Tamsulosina

Andi Cenko Farmacista

La tamsulosina è un alfa bloccante α1-selettivo, usato per il trattamento dei sintomi dell'iperplasia prostatica benigna. La tamsulosina agisce legandosi in modo selettivo e competitivo ai recettori adrenergici postsinaptici alfa1A (che innervano quasi tutta la muscolatura liscia), causando cosi il rilassamento della muscolatura liscia, compresa quella di prostata ed uretra.  Il rilassamento della muscolatura liscia di queste due strutture anatomiche determina un incremento della velocità massima del flusso urinario ed una riduzione notevole dell'ostruzione. La tamsulosina migliora anche i sintomi di irritazione delle basse vie urinarie causati dalla contrazione della muscolatura liscia.
TamsulosinaUno degli inconvenienti più marcati della tamsulosina è l'abbassamento della pressione arteriosa; dal momento che la maggior parte dei pazienti affetti da iperplasia prostatica benigna ha un'età avanzata, è anche uno degli inconvenienti più frequenti. L'abbassamento della pressione arteriosa avviene poiché la tamsulosina - rilasciando anche la muscolatura liscia che circonda i vasi più grandi del sistema circolatorio - provoca un allargamento dei vasi sanguigni, di conseguenza una diminuzione delle resistenze periferiche. Anche se studi  condotti somministrando il farmaco a persone con valori pressori normali non hanno dimostrato alcuna riduzione clinicamente significativa della pressione arteriosa, si consiglia comunque di far attenzione durante il trattamento di persone anziane o che tendono ad avere una bassa pressione arteriosa. 

La tamsulosina è stata  sviluppata  dalla casa farmaceutica  Yamanuchi Pharmaceuticals (ora parte della casa farmaceutica Astellas Pharma), e viene commercializzata da diverse aziende come Boehringer-Ingelheim o CLS, ma sempre sotto la licenza dell'Astellas Pharma. La tamsulosina fu commercializzata per la prima volta negli Stati Uniti sotto il nome registrato di Flomax, mentre in alcuni paesi europei come l'Italia e l'Islanda, l'Astellas Pharma Europe ha commercializzato il farmaco sotto il nome registrato di Ominic. Nel 2009, però, il brevetto della casa farmaceutica Astellas Pharma per il Flomax è scaduto, quindi nel marzo del 2010 la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato la vendita della preparazione generica.  Ora in Italia la tamsulosina viene  commercializzata   anche come farmaco generico sotto diversi nomi, come Antunes, Pradif, Tamsulosina, Lura, Tamlic, Probena e Botam. 
La tamsulosina è un farmaco rapidamente assorbito dall'intestino, vantando cosi anche una biodisponibilità molto elevata. L'assorbimento della tamsulosina può risultare rallentato nei casi in cui il farmaco venga somministrato in concomitanza o in prossimità dei pasti; pertanto, per ottimizzare il suo assorbimento se ne consiglia la somministrazione dopo la colazione. Mediamente, dopo sei ore dall'assunzione si raggiunge il picco di concentrazione plasmatica del farmaco, che può comunque variare da un paziente all'altro, sia dopo una dose singola che dopo dosi ripetute nel tempo, in base alle caratteristiche metaboliche individuali. La distribuzione della tamsulosina nel sistema circolatorio avviene mediante il legame del farmaco con le proteine plasmatiche in una percentuale altissima, che supera il 99%. Siccome la tamsulosina viene metabolizzata lentamente, l'effetto del primo passaggio epatico è pressoché nullo; di conseguenza, la maggior parte del tamsulosina si trova inalterata nel plasma.

I metaboliti della tamsulosina presentano una diversa efficacia rispetto al farmaco inalterato; sia la tamsulosina che i suoi metaboliti vengono eliminati principalmente per via urinaria.

