Cannabis e doping

I derivati della Cannabis Sativa o Canapa Indiana rientrano nella lista delle sostanze dopanti, ma in ambito sportivo sono considerati doping solo quantitativi tali da produrre livelli urinari di THC-COOH (un suo metabolita) superiori al limite di 15 ng/mL.
Il THC (Δ9-tetra-idrocannabinolo) rappresenta il principio attivo della cannabis e si trova in concentrazioni differenti nei suoi derivati. I valori percentuali medi di THC in Marijuana, Hashis e olio di Hashis sono rispettivamente pari a 2,9 - 3,4 e 16,5%.
Cannabis e dopingGli effetti indotti dalla Cannabis dipendono quindi non solo dalla dose, ma anche dalla modalità e dalla durata di assunzione. I più ricercati dagli utilizzatori comuni riguardano la comparsa di un marcato senso di euforia e di allegria,  cui fa seguito una sensazione di benessere, rilassamento e torpore.
Gli stessi atleti assumono cannabis principalmente a scopo ricreativo e voluttuario, mentre altre volte si avvantaggiano delle sue proprietà ansiolitiche per migliorare la prestazione agonistica. In realtà, l'effetto ergogenico di questa droga non è mai stato provato. In proposito esistono invece evidenze contrarie (effetto ergolitico), dal momento che il consumo di cannabis si associa ad una riduzione della concentrazione, delle capacità psicomotorie e del livello prestativo.
Renaud e Cormier hanno dimostrato che fumare marijuana riduce la massima performance di esercizio fisico. In questo studio 12 ciclisti adulti ed in buona salute sottoposti ad un test massimale al cicloergometro, riducevano la loro tolleranza allo sforzo, che passava da 16 a 15 minuti, dopo aver fumato marijuana.

La cannabis riduce il livello prestativo anche in quegli sport che richiedono alti livelli di allerta, concentrazione e riflessi pronti, come il motociclismo, l'automobilismo, il pingpong ecc.
L'effetto ergolitico è maggiore per i consumatori abituali, che sono più esposti a cali di concentrazione, motivazione ed interesse cronici verso la disciplina sportiva praticata (si assiste, tra l'altro, ad una riduzione dei livelli circolanti di testosterone, a problemi respiratori e ad una maggiore suscettibilità alle infezioni).
La cannabis potrebbe quindi avere un effetto positivo solo per quegli atleti particolarmente ansiosi che desiderano rilassarsi, rifugiando dalle pressioni legate al loro ruolo sociale. Un giocatore di calcio particolarmente nervoso prima di un match importante potrebbe, ad esempio, migliorare il feeling con gli altri componenti della squadra e ridurre così lo stato ansioso.

 

In accordo con gli standard dell'agenzia mondiale anti-doping (WADA), un campione di urina è considerato positivo se la somma della frazione libera e coniugata del carbossi-THC supera i 15 ng/mL ( = 15 µg/L).

Tale limite è stato introdotto per distinguere i consumatori attivi da quelli passivi, che possono venire in contatto con essa soggiornando in un locale dove qualcuno ha fumato marijuana o consumando alimenti contaminati.

 

Alcuni studi hanno dimostrato che in seguito al consumo occasionale di una singola dose di cannabis, l'atleta rimane positivo ai controlli antidoping per tre, quattro o addirittura cinque giorni, a seconda della sua massa corporea. Per i consumatori abituali il periodo di positività ai controlli si estenderebbe addirittura sino a 2 o più settimane.
Purtroppo, anche se la cannabis viene utilizzata esclusivamente a scopo ricreativo, quindi non dopante, il ritrovamento del suo principale metabolita nelle urine in concentrazioni superiori agli standard porta inevitabilmente alla squalifica dell'atleta.

 

Bibliografia


Saugy M, Avois L, Saudan C, Robinson N, Giroud C, Mangin P, Dvorak J.
Cannabis and sport.
Br J Sports Med. 2006 Jul;40 Suppl 1:i13-5. Review.



Ultima modifica dell'articolo: 05/08/2016