Tiroidite

La tiroidite è un processo infiammatorio cronico a carico della tiroide; ne esistono diverse forme, la più comune delle quali, di cui ci occuperemo in questo articolo, è la tiroidite di Hashimoto. In questa malattia la ghiandola a forma di farfalla situata nella regione anteriore del collo - che è appunto la tiroide - viene danneggiata da anticorpi anomali. Per questo motivo la patologia rientra nel gruppo delle tiroiditi autoimmuni.

In risposta all'aggressione del sistema immunitario, le cellule della tiroide sviluppano un processo infiammatorio cronico, che in molti casi porta ad una riduzione funzionale della ghiandola. Non a caso, quindi, la tiroidite di Hashimoto è la più comune causa di ipotiroidismo.

Cause della tiroidite di Hashimoto

Le ragioni per cui il sistema immunitario dell'organismo (che normalmente lo protegge e lo aiuta a combattere le infezioni) produce anticorpi che attaccano la tiroide fino a renderla incapace di produrre sufficienti quantità di ormoni, non sono state ancora completamente chiarite. Tale aggressione sembra avere origini multifattoriali ed è stata messa in relazione, ad esempio, con fattori ereditari e dietetici (l'improvviso aumento dell'apporto di iodio può aggravare il processo autoimmune), con il sesso (è più comune nelle donne rispetto agli uomini, con un rapporto 5-10:1) e l'età (è tipica della seconda età adulta). La tiroidite di Hashimoto, inoltre, si associa spesso ad altre malattie autoimmuni (celiachia, diabete di tipo I, morbo di Addison, vitiligine, artrite reumatoide ecc.). Nella seconda decade di vita interessa circa l'uno-due percento della popolazione, mentre tra i cinquanta ed i sess'antanni si riscontra fino al 3-4% dei soggetti.

Il termine "di Hashimoto" deriva dal primo medico giapponese, il Dr. Hakaru Hashimoto, che nel 1912 descrisse il primo caso di tiroidite con infiltrazione leucocitaria, oggi conosciuta anche come tiroidite cronica autoimmune.

Sintomi e complicanze

La tiroidite cronica linfocitaria (o di Hashimoto) può restare asintomatica per lungo tempo ed in genere ha un esordio subdolo. La progressione è lenta, richiede normalmente diversi anni ed in uno stadio avanzato determina un danneggiamento irreversibile della ghiandola. Si ha così un calo degli ormoni tiroidei nel circolo ematico, accompagnato dall'insorgenza dei classici sintomi di ipotiroidismo.

Le manifestazioni cliniche della tiroidite di Hashimoto variano in maniera considerevole a seconda dello stadio della malattia e alla conseguente gravità dell'ipotiroidismo. In un primo momento il paziente può notare sintomi come debolezza e facile affaticamento, che possono erroneamente essere confusi come un segno degli anni che passano. In un secondo momento i sintomi della tiroidite di Hashimoto si fanno più invalidanti; possono comparire, ad esempio, pelle pallida e fredda, ridotta tolleranza alle basse temperature, stitichezza, depressione, ipercolesterolemia, aumento di peso dovuto soprattutto a ritenzione idrica (il viso, in particolare, assume un aspetto gonfio), voce rauca, menorragia (nella donna), dolori e rigidità muscolo-articolare.

La variabilità sintomatologica della tiroidite di Hashimoto ne complica la diagnosi clinica, che viene posta tramite semplici indagini di laboratorio su un campione di sangue.

In risposta alla diminuzione dei livelli ematici degli ormoni tiroidei, l'ipofisi (la piccola centralina che regola la funzionalità del sistema endocrino) cerca di compensare tale deficit stimolando la tiroide ad accelerare la sua attività. Per far questo, l'ipofisi, aumenta la secrezione di TSH (ormone stimolante la tiroide), che a lungo andare provoca un ingrandimento compensatorio della ghiandola. Per questo motivo la tiroidite di Hashimoto può accompagnarsi a gozzo, un rigonfiamento vistoso nella regione anteriore del collo causato dall'aumento di volume della tiroide; oltre alle ripercussioni estetiche e psicologiche, un gozzo di importanti dimensioni può determinare problemi respiratori e di deglutizione. Prima della sua comparsa, quando la malattia si trova ancora in uno stadio precoce, il paziente colpito da tiroidite può quindi percepire una sensazione di tensione nella regione anteriore del collo.

Il gozzo è una delle complicanze tardive del morbo di Hashimoto e come gli altri segni che vedremo in seguito, può essere efficacemente prevenuto tramite un'adeguata terapia sostitutiva. A causa degli aumentati livelli di colesterolo LDL, un soggetto colpito da questa malattia, che non sia stato adeguatamente trattato, presenta un elevato rischio cardiovascolare, ulteriormente aumentato da una possibile cardiomegalia (aumento di volume patologico del cuore). Nel morbo di Hashimoto in stadio avanzato è comune anche una severa depressione, con importante calo della libido e delle facoltà mentali.

Infine, un grave ipotiroidismo non adeguatamente trattato può condurre a mixedema, in cui il volto del paziente (bocca semiaperta, pelle spessa e rugosa, capelli e sopracciglia scarse), la sua pelle (giallognola, spessa, pallida, fredda e secca) e le unghie (secche e fragili) assumono un caratteristico aspetto.

Durante l'evoluzione della tiroidite si possono avere anche dei periodi transitori caratterizzati da ipertiroidismo, cioè da un eccesso di ormoni tiroidei nel sangue, a causa della rottura dei follicoli lesionati dal processo autoimmune.




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