Il sonno ed i suoi disturbi

A cura del Dott. Stefano Casali

Introduzione

L'uomo trascorre mediamente un terzo della sua vita dormendo. Ma dormire non vuol dire tagliare completamente i ponti con la realtà: durante il Sonno si determina una serie complessa di fenomeni, primo fra tutti il sogno (Mancia M., 1996).  è solo in questi ultimi decenni che si è cercato di approfondire e capire i meccanismi di questo fenomeno così complesso ed importante, che per lungo tempo, ed in parte tuttora, rimane simile al lato oscuro della Luna. SonnoInfatti, nonostante l'enorme mole degli studi, i problemi da risolvere, le domande a cui rispondere, sono ancora tanti. Se l'evidenziare le due fasi del Sonno (REM e non-REM) ha costituito un primo fondamentale passo per uno studio oggettivo del Sonno, è pur vero che poco sappiamo non solo sui meccanismi ciclici che innescano il Sonno e le sue fasi, ma anche su quanto accade complessivamente nell'organismo umano durante il Sonno (Drucker-Colin R., 1979). L'importanza del sonno si può evidenziare anche sul piano evolutivo: assente nei pesci e negli anfibi, comincia a comparire nei rettili, mentre le fasi REM e non-REM fanno una timida comparsa negli uccelli, per strutturarsi definitivamente nei mammiferi (Jouvet M., 2000). Ma a parte l'importanza dello studio neurofisiologico del Sonno, rimane aperto anche il problema della patologia del Sonno: ovverosia le insonnie, le parasonnie, le ipersonnie. Si calcola che attualmente circa un quarto della popolazione sopra i 40 anni soffre di insonnia. Se si tiene conto di questa elevata incidenza e del fatto che l'insonnia cronica non è solo un disturbo del Sonno ma dell'intera personalità, si può comprendere l'importanza dello studio del Sonno, non solo sul piano teorico, ma anche su quello clinico (G. Coccagna., 2000).

 

» Considerazioni sul significato funzionale del sonno
  seconda parte (teoria del recupero, della conservazione dell'energia, dell'apprendimento, evolutiva)
» I disturbi del sonno
  Insonnie
  Ipersonnia
  Disturbi sonno-veglia (introduzione e disturbi transitori)
    seconda parte (disturbi persistenti)
  Le parasonnie
  Apnee ostruttive del sonno
» Sonno e termoregolazione
» Sonno del neonato
» Sonno REM, sonno non REM ed Insonnia
» Tisana per dormire - Integratori per dormire - Farmaci per dormire

 

Considerazioni sul significato funzionale del sonno

A dispetto del gran tempo della vita che passiamo dormendo e della quantità di ricerche che in fisiologia e in psicologia sperimentale e clinica sono state fatte sul Sonno, siamo lontani da una comprensione soddisfacente del significato o dei significati funzionali che questo stato fisiologico ha. Gli effetti della privazione di Sonno e l'estremo depauperamento organico fino alla morte dell'animale totalmente e quasi privato di Sonno, suggeriscono che questa condizione fisiologica è indispensabile per l'economia biologica e mentale e per le stesse funzioni vitali. In questa prospettiva il Sonno presenta analogie con le funzioni di altri sistemi, tese a far sì che ogni animale possa adattarsi alla propria nicchia ecologica e possa sopravvivere all'attacco di predatori. L'assenza di Sonno REM, ad esempio, di alcuni cetacei (delfini) nonostante il loro alto quoziente di encefalizzazione, potrebbe appunto rispondere a queste esigenze adattative e di sopravvivenza (Jouvet M., 2000). Un discorso sul significato funzionale del Sonno deve poter prendere in considerazione i due grandi stadi (NREM e  REM) di cui il Sonno è composto. E' opinione comune che il Sonno NREM, specialmente la sua componente delta, sia correlato alla conservazione e al ristoro di funzioni vegetative di base, mentre il Sonno REM sembra collegato soprattutto alle funzioni cerebrali superiori e a quelle mentali che si organizzano in questa fase. In particolare, il Sonno delta NREM sembra avere una relazione, forse regolata da una situazione istintuale, con la veglia che l'ha preceduto e con le necessità metaboliche, termoregolatorie e omeostatiche  ad essa correlate. A favore di questa ipotesi sono la secrezione dell'ormone della crescita (GH), i processi omeostatici e termoregolatori attivi proprio in questa fase del Sonno e l'aumento della sua percentuale dopo esercizio fisico prolungato. Il riposo collegato al Sonno NREM sembra anche in accordo con una diminuita attività neuronale che si osserva in questa fase. Per contro, il Sonno desincronizzato può assolvere la funzione primaria di ristoro cerebrale e maturazione corticale. E' quindi una fase implicata nelle funzioni psicologiche a costituire una "cornice biologica" adeguata allo sviluppo di specifiche attività mentali. A favore di questa ipotesi stanno alcune considerazioni che sottolineano la coincidenza tra Sonno REM e sogno e l'aumento della sintesi proteica che si osserva nella fase REM. Questi dati offrono una soddisfacente base biologica per interpretare il processo di elaborazione delle informazioni e una loro memorizzazione che avviene con particolare evidenza durante il Sonno REM (Block V. et Al., 1981; Gigli GL. et Al., 1985). Il processo di maturazione corticale appare anche influenzato dal Sonno attivo-REM che nel feto prima e nel neonato poi domina il quadro elettropoligrafico e comportamentale ed è considerato uno stimolo endogeno indispensabile per la sinaptogenesi corticale. Il Sonno REM, inoltre, sembra partecipi ad uno sviluppo e affinamento del controllo oculomotorio nella ontogenesi. L'intenso rimbalzo di Sonno REM che segue la privazione selettiva di questo stadio, insieme alle osservazioni psicofisiologiche che collegano questa fase all'esperienza onirica, hanno suggerito che il Sonno REM possa essere per le funzioni cerebrali e mentali, più importante del Sonno NREM (Jouvet M., 2000; Marks GA., Shaffety JP. et Al., 1995). I processi della sinaptogenesi appaiono come la base neurobiologica dell'organizzazione delle informazioni e dell'apprendimento, il Sonno REM può essere considerato lo stadio in cui le informazioni, che hanno raggiunto il cervello in veglia, vanno incontro ad una riorganizzazione (che permetterebbe un processo adattativo) e un consolidamento (che permetterebbe la memorizzazione e il ricordo). E' comunque rilevante il fatto che i processi mentali con più intensa partecipazione emotiva che si collegano all'apprendimento siano paralleli ad una inibizione motoria e sensoriale, ad un aumento dell'attività talamocorticale specifica, ad una intensa desincronizzazione EEG e ad un aumento significativo con scoppi di attività di un alta percentuale di neuroni corticali.

 

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