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Salute
Ultima modifica: 04/05/2012

Varici Esofagee

Le varici esofagee sono dilatazioni abnormi, circoscritte e di solito multiple, delle vene sottomucose dell'esofago, in particolare del suo terzo inferiore. Tipica conseguenza dell'ipertensione portale, le varici esofagee hanno un'origine congenita soltanto in una piccola percentuale di casi; piuttosto, sono note per incarnare una delle più temibili complicanze della cirrosi epatica; se non adeguatamente curate, infatti, le varici esofagee possono rompersi, determinando emorragie molto gravi, letali in un paziente su cinque.

Varici esofagee: perché si formano?

La comprensione della patogenesi delle varici esofagee non può prescindere dall'approfondita conoscenza dell'anatomia del sistema venoso dell'organismo. Semplificando al massimo i concetti ricordiamo come la vena porta abbia il compito di veicolare al fegato il sangue proveniente dalla milza, dal pancreas e dall'intestino. Quando il circolo sanguigno del fegato è compromesso ed il sangue fatica a scorrere al suo interno e ad uscirne - riversandosi nelle vene sovraepatiche (il cui compito è quello di riportarlo al cuore attraverso la vena cava inferiore) - la pressione all'interno della vena porta aumenta. Si parla, in tal caso, di ipertensione portale. Se immaginiamo un tubo in gomma per innaffiare e lo paragoniamo alla vena porta, allora in presenza di ipertensione portale dobbiamo pensare ad un tappo che impedisce la fuoriuscita dell'acqua dal tubo: se non chiudiamo il rubinetto in tempo, la pressione dell'acqua nel tubo sfiancherà le pareti fino a farlo esplodere.

Le più comuni cause di varici esofagee:
Cirrosi (cicatrizzazione del fegato)
Processi cicatriziali od ostruttivi intraepatici congeniti
Trombosi (presenza di coaguli che ostruiscono la vena porta, la vena splenica o le vene sovraepatiche)
Schistosomiasi (infezione parassitaria tipica dei paesi tropicali)
In Italia, oltre il 90% delle ipertensioni portali sono dovute alla cirrosi epatica

Fortunatamente la natura ha dotato il corpo umano di meccanismi difensivi per evitare la tragica rottura dei suoi vasi; ancora una volta dobbiamo usare l'immaginazione per paragonare il sistema circolatorio ad un'intricata rete di vasi, simile alle maglie disordinate di una rete: se il deflusso di sangue lungo un vaso è ostruito oppure aumenta in maniera eccessiva la quantità di sangue che vi circola, esistono delle vie collaterali che possono bypassare l'ostacolo. Così, in presenza di ipertensione portale lo scoppio della vena è scongiurato dal dirottamento del sangue in altri rami venosi, che ne garantiscono il ritorno al cuore. Per adempiere a questa funzione i circoli collaterali cercano in qualche modo di adattarsi per ospitare la maggior quantità di sangue che li pervade. In particolare, a livello della giunzione gastroesofagea, le vene sottomucose si inturgidiscono fino a diventare vere e proprie dilatazioni varicose: le varici esofagee. Una situazione analoga si registra nel distretto emorroidario, con la formazione delle varici ano-rettali, meglio note come emorroidi.

Varici esofagee: i sintomi del disturbo

Le varici esofagee si manifestano con difficoltà di deglutizione (disfagia), ma il segno più caratteristico e pericoloso è rappresentato dal sanguinamento, segnalato dall'emissione di sangue attraverso il vomito (ematemesi) o attraverso le feci (melena: il sangue, essendo digerito, si presenta di consistenza catramosa). Si presume che la rottura delle varici esofagee sia la conseguenza della risalita di succhi gastrici lungo l'esofago (rigurgito o reflusso), la cui acidità erode la tonaca mucosa esofagea.

Ai sintomi tipici delle varici dell'esofago si aggiungono quelli della malattia sottostante, ad esempio quelli derivanti dalla cirrosi (ittero, vomito, dolorabilità epatica, edemi, splenomegalia, ascite).

Varici esofagee: diagnosi e trattamento

Vedi anche: Farmaci per la cura delle Varici Esofagee


L'esame endoscopico tramite esofago-gastro-duodenoscopia permette di osservare l'aspetto delle varici, importante per la classificazione delle stesse e la valutazione del rischio di rottura. Questo esame viene generalmente prescritto ai pazienti che presentano emorragie inspiegabili del tratto superiore del tubo digerente.

In base all'aspetto delle varici esofagee e dello stato di salute generale del paziente, il medico può prescrivere farmaci beta bloccanti non cardioselettivi come il propranololo ed il nadololo per contenere l'ipertensione portale. Anche i nitroderivati sono utilizzati con questo scopo. Se il rischio di sanguinamento delle varici esofagee è importante, sempre tramite esofago-gastro-duodenoscopia (operativa) il medico procede alla legatura delle stesse, "strangolandole" mediante anelli di gomma che strozzano le vene, chiudendole e facendole progressivamente scomparire. Un'alternativa alla legatura è la sclerosi delle stesse, che avviene mediante l'iniezione di sostanze in grado di indurre la formazione di coaguli all'interno delle varici. Per chiudere completamente tutte le vene dilatate possono rendersi necessari più trattamenti; l'intervento andrà quindi ripetuto ogni 2-3 settimane sino alla scomparsa delle varici esofagee.

Un'alternativa a questi trattamenti consiste nella decompressione del sistema portale ad opera di shunts porto-sistemici: in pratica si inseriscono chirurgicamente dei ponti venosi artificiali che drenano il sangue dalla vena porta alla vena cava bypassando il fegato.



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Sabato, 26 maggio 2012 ore 00:57