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Salute
Ultima modifica: 01/05/2012

Tumore della tiroide

Diagnosi

Con un grado crescente di approfondimento, le indagini necessarie per individuare i tumori della tiroide sono obiettive (palpazione del collo), laboratoristiche, strumentali e citologiche. Dopo la visita preliminare, si procede quindi con un comune esame del sangue, che ha lo scopo di dosare gli ormoni prodotti da questa ghiandola (ormoni tiroidei e calcitonina), quelli che li governano (TSH), e gli anticorpi antitireoglobulina e antitireoperossidasi (AbTg e AbTPO).

Tramite l'ecografia tiroidea - grazie agli innocui ultrasuoni - è possibile studiare la morfologia di questa ghiandola, ricercando eventuali noduli, valutandone le caratteristiche e raccogliendo all'occorrenza elementi sulla loro vascolarizzazione (grazie alla tecnica colordoppler).

L'esame scintigrafico, non sempre necessario, sfrutta la piccola e del tutto innocua dose di radiazioni emessa da un radiofarmaco che - dopo essere stato iniettato per via endovenosa - si concentra a livello della tiroide permettendone lo studio funzionale.

La conferma diagnostica di cancro alla tiroide si ottiene mediante una tecnica chiamata agoaspirato, durante la quale vengono prelevati piccoli campioni di cellule tiroidee da studiare in laboratorio; il prelievo viene eseguito tramite una speciale siringa ad ago sottile, inserita sotto guida ecografica nel collo del paziente (l'esame è tutto sommato indolore, tanto da non richiedere di regola alcun tipo di anestesia).

Trattamento

Il tipo di trattamento intrapreso dal medico, di comune accordo con il paziente, è subordinato alle condizioni di salute dello stesso, ma anche allo stadio ed al tipo di malattia. In presenza di tumore maligno (cancro o carcinoma della tiroide), la scelta ricade generalmente sull'intervento chirurgico di asportazione della tiroide (tiroidectomia), che può essere completo o parziale (si può asportare la maggior parte della ghiandola od un solo lobo - lobectomia) ed accompagnarsi o meno all'asportazione dei linfonodi locali. La complicanza più evidente della tiroidectomia è la successiva condizione di ipotiroidismo (carenza di ormoni tiroidei), che può essere agevolmente tratta attraverso l'assunzione giornaliera di una compressa contenente questi ormoni (vedi eutirox). La terapia, ad ogni modo, permette al paziente di condurre una vita assolutamente normale, anche se soprattutto in una fase iniziale può richiedere frequenti controlli (esami del sangue) per stabilire il dosaggio terapeutico ottimale. Se questo risulta insufficiente il paziente può accusare sintomi come depressione, cute secca, difficoltà di concentrazione, aumento di peso con ritenzione idrica, costipazione e senso di freddo. Viceversa, quando vengono somministrati troppi ormoni tiroidei il paziente appare assai magro, insofferente al caldo, con cute umida, emotività eccessiva, tachicardia, irritabilità, tremori delle mani e disturbi dell'alvo con frequenti episodi diarroici. La terapia sostitutiva con L-tiroxina (analogo sintetico dell'ormone prodotto dalla tiroide) è importante anche per mantenere i livelli di TSH al di sotto del range di normalità; in questo modo, dato che le cellule tumorali esprimono il recettore del TSH, è possibile prevenirne, o comunque rallentarne, l'eventuale proliferazione.

Ulteriori, seppur rare, complicanze della tiroidectomia sono l'ipoparatiroidismo (per danno alle paratiroidi, con calo della calcemia), le conseguenze e le complicanze della ferita (sanguinamento ed infezione), ed eventuali danni ai nervi che controllano le corde vocali (che possono determinare paralisi delle stesse, raucedine, diminuzione del tono della voce o difficoltà di respirazione).

I pazienti nei quali l'asportazione della tiroide (tiroidectomia) è controindicata, possono essere trattati con iodio radioattivo. Questo tipo di intervento viene sfruttato anche per eliminare eventuali metastasi e tessuti tiroidei residui dopo l'asportazione chirurgica della ghiandola (ablazione). Le cellule tumorali conservano infatti la capacità di incamerare iodio, compreso quello presente nel radiofarmaco. Il trattamento con iodio 131 si basa, sostanzialmente, sulla somministrazione di quantità importanti di iodio radioattivo, che si concentrano a livello della tiroide danneggiando irreversibilmente - e con una certa selettività - le cellule che la costituiscono. Il rischio legato alle radiazioni ionizzanti emesse dal radiofarmaco è ridotto, ma il paziente viene comunque invitato a rispettare una serie di regole comportamentali al termine del trattamento (ad esempio evitare gli stretti contatti con donne in gravidanza e bambini nei sette giorni successivi). All'occorrenza, come succede nelle forme che hanno già dato metastasi, il trattamento del cancro alla tiroide può essere affiancato alla chemio e alla radioterapia.


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