Ansia nell'immersione subacquea

A cura del Dott. Stefano Casali


L'ansia può essere scatenata da un'infinità di fattori e pochi luoghi possiedono un'abbondanza di stressor come il mare. In almeno un'occasione il mare ha favorito l'emergere dei timori più estremi della razza umana, dalla paura di cascare a capofitto in un abisso sconosciuto al terrore di essere divorato da un mostro marino, al timore dell'ambiente che sta sopra, quando ci si trova in profondità. Tre sono le principali fonti dalle quali possiamo trarre le informazioni per la valutazione dell'ansia:

1. I parametri fisiologici


2.  Il comportamento

3.  Ciò che il soggetto riferisce

I disturbi d'ansia sono fra i disturbi psichici quelli che più di frequente e in misura più marcata determinano un'alterazione dei parametri fisiologici (frequenza cardiaca, pressione arteriosa, respirazione accelerata ecc.) che esprimono una modificazione dell'attività del Sistema Nervoso Autonomo e in particolare della sua componente adrenergica. Subacqueo ansiaQuesto potrebbe far pensare che ci siano dei parametri obiettivi in base ai quali misurare la gravità del disturbo ansioso e le sue variazioni. In realtà i sentimenti ansiosi (e quindi la gravità del disturbo) correlano scarsamente con i parametri fisiologici, sia per un alta variabilità soggettiva della risposta fisiologica allo stress, sia perché la correlazione tra attività fisiologica e sensazioni somatiche è bassa. In definitiva, perciò, le modificazioni dei parametri fisiologici in rapporto al disturbo d'ansia hanno un notevole interesse euristico, ma sono pressoché inutilizzabili nella valutazione della gravità e delle modificazioni della componente psichica di questo disturbo perché non c'è rapporto biunivoco fra loro.
I subacquei professionisti e quelli che hanno effettuato corsi di salvataggio sono addestrati a riconoscere in loro stessi e negli altri i sintomi d'ansia [6], che si possono riepilogare nei seguenti atteggiamenti:

  • Respirazione accelerata o iperventilazione;
  • Tensione muscolare;
  • Articolazioni bloccate;
  • Occhi spalancati o evitamento del contatto visivo;
  • Irritabilità o distraibilità;
  • Comportamento di "fuga verso la superficie";
  • Temporeggiare, ad esempio impiegare troppo tempo a preparare l'attrezzatura o  ad entrare in acqua;
  • Problemi immaginari riferiti all'attrezzatura o alle orecchie;
  • Essere logorroici o diventare distaccati e silenziosi;
  • Mantenere una presa stretta in acqua con la scaletta della barca o con la cima dell'ancora.

E' fondamentale che gli istruttori imparino ad intervenire prima che lo stato d'animo o gli eventi stressanti diventino eccessivi determinando sfinimento, panico o un incidente subacqueo. Se ansia e sintomi scatenanti del panico aumentano, la capacità del subacqueo di identificarli e trovare una risposta adeguata diminuisce. In una situazione impegnativa è molto difficile per il subacqueo riconoscere e interrompere l'escalation dell'ansia prima che raggiunga le proporzioni del panico. Anche il comportamento del soggetto (risalire velocemente per uscire dall'acqua, irritabilità, atteggiamento sprezzante del pericolo, emettere bolle in continuazione ecc.), al pari dei parametri fisiologici, è estremamente variabile da individuo a individuo e non correla in maniera stretta con la sensazione soggettiva di ansia: per questo motivo non può essere assunto, da solo, come punto di riferimento per individuare e misurare l'ansia. La fonte primaria di informazione rimane pertanto ciò che riferisce il soggetto potendo, gli altri due campi (aspetti fisiologici e comportamentali), contribuire soltanto a sottolineare, a confermare o ad amplificare quanto viene comunicato. Un subacqueo può apparire tranquillo e non avere alterazioni di respiro e battito cardiaco, ma presentare poco dopo un attacco di panico. Ne deriva perciò che per la valutazione del disturbo d'ansia è necessario far ricorso agli strumenti standardizzati di valutazione come test e questionari di auto o eterosomministrazione.


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Ultima modifica dell'articolo: 22/02/2017

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