Alloggiata alla base del collo, appena sotto il pomo d'Adamo, la tiroide è costituita da due lobi ghiandolari, destro e sinistro, fra loro connessi da un sottile istmo posto tra il secondo ed il quarto anello tracheale. Nell'adulto i lobi della tiroide misurano circa 4 cm di lunghezza, con uno spessore ed una larghezza normalmente variabili tra 1,5 e 2 cm. Il peso complessivo della ghiandola è di circa 20 grammi.
La morfologia tiroidea viene agevolmente studiata attraverso l'ecografia della tiroide, che può mettere in luce eventuali alterazioni volumetriche, inclusa la tiroide ingrossata, meglio nota come gozzo.
Qualsiasi aumento di volume della tiroide, indipendentemente dalla sua natura, è definito "gozzo tiroideo". Varie e numerose sono le possibili cause responsabili dell'aumento volumetrico della tiroide. La ghiandola può crescere leggermente anche in condizioni fisiologiche; l'ipertrofia della tiroide è comune durante la gravidanza (+13%), mentre aumenta leggermente nella prima metà del ciclo mestruale. Altre volte, la tiroide ingrossata è un segno caratteristico di particolari malattie:
Oltre all'ecografia tiroidea, che studia la ghiandola dal punto di vista morfologico valutandone il volume e la presenza di eventuali noduli, gli esami del sangue risultano molto utili per indagare lo stato di salute della ghiandola, grazie alla possibilità di dosare le concentrazioni plasmatiche del TSH, degli ormoni tiroidei e degli anticorpi anomali che caratterizzano alcune malattie della tiroide. Indagini più laboriose includono la scintigrafia tiroidea con iodio radioattivo e la biopsia della ghiandola (agoaspirato).
Le prime, utili, indicazioni per indagare la natura dell'ingrossamento anomalo della tiroide derivano dalla semplice osservazione dei sintomi lamentati dal paziente. Non sempre, però, questi sono evidenti: in alcuni casi, infatti, l'ingrossamento della tiroide è assolutamente benigno poiché non comporta alterazioni significative del suo metabolismo; di conseguenza i livelli plasmatici degli ormoni tiroidei appaiono normali ed il paziente non lamenta alcun disturbo; si parla in tal caso di gozzo eutiroideo od euometabolico, per differenzialo da quello tossico o ipertiroideo (legato all'ipertiroidismo) e da quello ipotiroideo (legato all'ipotiroidismo).
Il trattamento del gozzo tiroideo dipende dall'origine e dall'entità del disturbo e dai sintomi ad esso correlati. Quando l'incremento volumetrico della tiroide è contenuto, il medico può decidere di monitorare periodicamente la situazione senza prescrivere alcun farmaco o trattamento specifico. Per il trattamento della tiroide ingrossata associata ad ipotiroidismo si prescrivono analoghi sintetici degli ormoni tiroidei, come la levotiroxina (si veda l'articolo dedicato ai farmaci per il trattamento dell'ipotiroidismo). Nella situazione opposta si prescrivono dei farmaci cosiddetti tireostatici Metimazolo o Tiamazolo (es. Tapazole), associati ad altri principi attivi utili a tenere sotto controllo i sintomi della malattia (ad esempio betabloccanti per contrastare aritmie e palpitazioni: si veda l'articolo dedicato: farmaci per il trattamento dell'ipertiroidismo). In caso di ipertiroidismo è altresì possibile intraprendere la terapia ablativa con iodio 131, che distrugge le cellule della tiroide riducendo il volume del gozzo. Nel caso la tiroide ingrossata determini disturbi come difficoltà di respirazione e deglutizione, o il medico lo ritenga necessario per la presenza di noduli sospetti o di una neoplasia della tiroide, si può procedere alla rimozione chirurgica della ghiandola.
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