Tachicardia

Si parla di tachicardia - dal greco tachys (rapido o accelerato) e kardia (del cuore) - quando la frequenza cardiaca a riposo eccede i limiti superiori di normalità per la popolazione di riferimento. Nell'adulto, ad esempio, si ha tachicardia tutte le volte che la frequenza cardiaca (FC) a riposo supera i 100 battiti al minuto (bpm).

Frequenze cardiache tachicardiche
nei vari periodi di vita
Età FC (bpm)
1-2 giorni
3-6 giorni
1-3 settimane
1-2 mesi
3-5 mesi
6-11 mesi
1-2 anni
3-4 anni
5-7 anni
8-11 anni
12-15
>15 anni
> 159
> 166
> 182
> 179
> 186
> 169
> 151
> 137
> 133
> 130
> 119
> 100

La velocità con cui si compie il ciclo cardiaco è regolata da impulsi elettrici finemente distribuiti alle varie regioni del miocardio; se per una qualche ragione si manifestano problemi a livello delle "centraline" e delle "reti elettriche" del cuore, la frequenza cardiaca può salire (tachicardia) o scendere (bradicardia) in maniera eccessiva. Mentre quest'ultima condizione, soprattutto nei giovani e negli sportivi, è spesso priva di significato patologico, la tachicardia - pur essendo talvolta scorporata da qualsivoglia problema di salute - è più spesso spia di condizioni patologiche. Un'eccessiva frequenza cardiaca a riposo può infatti disturbare le normali funzioni del cuore, innalzando il rischio di subire un ictus od un arresto cardiaco improvviso.

Sintomi e complicanze della tachicardia

Un cuore che batte troppo velocemente - perdendo la sua naturale armoniosità nell'alternare contrazioni e rilassamenti - può compromettere il normale apporto di sangue ai vari distretti dell'organismo. La conseguente sofferenza dei tessuti più scarsamente irrorati sta alla base dei sintomi tipicamente associati alla tachicardia: dispnea, palpitazioni (fastidiosa percezione del battito cardiaco), sincope (svenimento), dolore toracico e vertigini. In alcune persone, comunque, la tachicardia è completamente asintomatica e come tale viene diagnosticata occasionalmente durante accertamenti di routine.

Un cuore che batte velocemente è a tutti gli effetti un muscolo sotto-sforzo e come tale necessita di una maggiore quantità di sangue, ossigeno e nutrienti rispetto ad un muscolo sottoposto ad uno sforzo inferiore. Pertanto, anche le stesse cellule cardiache possono soffrire per il troppo lavoro ed il poco ossigeno, specie quando l'apporto ematico è ulteriormente ridotto da altre condizioni patologiche, ad esempio dalla presenza di placche di grasso (ateromi) nelle coronarie.

Cause tachicardia

Qualsiasi farmaco, condizione o malattia in grado di interferire con la normale attività elettrica del cuore, può essere responsabile di tachicardia.

Lo sapevi che...
Durante gli stati febbrili le pulsazioni aumentano di circa 8 bpm per ogni grado di temperatura superiore ai 37°C, mentre il metabolismo si alza del 13%.

E' il caso ad esempio, del tabagismo, dell'alcolismo, dell'eccessivo consumo di caffè o di altri alimenti nervini, dell'abuso di droghe ricreazionali (come la cocaina o le amfetamine), di alterazioni elettrolitiche, di eccessivo stress o ansietà, dell'ipertiroidismo/tireotossicosi, dell'ipertensione, della febbre, dell'anemia, di malformazioni congenite del cuore o di un suo danneggiamento da parte di particolari malattie (ad esempio per un pregresso infarto cardiaco). Tachicardie iatrogene si possono registrare in soggetti predisposti che assumono farmaci come gli antiasmatici e gli antistaminici.

In condizioni fisiologiche la tachicardia insorge dopo un'attività fisica intensa e a seguito di forti emozioni; può accadere, ad esempio, che sia la stessa ansia scatenata dalla visita medica ad aumentare in maniera non trascurabile la frequenza cardiaca a riposo.

