Malattie causate da virus e farmaci antivirali

Quando il virus infetta l'organismo si parla di patogenesi virale; essa consta di fasi distinte:

1a tappa: ingresso del virus nell'ospite (tratto respiratorio e digerente, per via sessuale, attraverso punture di antropodi, ferite ecc.). Alcune infezioni rimangono localizzate nel punto di ingresso (come il raffreddore) e possono essere più o meno sintomatiche.

2a tappa: il virus può replicarsi nel sito d'ingresso (ad esempio sfruttando cellule della mucosa respiratoria). Da questa sede primaria può quindi diffondere per contiguità alle cellule vicine (ad es. raffreddore), oppure a distanza per via linfatica e passaggio attraverso i linfonodi regionali, dai quali può migrare nei vasi e nel circolo sanguigno (si parla di viremia primaria); il virus può replicarsi anche negli endoteli vasali e disseminarsi dal circolo - dove viene inglobato dai linfociti e dai monociti - a vari tipi di organi (come fegato e milza), dando una seconda viremia (viremia secondaria) che diffonde attraverso il circolo sanguigno agli organi bersaglio.

Le vie di trasmissione dell'infezione sono di due tipi: orizzontale (da individuo ad individuo), e verticale (dalla madre al feto).

Le infezioni per via orizzontale possono trasmettersi per via:

RESPIRATORIA: il virus viene escreto con le goccioline di saliva emesse con tosse e starnuti; ne sono esempi i virus del raffreddore, quello del morbillo e della varicella.

ORO-FECALE: l'infezione avviene per via orale e la liberazione del virus attraverso le feci; un esempio classico è dato dai virus dell'epatite A.

VENEREA: avviene attraverso microlacerazioni della mucosa genitale maschile e femminile, come l'herpes genitale, il papilloma virus, l'epatite B ed i condilomi.

CUTANEA: ulcerazioni e abrasioni del derma facilitano l'infezione, è il caso della verruca e del mollusco contagioso.

PARENTERALE: il virus è presente nel sangue e può essere trasmesso da siringhe o trasfusioni di sangue infetto, oppure da punture di antropodi o da morsi di mammiferi; ne sono esempi l'HIV, il virus dell'epatite B e quello della C, la febbre gialla, vari tipi di encefalite virale e la rabbia.

Per quanto riguarda la via verticale si può avere una trasmissione transplacentare, che può causare malattie o malformazioni del feto o addirittura aborto (HIV, rosolia, citomegalovirus), o perinatale (il contagio avviene durante il passaggio del bambino nel canale del parto, come nel caso dell'herpes simplex); alcune infezioni possono inoltre essere trasmesse durante l'allattamento. Vedi anche: infezioni in gravidanza.

Uno stesso virus può provocare lesioni diverse a seconda dell'età e delle condizioni del sistema immunitario dell'ospite. A differenza dei batteri, i virus non producono tossine e si possono ritrovare negli alimenti in seguito a contaminazione umana o animale. La maggior parte delle infezioni virali di origine alimentare sono riconducibili ai virus gastroenterici (enterovirus), a quelli dell'epatite A ed ai polivirus (o virus della poliomelite).

 

ESEMPI DI MALATTIE SOSTENUTE DA VIRUS
 

ADENOVIRUS

Faringite, Polmonite, Diarrea

 

CALICIVIRUS

Epatite E

 

FLAVIVIRUS

Epatite C

 

HEPADNAVIRUS

Epatite B

 

HERPESVIRUS
   -Cytomegalovirus
   -Herpes simplex
   -Virus di Epstein-Barr
   -Virus della varicella-zoster

 

Infezioni respiratorie
Febbre vescicolosa (herpes labiale e genitale)
Mononucleosi infettiva, linfoma di Burkitt
Varicella, erpete (Fuoco di Sant'Antonio)

 

ORTHOMYXOVIRUS
   -Virus dell'influenza

 

Influenza

 

PARAMYXOVIRUS
   -Papillomavirus

 

Morbillo, parotite

 

PAPOVAVIRUS

Verruca vulgaris (porro)

 

PICORNAVIRUS
   -Rhinovirus
   -Enterovirus
   -Hepatovirus

 

Raffreddore comune
Poliomelite
Epatite A

 

POXVIRUS
   -Variola

 

Vaiolo

 

REOVIRUS
   -Rotavirus

 

Sindromi gastroenteriche

 

RETROVIRUS

AIDS

 

RHABDOVIRUS

Rabbia

 

TOGAVIRUS

Rosolia

 

Farmaci antivirali e difese dell'organismo

I virus non sono batteri, motivo per cui gli antibiotici sono inefficaci contro le infezioni virali, mentre alcuni vaccini offrono una buona protezione. Esistono inoltre farmaci antivirali, che solitamente sono citotossici e come tali lesivi sia per il virus che per la cellula. La ricerca di un principio attivo antivirale deve quindi basarsi sull'interazione del farmaco con specifiche tappe della replicazione virale; può ad esempio agire sulla penetrazione cellulare del virus, sulla replicazione del suo genoma, sulla sintesi proteica oppure sull'uscita dei nuovi virus dalla cellula ospite. Gli antivirali più diffusi agiscono sulla replicazione del genoma virale, quindi sui sistemi enzimatici, come le polimerasi, coinvolti in questa fase; un esempio è dato dall'aciclovir.

Le cellule del corpo umano si difendono dai virus tramite il rilascio di interferoni (α, β e γ) prodotti da linfociti, macrofagi, monociti e cellule Natural Killer. Quando una cellula viene infettata da un virus reagisce producendo interferone, sostanza che non ha azione antivirale diretta ma induce nelle cellule - sane e infettate - uno stato antivirale che le prepara all'infezione. L'interferone, interagendo con specifici recettori, induce la sintesi di particolari proteine grazie all'attivazione di geni silenti; una volta attivate, tali proteine favoriscono in parte la degradazione degli RNA messaggeri del virus ed in parte inibiscono la sintesi delle proteine virali.


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