Tireoglobulina

La tireoglobulina (Tg) è la molecola glicoproteica precorritrice degli ormoni tiroidei T3 e T4.

La ghiandola tiroide è organizzata in follicoli piccolissimi e strettamente stipati, tanto che in età adulta se ne contano circa 3 milioni. TireoglobulinaAll'esterno di queste strutture circolari troviamo un epitelio follicolare monostratificato cuboidale, mentre nella porzione interna vi è un liquido gelatinoso e giallastro, il colloide, costituito prevalentemente da tireoglobulina. Tale molecola viene sintetizzata dalle cellule epiteliali (tireociti) del follicolo, a loro volta circondate da una fitta rete capillare, che rende la tiroide una delle strutture più vascolarizzate dell'organismo. Proprio attraverso il flusso sanguigno lo iodio giunge al follicolo; a questo livello risulta infatti essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei, che parte dalla ionidazione della tireoglobulina ad opera dell'enzima iodinasi. All'interno della molecola, che contiene 70 tirosine (aminoacidi), si possono così formare dei residui tirosinici con uno o due atomi di iodio, rispettivamente denominati MIT o 3-monoiodotirosina e DIT o 3,5-diiodotirosina. Queste tirosine iodinate possono combinarsi variamente tra loro dando origine agli ormoni tiroidei: T3 o triiodotironina (3 atomi di iodio) e T4 o tiroxina (quattro atomi di iodio). Una volta prodotti, tali ormoni non sono liberi, ma rimangono parte integrante del più complesso peptide tireoglobulinico. Il TSH od ormone tireotropo, di origine ipofisaria, rappresenta il principale fattore di controllo sia per la sintesi di tireoglobulina che per il rilascio in circolo degli ormoni tiroidei. Quest'ultimo processo avviene attraverso un complesso meccanismo cellulare; i tireociti epiteliali, infatti, fagocitano la tireoglobulina, che all'interno delle vescicole (fagosomi) subisce l'azione degradativa degli enzimi lisosomiali: il legame tra tireoglobulina ed ormoni tiroidei viene scisso e la stessa glicoproteina degradata. Così, da un lato gli ormoni tiroidei vengono liberati nel circolo sanguigno, mentre dall'altro ciò che rimane della tireoglobulina viene riciclato all'interno della stessa cellula, quindi utilizzato per la sintesi di nuove proteine ed ormoni tiroidei.

Significato clinico della tireoglobulina: tireoglobulina alta nel sangue

La tireoglobulina, in virtù delle consistenti dimensioni (peso molecolare 660 kD), non può attraversare la parete del follicolo; di conseguenza le sue concentrazioni ematiche divengono importanti soltanto in presenza di alcune patologie tiroidee, come le tiroiditi (infiammazioni della tiroide) o il carcinoma tiroideo. Tuttavia, esistono anche diverse condizioni benigne accompagnate da un rialzo dei livelli di tireoglobulina nel sangue; è quindi molto difficile discriminare fra patologie maligne e benigne. Di conseguenza, un aumento isolato dei valori di tireoglobulina non può essere considerato un marker specifico per la diagnosi di tumore alla tiroide; i suoi livelli si alzano ad esempio dopo la biopsia della ghiandola, che rappresenta il test specifico per porre diagnosi di carcinoma tiroideo (vedi articolo relativo all'agoaspirato). I livelli di tireoglobulina si alzano anche in presenza di ipertrofia tiroidea, noduli, ipertiroidismo, morbo di Graves-Basedow, gozzo tossico e atossico, e delle già ricordate tiroiditi.

  Limite inferiore DI NORMALITA' Limite superiore DI NOTMALITA' Unità di misura
Tireoglobulina (Tg)      
1.5 30 pmol/L
1 20 μg/L
NOTA BENE: i valori di riferimento possono variare da laboratorio a laboratorio

Nei pazienti con tiroidite di Hashimoto o morbo di Graves, è comune il riscontro di anticorpi antitireoglobilina, che nonostante possano risultare elevati anche in individui eutiroidei apparentemente sani, possono essere quindi d'aiuto nella diagnosi di tali malattie. Si tratta in sostanza di anticorpi sintetizzati dall'organismo contro la tireoglobulina; la loro concentrazione nel sangue viene generalmente misurata insieme a quella della tireoglobulina stessa, poiché il legame anticorpo-Tg tende a falsare i risultati del test, mostrando concentrazioni inferiori o superiori a seconda della metodica utilizzata.

Il dosaggio della tireoglobulina nel sangue, prima e dopo stimolazione con TSH, viene utilizzato anche per verificare la presenza di tessuto tiroideo residuo in pazienti tiroidectomizzati (cioè che hanno subìto l'asportazione della tiroide a fini terapeutici). Nel caso sussista del tessuto tiroideo residuo si può osservare un innalzamento della Tg tra il prelievo eseguito prima e quello eseguito dopo stimolazione con TSH. In questo caso è quindi necessario un nuovo intervento di asportazione o di ablazione con iodio 131.

Va detto, comunque, che non tutti i tumori tiroidei secernono tireoglobulina, ma che tale capacità è propria dei due tipi più comuni, quello follicolare e quello papillare.

In genere, quindi, il dosaggio della tireoglobulina può essere utilizzato come supporto ad analisi scintigrafiche e ad altre tecniche nello studio della patogenesi, nella formulazione della diagnosi e nell'analisi del decorso dei disordini tiroidei. L'esame si esegue normalmente a digiuno da 8-12 ore; tramite puntura viene prelevato un piccolo campione di sangue da una vena dell'avambraccio, sul quale si andranno poi a determinare le concentrazioni di tireoglobulina.