Testosterone e problemi di salute

Del dottor Francesco Casillo


E veniamo, in conclusione, ai rapporti tra l'assunzione di testosterone esogeno e le problematiche della salute, quali i problemi cardiaci, l'obesità, l'infiammazione, l'insulino-resistenza e il diabete.
Testosterone saluteUno dei meno contestati e più seriamente presunti effetti collaterali legati agli androgeni è rappresentato dall'accelerazione della patologia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD). Ormai tale conoscenza (informazione, nozione) è “vangelo” per tutti... almeno finché non viene provato il contrario. Fortunatamente vi sono ancora un numero sufficiente di medici e ricercatori che continuano ad esplorare la relazione tra androgeni e ASCVD. Tra essi citiamo i dottori T. Hugh Jones e Farid Saad, che recentemente hanno rivisitato gli effetti del testosterone sui fattori di rischio e i mediatori per l'ASCVD sull'accreditata rivista “Atherosclerosis” (73).
Jones e Saad hanno osservato l'associazione tra i bassi livelli di testosterone ed i markers per l'ASCVD, nonché gli effetti indotti dalla terapia sostitutiva di testosterone. Bassi livelli (naturali) di testosterone non sono salubri. Uomini con bassi livelli di testosterone sono ad alto rischio per patologie coronariche (CHD), infarti ed angina. Quando uomini ipogonadici (con bassi livelli di testosterone) vengono trattati con lo steroide sessuale maschile si riscontrano cambiamenti positivi associati ad un minor rischio di CHD. Questi includono: riduzione dell'obesità viscerale e resistenza all'insulina, miglioramento del profilo lipidico e dei markers dell'infiammazione e miglioramento della capacità di esercizio fisico (73).
Un incrementato rischio di infarto del miocardio è legato ad una serie di condizioni: fumo, ipertensione, alti livelli di LDL, malnutrizione, sedentarietà, obesità addominale-viscerale e diabete (74). Molte di queste condizioni sono legate ad uno stile di vita di bassa qualità. Nel 1981 una costellazione di problemi sulla salute fu descritta come Sindrome metabolica. Tale condizione include: obesità addominale- viscerale, elevato livello di trigliceridi e colesterolo totale, bassi livelli di HDL, ipertensione, elevati livelli glicemici a digiuno. Non tutte tali alterazioni devono necessariamente essere coesistenti allo stesso momento nel singolo, poiché ad esso possa essere diagnosticata la Sindrome metabolica.
In parte anche per il radicale cambiamento dello stile di vita a partire dagli anni Settanta fino ad ora, le condizioni che rendono possibile la Sindrome metabolica sono andate progressivamente incrementando. Parallelamente a ciò, anche i livelli medi di testosterone, per lo stesso periodo di tempo preso in considerazione, sono andati diminuendo (75). Infatti, l'obesità influenza negativamente la salute del singolo, e questo è vero soprattutto a livello della salute cardiaca. Gli studi che hanno analizzato la relazione tra obesità e testosterone hanno evidenziato una correlazione negativa (76,77).
Maggiore è la concentrazione sistemica di testosterone in un individuo, minore è la sua probabilità di divenire obeso. Al contrario, più si è obesi e minori saranno i propri livelli di testosterone. Ancora più convincenti sono i risultati che mostrano come una bassa concentrazione di testosterone sia associata ad un incrementato livello di obesità addominale- viscerale, nonché a una più alta percentuale di grasso corporeo ed a più elevati livelli di insulina. Alti livelli di insulina, si ricorda, promuovono lipogenesi (accumulo di grasso) e inibiscono la lipolisi (distruzione dei trigliceridici).
Il grasso corporeo ed il testosterone presentano una sorta di relazione simile a quella (proverbiale) della “gallina e dell'“uovo”: a volte è impossibile determinare quale delle due condizioni origina per prima e, quindi, chi genera la seconda. Il testosterone stimola i recettori che riducono l'accumulo di grasso, incrementando i fenomeni lipolitici nonché deviando i precursori degli adipociti nel divenire miocellule piuttosto che adipociti maturi (78).
Gli adipociti non sono cellule specializzate unicamente all'immagazzinamento di trigliceridi e rilascio di acidi grassi, ma rappresentano un vero e proprio apparato endocrino in grado di secernere ormoni e messaggeri. Tra i messaggeri vi sono due citochine (appunto adipocitochine): resistina e adiponectina.
La resistina incrementa la resistenza all'insulina e l'infiammazione (due condizioni che conducono al diabete di tipo 2, all'ASCVD e a tutte le altre patologie legate all'infiammazione stessa). L'adiponectina, invece, esercita un ruolo protettivo e la sua secrezione aumenta al diminuire dei livelli di grasso e/o in corrispondenza di valori limitati di grasso; l'aumento del grasso corporeo determina, per contro, un decremento dei livelli di adiponectina ed il contemporaneo elevarsi dei livelli di altre adipocitochine di natura infiammatoria (86).