Posologia e modalità d'uso

La dose raccomandata di tamsulosina per il trattamento dei sintomi dell'iperplasia prostatica benigna è di 0,4 mg/die, da assumere in un'unica somministrazione giornaliera, circa tre quarti d'ora dopo la prima colazione. In caso di pazienti con  funzionalità epatica e/o renale  gravemente compromessa, può rendersi necessario un aggiustamento della dose, dal momento che la tamsulosina viene eliminata quasi totalmente per via renale.
Se dopo tre o quattro settimane dall'inizio del trattamento non si osservano gli effetti clinici desiderati, è necessario aumentare la dose giornaliera a 0,8 mg, da assumere sempre in un'unica somministrazione quotidiana. In caso di interruzione del trattamento con tamsulosina, qualora si riprenda l'assunzione del farmaco, è consigliabile farlo alla dose di 0,4 mg/die, indipendentemente dalla dose che si usava prima dell'interruzione della terapia; solo in un secondo momento si può aumentare la dose in caso di necessità.
Le capsule di tamsulosina vanno inghiottite intere, senza romperle, masticarle,  aprirle o danneggiarle in alcun  modo.

Controindicazioni e avvertenze per l'uso

Prima di iniziare il trattamento con tamsulosina, è consigliabile sottoporre il paziente a diversi controlli della prostata per escludere la presenza di un cancro alla prostata di carattere maligno o altre condizioni patologiche che possono manifestarsi con gli stessi sintomi dell'iperplasia prostatica benigna. A parte il controllo della prostata tramite l'esame digitale, si consiglia di eseguire anche il test dell'antigene prostatico specifico (PSA), sia prima che durante il trattamento con tamsulosina.

L'uso del farmaco può provocare un abbassamento della pressione arteriosa a causa del suo effetto vasodilatatore, che in alcuni casi, specialmente in soggetti che lamentano una bassa pressione arteriosa, può causare capogiri, debolezza e anche svenimento; in questi casi il paziente va adagiato su un letto, disteso, fino alla scomparsa dei sintomi.

Durante l'intervento chirurgico della cataratta, in alcuni pazienti precedentemente trattati con tamsulosina si è verificata la comparsa della Intra-operative Floppy Iris Sindrome, che consiste nel restringimento dell'iride e nel rimpicciolimento della pupilla; nella maggior parte dei casi i pazienti avevano interrotto il trattamento con tamsulosina di recente, da 2 a 14 giorni prima dell'intervento, ma in alcuni casi molto rari i pazienti avevano interrotto il trattamento da più di 5 mesi. Quindi, nel caso il paziente sappia già che si deve sottoporre ad un intervento chirurgico per rimuovere la cataratta, non è consigliabile iniziare un trattamento con tamsulosina. Inoltre, durante la valutazione pre-operatoria, si raccomanda al medico oftalmologo ed al chirurgo di accertare se il paziente sia stato o meno in trattamento con tamsulosina, in modo da avere cosi tutte le informazioni e i mezzi necessari (come per esempio l'anellino che si usa per l'allargamento dell'iride) per poter effettuare l'intervento chirurgico al meglio.
Come la maggior parte dei farmaci, la tamsulosina viene metabolizzata dalla grande famiglia di enzimi del CYP450, in modo particolare dagli isoenzimi CYP3A4  e CYP2D6. Quindi tutti gli inibitori del sistema enzimatico del CYP450, in particolare gli inibitori degli isoenzimi CYP3A4  e CYP2D6, possono causare delle variazioni sulla concentrazione plasmatica di tamsulosina. Non a caso, la somministrazione congiunta di tamsulosina e ketoconazolo, che è un forte inibitore del CYP3A4, provoca un incremento notevole della concentrazione plasmatica di tamsulosina; per questo motivo si sconsiglia la somministrazione concomitante di questi due farmaci. Altri inibitori moderati dell'isoenzima CYP3A4, come l'eritromicina, non sono stati ancora studiati, ma si ritiene che la somministrazione congiunta alla tamsulosina comporti dei cambiamenti di concentrazione farmacologicamente non significativi. Un altro farmaco da prendere in considerazione è la paroxetina, che è un forte inibitore dell'isoenzima CYP2D6. La somministrazione di paroxetina contemporaneamente alla tamsulosina, a causa dell'inibizione del metabolismo di quest'ultima, causa un aumento significativo della concentrazione plasmatica di tamsulosina, quindi è sconsigliato l'uso contemporaneo di questi due farmaci. Anche la cimetidina, se viene somministrata insieme alla tamsulosina, può diminuire la clearence  di quest'ultima ed aumentarne la concentrazione. Un'altra categoria di farmaci per cui viene sconsigliata la somministrazione congiunta a tamsulosina è quella degli inibitori del PDE5, come  sildenafil (Viagra) o  tadalafil (Cialis), poiché entrambi causano vasodilatazione e contribuiscono ad amplificare l'ipotensione indotta dalla tamsulosina, potendo quindi causare lo svenimento del paziente. Inoltre warfarin e diclofenac possono determinare un aumento del tasso di eliminazione della tamsulosina.
In caso di sovradosaggio si può manifestare un abbassamento della pressione arteriosa fino allo svenimento, preceduto da vomito e diarrea; per abbassare i livelli della tamsulosina si raccomanda di sottoporre il paziente a lavande gastriche per diminuire l'assorbimento del farmaco, e di somministrare vasocostrittori per contrastare l'abbassamento della pressione arteriosa.

