Esercizio fisico e sistema immunitario

A cura del Dott. Marco Siffi


Un'importante  caratteristica distintiva dello stress è la sua durata. Viene definito acuto l'evento che dura pochi minuti o qualche ora, mentre si definisce cronico quello che persiste per giorni, settimane o mesi. Lo stress è stato spesso sospettato di essere all'origine di numerose malattie, e numerosi studi hanno dimostrato che lo stress può risultare immunosoppressivo e come tale può essere pericoloso per la salute dell'individuo(21). Sport ed infezioniNegli ultimi anni un certo numero di autori ha indagato anche le funzioni immunitarie degli atleti, interessandosi soprattutto alle alterazioni che si verificano subito dopo lo sforzo fisico intenso. In quasi tutti i test eseguiti, si assiste alla comparsa dopo la prestazione sportiva di un quadro che ricorda quello delle immunodeficienze; tale condizione è sicuramente transitoria perché l'assetto immunitario è generalmente normale negli atleti a riposo. È evidente che i processi infettivi sono nocivi non solo nell'imminenza delle competizioni, ma anche durante la fase di preparazione, perché alterano un programma di lavoro accuratamente preparato per mesi o addirittura per anni, come avviene nel caso dei Giochi Olimpici. Nonostante siano stati condotti numerosi studi sui rapporti tra sistema immunitario e attività fisica, l'interpretazione dei risultati non è agevole, per la mancanza, spesso, di omogeneità e riproducibilità delle casistiche. Basti pensare alle numerose variabili da considerare, quali il tipo di sforzo (diverso per durata e intensità), le caratteristiche degli individui esaminati (età, sesso, grado di allenamento) e le tecniche utilizzate nell'analisi della risposta immunitaria, che negli ultimi anni hanno subìto diverse e anche radicali modificazioni. Nei lavori raccolti si evidenzia, oltre al contagio più diffuso tra i praticanti sportivi, anche un decorso clinico peggiore se l'attività fisica è effettuata durante il periodo di incubazione dell'infezione. Le manifestazioni cliniche possono essere rappresentate da infezioni di varia natura per lo più virali, da forme banali quali quelle erpetiche, a malattie delle prime vie respiratorie, tonsilliti, gastroenteriti, fino a forme più gravi. Caratteristiche di queste condizioni morbose sono spesso la lenta risoluzione e la tendenza alle recidive, per cui l'atleta può rischiare di compromettere il suo programma di preparazione.
Al contrario, un'attività fisica moderata e costante produce una stabilizzazione del sistema immunitario e rappresenta, pertanto, la miglior profilassi per lo sportivo. Lo sport aumenta inoltre la coscienza di sé, minimizza l'ansia e porta a stabilizzazione psichica, sostenuta da una maggior liberazione di endorfine. Sembra quindi possibile affermare che un'attività sportiva moderata aumenta la capacita di sforzo e rinforza la resistenza allo stress, come venne dimostrato ad esempio negli anni '80 dal Professor w. Hofmann, dell'Istituto di Medicina Sportiva dell'Università di Colonia.(47) Nei prossimi paragrafi l'attenzione sarà focalizzata sulla relazione tra stress indotto da un esercizio fisico intenso e la facilità nel contrarre infezioni da parte degli atleti, come dimostrato da numerosi ricercatori.

2.3 LE INFEZIONI NELLO SPORT

Oggi moltissime persone praticano un'attività sportiva e ciò è sicuramente un fatto positivo, infatti è ben risaputo che una regolare attività fisica induce importanti miglioramenti fisiologici all'organismo umano. Tuttavia, lo sport molto spesso sottopone i suoi praticanti a sforzi eccessivi e associati a periodi troppo intensi di allenamento, che possono rappresentare causa di diminuzione dell'efficienza del sistema immunitario. Le infezioni di origine virale e batterica rappresentano uno dei principali problemi sanitari che intralciano allenamenti e gare negli atleti d'èlite e amatoriali. La salvaguardia della salute dell'atleta dev'essere garantita da un'attenta e scrupolosa supervisione del medico sportivo, che nel caso riscontrasse una malattia infettiva, dovrà decidere tempestivamente gli interventi più opportuni ad evitare complicazioni e il contagio degli altri atleti.

 

La fase di open window ed il rischio d'infezione

 

Esiste un momento preciso della vita dell'atleta, durante il quale il sistema immunitario si trova in condizioni di non potere garantire un'adeguata risposta nei confronti dei microrganismi patogeni. E' noto che i linfociti vengono attivati nel sangue prima e durante l'esercizio fisico, tuttavia la loro concentrazione si riduce notevolmente dopo lo sforzo. Si assiste quindi ad un calo generalizzato dell'attività del sistema immunitario nella fase post esercizio, che viene definito come "open window", ed è rilevabile inoltre in diverse condizioni di stress fisico. Durante la fase di "open window" il soggetto viene a trovarsi in una situazione di particolare rischio di infezioni. Per un atleta è facile immaginare come questa condizione corrisponda ad un momento in cui la possibilità di contatto con patogeni è particolarmente elevata: la permanenza negli spogliatoi insieme ad altre persone, il vapore acqueo delle docce, l'aria condizionata degli ambienti o dei mezzi di trasporto, rappresentano un veicolo ottimale attraverso il quale possono essere contratti agenti potenzialmente infettivi. La fase di "open window", ha una durata estremamente variabile, di solito si attesta su tempi oscillanti tra le 3 e le 72 ore, in funzione del livello immunitario del soggetto e si concretizza in un elevato rischio di infezioni in corso di allenamento intensivo.
Esistono poi diverse concause che contribuiscono ad elevare la suscettibilità dell'atleta alle infezioni, come ad esempio situazioni climatiche, inquinamento, alimentazione sbagliata e traumi importanti. A volte dopo un infortunio la necessità di onorare impegni agonistici pressanti e contratti stipulati da esigenti sponsor, induce l'atleta con il suo staff a tentare la strada di una rapida riabilitazione e di un rientro in attività in condizioni non ottimali. In queste condizioni gli eventi traumatici possono essere sottovalutati e l'atleta riprende l'attività sportiva mentre parte dei suoi leucociti sono ancora deviati verso la sede della lesione, quindi indisponibili per una efficace difesa immunitaria.(1)(4)


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BIBLIOGRAFIA

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34. Martini F. Fondamenti di Anatomia e Fisiologia Edizione Italiana EdiSes , Napoli,1994.
47. Schroder D. - Sport, sistema immunitario e terapia biologica. La Medicina Biologica, 2002,3: 47-49.



Ultima modifica dell'articolo: 31/12/2015

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