La resistenza all'insulina e il diabete di tipo 2 sono importanti fattori da considerare per la valutazione del rischio di infarto del miocardio. Sussiste, infatti, una relazione inversa tra livelli di testosterone ed insulino-resistenza e tra testosterone e diabete di tipo 2 (79). Bassi livelli di testosterone rappresentano il preludio allo sviluppo del diabete di tipo 2 (80). Al diminuire dei livelli di testosterone incrementa la resistenza all'insulina; ciò induce il corpo a mantenere, per ovvie ragioni omeostatiche sul controllo glicemico, elevati livelli di insulina. Se i livelli di insulina rimangono elevati nel lungo termine, i processi di dimagrimento vengono meno, mentre spiccati risultano quelli che favoriscono un aumento della massa grassa.
Il trattamento del diabete di tipo 2 con testosterone riduce il livello di glucosio nel sangue e l'insulino-resistenza; ciò rappresenta anche un fattore benefico ai fini della riduzione del rischio d'infarto, in quanti sono soggetti a tale condizione (81, 82). Un altro marker, emoglobina A1C (HA1C), subisce un decremento in corrispondenza della terapia a base di testosterone.
Solo recentemente la collaborazione di agenzie specializzate ha cambiato la modalità di diagnosi del diabete. La diagnosi del diabete è sempre stata funzione della misurazione dei livelli glicemici a digiuno, attraverso il test di tolleranza al carico orale di glucosio. Tale test valuta e prende in considerazione il modo in cui il corpo è in grado di gestire la disponibilità glicemica nel breve periodo. Ora, invece, la misurazione della HA1C consente di monitorare il controllo glicemico a lungo termine (83).
Il meccanismo d'azione entro il quale il testosterone agirebbe nel decremento della resistenza all'insulina sarebbe rappresentato dalla sua azione nel favorire il decremento dei livelli di grasso viscerale, il cui evento determina una diminuzione dei processi infiammatori e del flusso di acidi grassi verso il fegato - inducendo in tal modo una riduzione della massa grassa ed un contemporaneo miglioramento della funzione mitocondriale.
Come detto, al decrementare del livello di testosterone, il suo ruolo inibitorio sugli adipociti viene meno, permettendo in tal modo un incremento della massa grassa. Sfortunatamente, il peggio deve ancora arrivare. All'elevarsi dei livelli di massa grassa aumenta anche la disponibilità dell'enzima “aromatasi”, responsabile della conversione del testosterone in estrogeni, portando così ad un circolo vizioso negativo (84).
Infatti, gli estrogeni non solo favoriscono i processi di accumulo adiposo ma in concerto metabolico a due adipocitochine e alla leptina riducono la sensibilità del sistema chemocettivo dell'asse ormonale HPT (Hypothalamus-Pituitary-Testicles) ai bassi livelli di testosterone, inducendo, così, inibizione del feedback positivo dello stesso asse in risposta ai bassi livelli di ormone circolante. Ciò induce al procrastinare di bassi livelli di testosterone che alimentano un circolo vizioso a favore di un aumento dei livelli di obesità e insulino-resistenza (73).
Uno studio. In uno studio di pochi anni fa, 87 individui di sesso maschile con diabete e patologia coronaria sono stati “randomizzati” a 12 settimane di trattamento con testosterone undecanoato o placebo, all'interno di un protocollo in “doppio cieco”. Si sono valutati prima dell'intervento, settimanalmente ed alla fine dell'intervento stesso: gli episodi di angina, il numero degli episodi ischemici giornalieri ed il carico totale ischemico tramite ECG Holter. Furono misurati anche i livelli di colesterolo totale sierico e la concentrazione dei trigliceridi ematici.
Risultati: rispetto al gruppo placebo, quello trattato con testosterone riportò una riduzione del 34% degli episodi di angina settimanali; riduzione degli episodi ischemici silenti del 26% e del totale carico ischemico del 21%. Inoltre, dopo 12 settimane, i livelli di colesterolo totale e trigliceridi subirono anch'essi un decremento nei soggetti del gruppo trattato con testosterone rispetto al gruppo con placebo (70, 71). Dunque, in questo caso, l'uso terapeutico del testosterone si è rivelato positivo.

Conclusioni

È scoraggiante apprendere come buona parte del “sapere di massa” sia frutto di informazioni assunte passivamente, per via del credito attribuito alla ripetitività con la quale vengono propinate tali “informazioni”, piuttosto che all'attendibilità delle stesse. Attendibilità che deriva da analisi scientifiche scrupolose, critiche e selettive, in grado di confutare ciò che non è corretto, o che in un modo “socio-culturale” del tutto alterato viene diffuso e propagandato e che col tempo diventa “dogma”. Solo a quel punto, la scienza può finalmente affermare - a ragione - la propria verità, e così fondare la propria cultura del vero.
Compito dei corretti divulgatori, ad ogni livello e in ciascun ambito specifico, è proprio diffondere tali verità scientifiche - smentendo tutte le pseudo- verità. Stay hard!

 

Articolo per gentile concessione della rivista "Cultura Fisica"


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