Tiroide e Gravidanza

Durante la gravidanza la corretta funzionalità della tiroide materna è essenziale per garantire la salute della gestante e il corretto sviluppo, soprattutto cerebrale, del nascituro. Si tratta di un periodo di nuovi e continui adattamenti per il corpo della futura madre, e anche la tiroide, sin dal concepimento, si prepara al meglio per accogliere e sostenere la nuova vita.

Fisiologia della tiroide materna durante la gravidanza

La gravidanza è un periodo di aumentato carico funzionale per la tiroide, che si trova costretta ad aumentare la sintesi degli ormoni tiroidei a causa:

del forte stimolo sulla sintesi della globulina legante la tiroxina (Thyroxine-Binding Globulin, TBG) esercitato dagli estrogeni placentari, che tra l'altro ne rallentano anche il catabolismo epatico; gli aumentati livelli di TBG e la conseguente riduzione della frazione libera, metabolicamente attiva, degli ormoni tiroidei, impongono un aumento compensatorio della sintesi di questi ormoni; di conseguenza aumentano i livelli di TSH, l'ormone ipotalamico che stimola la tiroide ad aumentare la sintesi e la secrezione di ormoni tiroidei; in definitiva, durante una gravidanza fisiologica assisteremo a livelli di TSH leggermente aumentati, ad alti livelli di TBG e di tiroxina totale (l'ormone tiroideo quantitativamente più importante) e a livelli di tiroxina libera nella norma; ricordiamo come la concentrazione di estrogeni (soprattutto dell'estriolo placentare) aumenti costantemente durante la gravidanza;

 

dell'aumentato volume plasmatico con aumento della quantità di sangue circolante; ne consegue una maggior diluizione delle sostanze che circolano nel sangue, inclusi gli ormoni tiroidei, che di riflesso devono essere sintetizzati in maggiori quantità per mantenere stabile la concentrazione plasmatica; l'espansione del sangue e dei liquidi interstiziali continua per tuta la gravidanza;

 

dell'attività desioattiva placentare, a causa di un enzima (la iodotironina-monodesiodasi di tipo III) che inattiva gli ormoni tiroidei materni; anche in questo caso si richiede un aumento compensatorio della sintesi di ormoni tiroidei; il volume della placenta tende ad aumentare dal terzo mese di gravidanza sino al termine della gestazione;

 

dal legame della gonadotropina corionica (HCG) ai recettori tiroidei del TSH, garantito dalle analogie strutturali tra i due ormoni; Ormoni tiroidei in gravidanzaanche in questo caso la tiroide è soggetta ad un effetto stimolatorio sulla sintesi degli ormoni tiroidei, sebbene meno potente rispetto a quello esercitato dal TSH; ricordiamo come la produzione di HCG inizi nella prima settimana dopo il concepimento, per raggiungere la massima concentrazione sierica durante il terzo mese di gravidanza, dopodiché lentamente decresce; l'influenza della gonadotropina corionica sulla funzionalità della tiroide spiega il lieve incremento dei livelli sierici della tiroxina libera (FT4) nelle prime settimane di gravidanza, che si accompagna alla riduzione della concentrazione del TSH (vedi immagine sottostante).

Ormoni tiroidei gravidanza

Alla luce di quanto descritto, si stima che durante la gravidanza la sintesi degli ormoni tiroidei subisca un incremento medio variabile dal 40 al 60% (quota che riflette l'aumento dei dosaggi di L-tiroxina normalmente suggerito nella terapia sostitutiva di gestanti atiroidee, quindi prive della tiroide); dal momento che tale sintesi necessita della presenza di quantitativi adeguati di iodio, il fabbisogno del minerale aumenta sensibilmente durante la gravidanza, anche grazie all'aumentata clearance renale dello stesso (dovuta all'incremento del flusso ematico renale e della velocità di filtrazione glomerulare) e alla quota messa a disposizione del feto per il suo sviluppo.

L'incremento volumetrico della tiroide materna nel corso di una gravidanza fisiologica è stimato intorno al 13%, mentre il fabbisogno di iodio aumenta di circa un 50-60%.

Disfunzioni tiroidee in gravidanza: quale rischio per il nascituro?

