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La varicella è una malattia altamente contagiosa che colpisce elettivamente, ma non solo, bambini e giovani adolescenti. E' causata dall'infezione primaria del virus varicella-zoster, lo stesso agente eziologico che, riattivandosi dopo un lungo rifugio nelle cellule dei gangli nervosi, provoca l'herpes zoster o fuoco di Sant'Antonio.
La malattia si manifesta attraverso la comparsa di numerose chiazzette rosse in rilievo, dette papule, che evolvono rapidamente in vescicole (bollicine con diametro di pochi millimetri e ripiene di liquido chiaro, che intorbidisce nel giro di qualche giorno). Queste vescichette si distribuiscono un po' su tutto il corpo, in modo particolare nella faccia, nel cuoio capelluto, nel torace e nel dorso; a volte anche all'interno degli occhi, della mucosa orale e della vagina.
Questa classica manifestazione è preceduta da un periodo di incubazione di 14-17 giorni e da una fase prodromica che dura approssimativamente 48 ore. Il breve periodo che precede la comparsa dei sopraccitati sintomi è caratterizzato da febbre, perdita di appetito, leggera tosse e malessere generale.
Le vescicole della varicella non compaiono tutte insieme, ma insorgono a piccole ondate, distanziate di qualche giorno l'una dall'altra; per questo motivo sul corpo del malato coesistono processi eruttivi in diversi stadi di evoluzione, accompagnati da un prurito più o meno intenso e fastidioso. Qualora la varicella si complichi in sovrainfezione batterica della cute, le vescichette si trasformano in pustole, acquisendo il classico cappello giallo per la presenza di materiale purulento.
Dopo qualche giorno le vescicole evolvono in croste e si entra nell'ultimo stadio della varicella, che traghetta il paziente verso la completa guarigione: l'essiccamento e la caduta delle croste. In questa fase, la vescicola si ricopre di una crosticina scura che, dopo qualche giorno, si stacca spontaneamente senza lasciare alcun esito cicatriziale. Al contrario, quando il paziente tormenta le vescicole o le crosticine favorendone la rottura anzitempo, la varicella può esitare in piccole cicatrici permanenti.
Nella forma tipica, dopo la comparsa delle prime papule, occorrono dai sette ai quattordici giorni affinché il rush cutaneo si risolva completamente.
La varicella è una malattia piuttosto contagiosa, che colpisce almeno il 90% degli individui suscettibili o sieronegativi. La contagiosità è massima nelle 24-48 ore che precedono la comparsa delle prime, caratteristiche, vescichette e nei successivi 5-6 giorni. Negli immunocompromessi il periodo di infettività è più ampio.
Il maggior numero di contagi si registra nel tardo inverno e ad inizio primavera; nello Stivale si stimano 500.000 casi all'anno.
Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con l'eruzione cutanea, tramite le goccioline di saliva disperse dal malato durante la conversazione o attraverso colpi di tosse e starnuti. In caso di rottura, il liquido contenuto nelle vescicole può trasmettere l'infezione anche per diffusione aerea; il virus è comunque labile e, per questo, non si trasmette con oggetti contaminati. Durante la gravidanza, la varicella può essere trasmessa all'embrione o al feto attraverso la placenta.
Per quanto detto sinora, la malattia si diffonde rapidamente all'interno di luoghi sovraffollati, come strutture di assistenza, carceri e scuole. Si spiega così la raccomandazione di isolare il paziente, evitando in modo particolare i contatti con le persone più a rischio (donne in gravidanza e neonati). Ancor più severe, risultano le norme adottate nelle strutture ospedaliere, dove il malato colpito da varicella dev'essere isolato, soprattutto dagli immunodepressi. Allo stesso modo, il personale sanitario suscettibile dovrebbe essere vaccinato, per non rappresentare, egli stesso, una fonte di contagio.
Per quanto riguarda l'isolamento dei bambini non bisogna dimenticare che la varicella è infettiva già prima che si manifesti l'eruzione cutanea (comincia ad esserlo con 2-5 giorni di anticipo); inoltre, è molto meglio contrarla nell'infanzia, quando ha un decorso benigno, piuttosto che durante l'età adolescenziale o adulta, dove sono più comuni le complicanze.
In presenza di varicella infantile, dunque, non tutti i medici sono concordi nel suggerire l'astensione dalle lezioni al di fuori del periodo strettamente necessario per recuperare le energie.
Le persone vaccinate, così come quelle che l'hanno già subita in passato, sono immuni dalla varicella e da ogni pericolo di contagio; è estremamente raro, anche se possibile, che una persona sviluppi due volte questa malattia.
Nel paziente immunocompetente, la varicella è una malattia benigna, che si risolve spontaneamente nel giro di 7-10 giorni. Questo è vero soprattutto nell'infanzia, mentre nell'adulto, nel neonato e nell'adolescente sono più frequenti le complicazioni.
Il contagio è solo interumano, vale a dire che la varicella si trasmette solo da uomo a uomo e non da animale ad uomo.
Rara negli individui sani, più comune tra gli immunodepressi o in presenza di piastrinopenia, la varicella emorragica rappresenta una forma piuttosto aggressiva, caratterizzata dal sanguinamento delle vescicole e, talvolta, dall'aggravamento delle condizioni generali (febbre alta, interessamento dei visceri). In questi casi, specie quando il paziente è particolarmente debilitato, la varicella può mettere in serio pericolo la sopravvivenza stessa dell'individuo.
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