Tumore al seno

Tecnica del linfonodo sentinella e rimozione chirurgica dei linfonodi ascellari

Durante l'intervento chirurgico, viene sempre iniettato tutto intorno alla massa tumorale un tracciante radioattivo per identificare il "linfonodo sentinella" (LS), ovvero il primo linfonodo che raccoglie la linfa (cioè i materiali di scarto) dalla sede del tumore. Il linfonodo, una volta localizzato, perché si colora con il colorante radioattivo, verrà asportato ed analizzato al microscopio per vedere se ci sono cellule tumorali al suo interno.

La valutazione del linfonodo sentinella è in grado di predire in modo accurato lo stato degli altri linfonodi regionali dell'ascella che, anatomicamente parlando, vengono tutti dopo di lui. Ne consegue che, se il linfonodo sentinella risulta privo di cellule tumorali, è possibile evitare l'asportazione degli altri linfonodi, riservando questo intervento, non privo di effetti collaterali come il gonfiore persistente del braccio (linfedema), solo alle pazienti realmente affette da un coinvolgimento dei linfonodi da parte di metastasi (30-40% dei casi).
Accanto alla chirurgia concentrata sulla mammella, esiste quindi anche la rimozione dei linfonodi ascellari, che è utile non solo per la guarigione, ma anche per il controllo della diffusione della malattia. L'invasione dei linfonodi ascellari rappresenta infatti il fattore predittivo per la guarigione o meno del tumore mammario. La rimozione di questi linfonodi ha quindi un ruolo essenziale e deve essere radicale nella maggior parte delle pazienti affette da carcinoma invasivo. È invece controindicata nei casi in cui la probabilità di invasione è minima, come nelle forme in situ o nelle forma invasive in cui il linfonodo sentinella sia risultato senza metastasi. È stato recentemente proposto l'abbandono della rimozione dei linfonodi ascellari anche nelle forme tumorali di dimensioni inferiori ad un centimetro e a bassa malignità.

Occorre infatti considerare che la rimozione dei linfonodi priva il paziente di uno strumento di difesa importante, messo a punto dall’organismo proprio per fungere da barriera alla diffusione della malattia tumorale.

Radioterapia

Soltanto nel 40% dei casi la neoplasia è confinata al nodulo primitivo, mentre nel 60% esistono focolai di tumore, in situ od invasivo, anche in altre sedi vicine della mammella. La probabilità di riscontro di queste lesioni è maggiore vicino al tumore primitivo e decresce progressivamente con il crescere della distanza da esso. Questo costituisce la base per l'esecuzione della radioterapia dopo interventi conservativi in tutte le pazienti affette da carcinoma invasivo, che costituisce parte integrante del trattamento. Possibili eccezioni a questa regola sono rappresentate da pazienti anziane con tumori di piccolo diametro, non aggressivi, ed assenza di più focolai di cellule tumorali nella mammella. Negli altri casi, qualora dovessero esserci controindicazioni od impossibilità ad effettuare la radioterapia, la mastectomia totale dovrebbe essere il trattamento di prima scelta.
La radioterapia dopo mastectomia radicale è indicata invece nelle pazienti ad alto rischio di recidiva, come quelle con coinvolgimento di un numero di linfonodi ascellari maggiore di 4, o con lesioni tumorali molto estese.

Chemioterapia

Nel complesso, la riduzione del rischio di recidiva e di morte associata all'impiego della chemioterapia è del 23,8% e del 15,2% rispettivamente, ed è superiore per le donne non ancora in menopausa rispetto a quelle già in menopausa, mentre è indipendente dall'interessamento o meno dei linfonodi da parte del tumore.

Terapia ormonale

Per approfondire: Farmaci per la cura del Cancro al Seno


Alcuni tipi di tumore del seno sono formati di cellule che sono sensibili agli estrogeni. In presenza di questi tumori, dopo 5 anni di terapia, è stato visto che la riduzione del rischio di recidiva e di mortalità, è rispettivamente del 47% e del 26%.

Attualmente, si somministra tamoxifene per 5 anni, poiché non sembra che il prolungamento della terapia fornisca ulteriori benefici. Esso, inoltre, sembra ridurre l'incidenza di tumore della mammella controlaterale e prevenire l'osteoporosi e le malattie cardiovascolari. Effetti sfavorevoli a questa terapia sono l'aumento del rischio di sviluppare un tumore dell'endometrio e di trombo-embolia.

Follow-Up

L'esame clinico e la mammografia periodica sono attualmente gli unici esami da prescrivere per il follow-up delle pazienti operate di tumore alla mammella.


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