Gravidanza e allattamento

Finora, gli studi su animali non hanno dimostrato alcun rischio di feto-tossicità correlato all'uso di tamsulosina, anche in dosi molto elevate che superavano di circa 50 volte quelle usate in terapia. Nonostante questo, l'uso della tamsulosina nelle donne in generale, sopratutto se gravide, è controindicato.
I dati raccolti dagli stessi studi animali hanno però dimostrato una significativa riduzione della fertilità maschile e femminile in caso di somministrazione a dosi circa 50 volte più elevate di quelle che si usano per il trattamento dei sintomi dell'iperplasia prostatica benigna. Il meccanismo di tali effetti non è ancora del tutto chiaro ma si pensa che abbia a che fare con i problemi correlati all'eiaculazione, al numero di spermatozoi contenuti nel liquido seminale e all'impedimento di una corretta fertilizzazione. Tuttavia, l'effetto della riduzione della fertilità è reversibile; nel caso di somministrazione di una sola dose di tamsulosina (circa 50 volte superiore a quella terapeutica), si sono resi necessari tre giorni affinché la capacità riproduttiva del maschio tornasse alla normalità, mentre in caso di somministrazioni di multi-mega-dosi possono servire dalle quattro alle nove settimane prima che tutto ritorni ai livelli desiderati. Un trattamento con dosi multiple di tamsulosina, circa 16 volte maggiori rispetto alle dosi terapeutiche, condotto sempre su animali, non ha dimostrato alcun tipo di effetti collaterali né sulla fertilità maschile né su quella femminile.
Non ci sono ancora dati per quanto riguarda la secrezione di tamsulosina nel latte materno perciò l'uso della tamsulosina durante l'allattamento  è controindicato.

Effetti collaterali e indesiderati

Come tutte le medicine, anche la tamsulosina può causare una serie di effetti collaterali, sebbene nella maggior parte dei pazienti non si manifesti alcun tipo di disturbo. Gli effetti collaterali più comuni della tamsulosina sono quelli correlati alla vasodilatazione e all'abbassamento della pressione arteriosa: mal di testa, che viene lamentato da circa il 20% dei pazienti, vertigini, lamentate da circa il 15% dei pazienti, sonnolenza, insonnia e diminuzione della libido, lamentata da circa l'1% dei pazienti; tuttavia, riguardo a quest'ultimo punto è interessante notare come anche nel gruppo di controllo trattato con placebo, la stessa percentuale di pazienti, pari a circa l'1,2%, ha lamentato una diminuzione della libido.  Altri effetti collaterali sono quelli correlati al sistema urogenitale, come l'eiaculazione retrograda, la riduzione del volume dell'eiaculato e l'eiaculazione dolorosa. Si pensa che l'eiaculazione retrograda sia causata dall'inibizione dello sfintere prostatico. Anche se la tamsulosina viene associata  ai disturbi dell'eiaculazione, è stato confermato che non è responsabile di disfunzione erettile.
Un altro effetto indesiderato della tamsulosina, che si manifesta durante l'intervento chirurgico della cataratta, è la sindrome dell'iride a bandiera (Intraoperative Floppy Iris Sindrome).