distinzione tra:

stato di sovrallenamento vero e proprio  "overtraining";

eccessivo affaticamento  "overreaching".

Quest'ultimo è molto più frequente del primo ed è caratterizzato da un calo della prestazione dopo esposizione acuta ad un carico eccessivo ma, a differenza del primo, è sufficiente un periodo di riposo di qualche giorno per ritornare alla normalità. Le questioni aperte sono:

  1. Di che entità debba essere la diminuzione della prestazione per essere considerata significativa e quanto debba durare tale riduzione per parlare di ovetraining o di overreaching.
  2. La maggior parte degli studiosi ritiene che per uscire da questa condizione non bastino pochi giorni di riposo, ma sia necessario un periodo lungo di settimane o mesi.
  3. Se il sovrallenamento colpisca oltre agli atleti di resistenza come i maratoneti anche atleti dediti ad altri tipi di discipline come il calcio, il tennis o il basket.
  4. Quanto giochino oltre ad un'errata programmazione dell'allenamento e delle gare, anche i fattori esterni (pressione psicologica, infezioni, traumi, cambiamenti di fuso orario e clima) molto importanti nelle competizioni ad alto livello.

Diagnosi di fatica cronica

 

E' importante per un allenatore riconoscere un atleta affetto da tale sindrome, occorre riconoscere i sintomi prima che la condizione divenga seria e costringa l'atleta ad interrompere le sue prestazioni per lungo tempo.
Oltre al calo evidente delle prestazioni, un primo indizio è dato dalla comparsa di sintomi che indicano uno stato di malessere generale.


L'atleta

Lamenta frequenti cambiamenti d'umore, disturbi del sonno, mancanza di appetito, perdita di peso;

Diventa svogliato, apatico, disattento durante l'allenamento;

Gli allenamenti vengono svolti con sempre maggiore  "fatica";

Spesso dopo gli allenamenti o le gare residua una fastidiosa dolenzia dei muscoli (dolore muscolare tardivo o DOMS).

Prima conferma dei sospetti

Da un'attenta analisi del comportamento della Pressione arteriosa (PA) e della frequenza cardiaca (FC) a riposo, durante e dopo lo sforzo;

Da semplici misure metaboliche  come la misura della concentrazione di acido lattico nel sangue in risposta ad esercizi di intensità massimale e sottomassimale.

Le alterazioni della PA e della FC dipendono in gran misura da uno squilibrio del sistema nervoso autonomo o neurovegetativo.

Ipotesi di due tipi di sindrome da sovrallenamento: simpatica e parasimpatica

Gli atleti di potenza sindrome di tipo simpatico

Atleti di resistenza sindrome di tipo parasimpatico


<< 1 2 3 >>