Sin dalle prime fasi dell'embriogenesi, gli ormoni tiroidei materni sono indispensabili per la crescita di molti tessuti, in particolare per la differenziazione e la maturazione del sistema nervoso centrale. Con il prosieguo della gravidanza, l'asse ipotalamo-ipofisi-tiroide fetale si sviluppa e sotto questo punto di vista il feto acquista via via maggiore indipendenza dalla madre; non a caso, la placenta si comporta come una barriera nei confronti degli ormoni tiroidei e del TSH, opponendosi al loro libero scambio tra il compartimento materno e quello fetale. A tal proposito, si stima che il feto acquisisca la capacità di sintesi degli ormoni tiroidei intorno alla 10a-12a settimana di gestazione; è quindi essenziale che durante il primo trimestre di gravidanza la madre presenti adeguate concentrazioni di ormoni tiroidei nel proprio sangue.

Mentre nell'adulto si ritiene che l'apporto di iodio necessario a mantenere una funzione tiroidea normale sia di almeno 150 μg al giorno, durante la gravidanza l'apporto iodico consigliato sale a 220-250 µg/die; in presenza di quantitativi insufficienti di iodio la sintesi degli ormoni tiroidei viene compromessa, i livelli plasmatici degli stessi risultano insufficienti (si parla per questo di ipotiroidismo) ed i livelli del TSH ipotalamico aumentano, nel tentativo disperato di stimolare l'attività endocrina della ghiandola. Sotto tale stimolo. la tiroide subisce un aumento volumetrico, comunemente chiamato gozzo, che durante la gravidanza interessa soprattutto le gestanti che vivono in aeree a carenza iodica non compensata da integrazioni specifiche (come il sale iodato). La carenza di iodio si riflette negativamente anche sulla tiroide fetale, che al pari di quella materna necessita del minerale per la sintesi dei suddetti ormoni.

L'importanza degli ormoni tiroidei per il corretto sviluppo fetale è lampante nei casi di cretinismo congenito, dovuto al mancato sviluppo della tiroide fetale: i bambini che ne sono affetti si caratterizzano per lo sviluppo osseo ed articolare del tutto patologico, associato a nanismo e sordomutismo, con aspetto caratteristico: labbra e palpebre particolarmente ispessite, lingua all'infuori, pelle squamosa, capo molto sviluppato, fronte corrugata e bocca semiaperta. Senza arrivare a questi casi limite, peraltro pressoché scomparsi dai paesi sviluppati grazie ai programmi di screening, si è visto come le donne affette da ipotiroidismo subclinico corrano un maggior rischio di dare alla luce bambini con difetti dell'intelligenza e disturbi dell'apprendimento più o meno marcati. Tra le altre possibili complicanze dell'ipotiroidismo materno non trattato si ricordano: l'ipertensione gravidica con o senza preeclampsia, il distacco placentare, il basso peso alla nascita, la nascita di feto morto, le malformazioni congenite, l'emorragia post-partum.

Dall'altro lato abbiamo la condizione opposta, ovvero l'eccessiva concentrazione di ormoni tiroidei nel sangue della gestante, meglio nota come ipertiroidismo. L'ipertiroidismo gestazionale è associato ad un aumentato rischio di preeclampsia, parto prematuro, distacco della placenta, morte fetale o perinatale e basso peso alla nascita. La più comune causa di ipertiroidismo durante la gravidanza è la malattia di Graves-Basedow, che porta allo sviluppo di autoanticorpi contro il recettore del TSH stimolando l'attività endocrina della ghiandola tiroidea.

Per tutti questi motivi le donne che stanno programmando una gravidanza dovrebbero eseguire lo screening tiroideo prima o al massimo all'inizio della gestazione. A tale scopo si consiglia il dosaggio del TSH, degli anticorpi Anti-TPO ed eventualmente della quota libera di T3 e T4. Solo in questo modo, grazie alle moderne terapie farmacologiche, le donne affette da alterazioni della tiroide potranno vivere la propria gravidanza con serenità, scongiurando il rischio di effetti avversi per il feto.


Ultima modifica dell'articolo: 22/11/2016