Steroidi anabolizzanti e Mortalità

Del dottor Francesco Casillo


Si ricorda che la presente trattazione ha il solo scopo di fornire un'informazione scientifica corretta sull'azione di queste sostanze - escludendo qualsiasi intento di incentivarne l'uso in ambito sportivo.
Pertanto, l'autore non promuove l'utilizzo di alcun genere di sostanze dopanti (oltretutto, vietate dalla legge italiana in ambito sportivo). In questo senso, le sezioni concernenti gli effetti di testosterone e steroidi anabolizzanti hanno soltanto carattere informativo di natura scientifica (ampiamente comprovata dai riferimenti bibliografici).

Sembra quasi che il concetto e la sostanza delle parole “steroidi anabolizzanti”, in virtù dell'uso che ne fanno i “parlanti”, abbiano cambiato e rimodellato il loro significato pragmatico - ma ancora prima semantico - rispetto a ciò che rappresentano chimicamente e alle loro azioni fisiologiche sistemiche e locali, fino a divenire sinonimi di effetti devastanti e decessi. Steroidi anabolizzanti mortalitàCerto è che, al passare del tempo, minore sarà la chiarezza e trasparenza a rigore di scienza e più sarà necessaria un'analisi diacronica per capire il vero etimo dei termini in questione.
In questo articolo non si tratterà di cosa sono e quali effetti producono sul corpo - a diversi livelli - ma si discuterà (per rimanere in linea all'impostazione schematica dei “miti” con cui si è steso il presente “Dossier”) del filo conduttore che associa gli stessi alla morte e a patologie gravi. Come è stato per gli altri punti, anche in questo, ogni topic esposto sarà supportato da referenze scientifiche accreditate e non già da opinioni che finora troppo spesso hanno fatto - a torto - da scienza.
Negli Stati Uniti, ogni anno, si contano 490.000 decessi da tabacco, 75.000 da cocaina e 3 da abuso di steroidi anabolizzanti. Inoltre, l'indice della frequenza con la quale chi abusa di steroidi anabolizzanti si presenta in pronto soccorso li pone al 142° posto (rispetto alle altre svariate motivazioni), laddove al 1° posto vi è alcol, poi la cocaina e la marijuana e via dicendo. Così parlano le statistiche ufficiali del CDC (Center for Desease Control).
I riscontri oggettivi sugli effetti degli steroidi anabolizzanti in una relazione “farmaco/dose” sono stati portati alla luce da alcuni interessanti studi. Si tratta di evidenze e risultati dal “segno” alquanto diverso rispetto al “comune sapere”, soprattutto per la natura dei farmaci utilizzati e del loro “atipico” dosaggio rispetto a quello raccomandato per uso terapeutico.
In un primo studio 61 soggetti eugonadici, di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, sono stati suddivisi in 5 gruppi a cui veniva somministrato settimanalmente (per 20 settimane consecutive) testosterone enantato in dosi rispettivamente di 25, 50, 125, 300 e 600mg (66).
Le concentrazioni sieriche di testosterone erano di 253, 306, 542, 1345, e 2370 ng/dl per i gruppi che avevano ricevuto rispettivamente 25, 50, 125, 300 e 600mg di testosterone enantato.
Risultati: l'incremento di massa magra è stato dose-dipendente, cioè all'aumentare della dose di testosterone somministrata si registravano valori incrementali di massa magra.
Il decremento della massa grassa era inversamente correlato alla dose di testosterone. Non sono stati registrati cambiamenti significativi su umore e PSA. L'unico tratto negativo era un decremento delle HDL all'aumentare della dose di testosterone somministrata; più precisamente, il valore più basso è stato registrato nel gruppo che aveva ricevuto 600mg a settimana di testosterone e questo era “34”, esattamente un punto al di sotto dei range di riferimento.
In un secondo studio a 31 soggetti positivi all'HIV è stato somministrato del nandrolone decanoato per 12 settimane secondo il protocollo che segue (67): prima settimana 200mg; seconda settimana 400mg; 600mg per le rimanenti 10 settimane. I soggetti vennero divisi in 2 gruppi, uno che non faceva esercizio fisico, l'altro che seguiva un protocollo di allenamento.

Risultati: non sono stati registrati cambiamenti negativi in entrambi i gruppi sui livelli di colesterolo totale, LDL e trigliceridi, sebbene il valore di questi ultimi abbia subìto un decremento assoluto su tutti e due i gruppi. In entrambi i gruppi si è riscontrata una diminuzione del livello di Lipoproteina A (lipoproteina in grado di oltrepassare la tunica intima arteriosa umana e di promuovere fenomeni trombotici, infiammatori e formazione di cellule schiumose). Inoltre, solo nel gruppo che associava la somministrazione del farmaco insieme ad esercizio fisico vi è stato un miglioramento della dimensione delle particelle LDL.

