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Salute
      Ultima modifica: 23/11/2011

Troponina e Troponine cardiache

La troponina è una proteina fondamentale per la contrazione muscolare (il meccanismo con cui agisce è ampiamente illustrato in questo articolo dedicato all'interazione tra actina e miosina).

Le troponine cardiache sono particolari isoforme presenti esclusivamente nei miociti cardiaci. Pertanto un loro incremento nel siero testimonia inequivocabilmente un aumentato rilascio da parte del tessuto miocardico, che a sua volta suggerisce la presenza di un danno cardiaco o perlomeno di un'importante sofferenza del cuore. Di conseguenza, i livelli di troponine cardiache si elevano in presenza di infarto, ischemia cardiaca, angina pectoris, malattie cardiache infiammatorie, eventi trombotici coronarici, assunzione di farmaci cardiotossici, cardiopatie ipertensive e tachicardia severa. La presenza di alti livelli di troponine nel sangue è associata anche a cause extra-cardiache, come l'ipotiroidismo, l'ipertensione e l'embolia polmonare, l'ictus, la preeclampsia, lo shock settico, la cirrosi epatica, l'anemia severa e le gravi disfunzioni renali. Troponina e Troponine cardiacheVa detto comunque che molte di queste condizioni hanno ripercussioni importanti anche a livello cardiaco, il che giustifica il rialzo di markers così sensibili e specifici. Anche uno sforzo fisico particolarmente intenso, come quello a cui si sottopongono i maratoneti od i triatleti, può accompagnarsi ad un rialzo significativo delle troponine cardiache nel siero.

Il valore plasmatico di troponina cardiaca nei soggetti normali è pressoché uguale a zero. In caso di infarto miocardico, la Troponina T (una delle tre subunità che compongono la troponina) inizia ad aumentare nel siero dopo poche ore, raggiunge valori massimi verso la diciottesima ora dall'insorgenza del dolore e rimane elevata fino a circa 14 giorni. Difronte ad un dolore cardiaco di causa ignota, il dosaggio della troponina cardiaca nel siero (troponina T o I a seconda dei laboratori), aiuta quindi a stabilire la presenza o l'assenza di un danno cardiaco. Ad ogni modo l'interpretazione dei valori dei markers di ischemia miocardica (mioglobina, CK-MB e troponine cardiache) deve essere condotta valutando attentamente e globalmente l'intero contesto anamnestico-clinico e strumentale.


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