 

Attività elettrica del cuore e disturbi associati

 

Nel cuore, all'interno dell'atrio destro troviamo il cosiddetto "nodo del seno" (o nodo seno-atriale), un pacemaker naturale da cui originano stimoli elettrici scaricati ad una cadenza regolare di 60/100 battiti al minuto. Questi segnali si trasmettono al tessuto muscolare degli atri, innescando la contrazione atriale ed il conseguente passaggio di sangue nei ventricoli. Gli impulsi elettrici originati dal nodo seno atriale arrivano sino ad un gruppo di cellule specializzate, che nel loro complesso formano il cosiddetto nodo atrioventricolare, una sorta di relè che trasmette il segnale elettrico ad un altro gruppetto di cellule, detto fascio di His, che a sua volta conduce l'impulso dal nodo atrio-ventricolare ai due ventricoli. Quando lo stimolo elettrico li raggiunge, questi si contraggono, pompando il sangue nel circolo polmonare (ventricolo destro) e in quello sistemico (ventricolo sinistro).

Nel caso in cui si verifichi un'anomalia in una delle varie componenti del sistema elettrico del cuore, possono comparire aritmie più o meno severe, associate o meno a tachicardia. In relazione alle caratteristiche dell'anomalia e del tracciato elettrocardiografico, si utilizzano termini medici specifici, come: tachicardia sinusale (la forma più comune), tachicardie sopraventricolari, fibrillazione atriale, fibrillazione ventricolare e flutter atriale.

Diagnosi

Lo strumento diagnostico più importante è l'elettrocardiogramma, che utilizza piccoli sensori elettrici, collegati al petto e alle braccia, per registrare gli impulsi elettrici del cuore e la loro conduzione. L'esame può essere condotto a riposo, sotto sforzo e in altre condizioni di stress, oppure per periodi di tempo prolungati sfruttando dispositivi portatili.

Particolari esami del sangue possono rendersi necessari per indagare la presenza di patologie sottostanti.

Trattamento

Vedi anche: Farmaci per la cura della Tachicardia


Certe forme di tachicardia non richiedono alcun trattamento, mentre in altri casi è necessario intervenire farmacologicamente. Esiste anche la possibilità di eseguire manovre capaci di abbassare la frequenza cardiaca; tra queste si ricorda l'espirazione forzata a glottide chiusa (manovra di Valsalva), l'applicazione sul viso di acqua fredda o di un sacchetto del ghiaccio, il massaggio o la compressione monolaterale della carotide e bilaterale dei bulbi oculari; il tutto, ovviamente, secondo i consigli del proprio medico, dal momento che questi interventi possono essere molto pericolosi per alcune categorie di pazienti. Se tutto ciò non ha successo, specie negli episodi più gravi, si rende necessaria l'iniezione di medicinali antiaritmici, in grado di ristabilire la normale frequenza cardiaca. Nei casi ancor più severi, con evidente pericolo di decesso, i soccorsi sanitari possono intervenire con l'elettroconversione (utilizzando il "famoso" defibrillatore visto in molte scene cinematografiche).

Per prevenire il ripresentarsi della tachicardia e delle sue complicanze, possono essere somministrati farmaci betabloccanti (propranololo ed esmololo) e calcio antagonisti (diltiazem ed erapamil). Altre volte il paziente deve sottoporsi ad interventi di ablazione cardiaca, in cui piccoli elettrocateteri, sottili e particolarmente flessibili, vengono inseriti nei vasi sanguigni e fatti arrivare al cuore. Una volta localizzata, la zona di tessuto che determina il problema elettrico viene distrutta sfruttando le radiofrequenze.

In determinate circostanze si rende necessario l'impianto di cardioverter-defibrillatori, piccoli dispositivi elettrici capaci di captare sul nascere le tachi-aritmie e produrre risposte in grado di ripristinare la normale frequenza cardiaca.