Va sottolineato che non tutte le LDL sono uguali: le particelle LDL sono eterogenee per dimensione, densità e composizione. Un crescente numero di evidenze ha dimostrato che quelle più piccole e dense sono più aterogeniche rispetto a quelle più grandi e soffici (68). In pratica, per uno stesso valore di LDL (espresso in mg/dl) si possono avere differenti livelli di rischio cardiovascolare a seconda della proporzione tra dimensione e densità. Un valore incrementale della loro frazione densa e piccola può incrementare il rischio cardiovascolare in riferimento ad un dato e stesso valore delle LDL. Ciò può dipendere da diversi fattori: 1) perché riescono ad insinuarsi nello spazio sub-endoteliale dove le placche si formano; 2) per incrementato uptake da parte dei macrofagi e per aumentata suscettibilità nella loro ossidazione (entrambi rappresentano gli step antecedenti i fenomeni aterogenici); 3) oppure in relazione alla ridotta clearance delle LDL per la scarsa affinità delle particelle piccole e dense ai recettori delle stesse LDL (69).
In un terzo studio, condotto monitorando gli effetti dell'assunzione, per 12 settimane, di uno dei più temuti composti androgenico-anabolico-steroidei (Anadrol, principio attivo: Ossimetolone) su un gruppo di 31 persone anziane, la cui età era compresa tra i 65 e gli 80 anni (85), i soggetti furono suddivisi in 3 gruppi: al primo gruppo veniva somministrata una dose giornaliera di 50mg di prodotto, al secondo gruppo una dosa giornaliera di 100mg e al terzo gruppo veniva dato del placebo. Vennero monitorate le variazioni della massa magra e della forza, dei marker di rischio cardiovascolare (colesterolo totale, HDL, LDL, trigliceridi sierici), dei livelli di PSA (antigene prostatico-specifico) e degli enzimi epatici.
Risultati: gli incrementi di massa muscolare e forza erano relativi al dosaggio utilizzato, più precisamente: incrementi di 2,9kg e 5,4kg sono stati riportati relativamente all'assunzione di 50 e 100mg rispettivamente del composto anabolico-androgenico in oggetto. Invece, non vi sono stati significativi cambiamenti nelle variazioni di PSA (antigene prostatico specifico), colesterolo totale e LDL, e in quelli dei trigliceridi sierici. Tuttavia, vi sono state altre variazioni significative: quelle relative ai valori di HDL, con decrementi rispettivamente di 19 e 23 punti per i dosaggi di 50mg e 100mg. Per quanto concerne, invece, le variazioni dei parametri enzimatici del fegato, questi hanno subìto un incremento solo relativamente al dosaggio più alto (100mg), tuttavia, le variazioni incrementali registrate non erano “drammatiche” e non sono state accompagnate da alcun processo di ispessimento ed ipertrofia epatica, né tanto meno da alcuna patologia epatica.
Abbiamo ovviamente parlato di somministrazioni di steroidi anabolizzanti sotto controllo medico e con obiettivi terapeutici. Sebbene l'utilizzo di sostanze androgenico-anabolizzanti ai fini sportivi collida con il rispetto della legge, nonché con l'autentico spirito sportivo che si basa sul rispetto delle pari opportunità degli atleti che prendono parte alle prestazioni agonistiche, e sui principi etico-morali che dovrebbero far parte del concetto di sport pulito - mediante il quale chiunque deve poter esprimere le proprie performance atletiche naturali, risultato del connubio tra doti genetiche e adattamenti ambientali che su esse agiscono (allenamento, dieta, stile di vita), senza subire alterazioni in risposta a metodiche terze (doping) -, l'analisi scientifica della pericolosità o meno di certe sostanze non può farsi condizionare da aspetti prettamente etico-sportivi e socio-culturali. Ciò perché le leggi naturali che governano i delicati processi ormonali, enzimatici e metabolici propri degli stati di salute o malattia (in risposta a pratiche d'intervento ormonale o simili o da stili nutrizionali equilibrati o dal malnutrizione) dell'uomo, non risentono dei filtri culturali individuali e collettivi derivanti dal concetto di “giusto” o “sbagliato”, di “etico” o “non etico”, ma dall'osservazione scientifica dei risultati che ne derivano.
Pertanto, ritengo che tra il “non etico” utilizzo di sostanze alteranti la performance in maniera “non naturale” (come gli steroidi anabolizzanti) ed il terrorismo mediatico sulla loro morbosità, morbilità e letalità, vi sia un confine molto sottile - rappresentato dall'informazione scientifica e dai dati statistici.
Un confine talmente labile da risultare quasi invisibile per tante persone. Quando non si è in grado di poter confutare con scienza e dati statistici determinate asserzioni, il senso comune e modelli stereotipati su eventi di pura natura e riscontro scientifico vuol dire che si è in balìa di modi di intendere ed operare che non si confanno al porre in rilievo la verità ma il senso di ciò che risulta accettabile ed in linea con le proprie convinzioni individuali e con i modi di “percepire” il vero: tutti fattori (rispettabili ma non sempre scientifici, appunto) derivanti da vissuti plasmati da interazioni socio-culturali e spazio-temporali.


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