Esercizio fisico e sistema immunitario

A cura del Dott. Marco Siffi

2.1.1 I meccanismi di Risposta Immunitaria

Lo scopo della risposta immunitaria è quello di inattivare o distruggere l'antigene, sfruttando meccanismi immunitari di tipo cellulare o umorale. La risposta immunitaria inizia alla comparsa dell'antigene, rapidamente si attivano i T - linfociti e i B - linfociti, determinando una risposta primaria oppure una secondaria. Il nostro organismo inizialmente non è in grado di rispondere efficientemente a tutti gli antigeni, ma dopo averli incontrati deve imparare a neutralizzarli, quindi si avrà una risposta primaria o aspecifica (quella che si ha dopo il primo contatto dell'organismo con un antigene) e una risposta secondaria o specifica (quella che l'organismo manifesta in seguito ai successivi contatti con lo stesso antigene), che è molto più rapida ed efficiente della risposta primaria, come dimostrato nel grafico di (figura 2.2).

 

Stress esercizio

Fig. 2.2 I Meccanismi di risposta immunitaria

 

La risposta primaria non è in grado di prevenire ogni infezione, ma una volta superato il primo episodio, sarà più facile sconfiggere successivi attacchi dello stesso agente patogeno. Questo è il principio che sta alla base dell'immunizzazione come prevenzione delle malattie. L'immunità durante la gravidanza e fino alla nascita è di tipo passivo, in quanto gli anticorpi della madre attraverso la placenta proteggono il feto dagli agenti patogeni; dopo il parto, il bambino inizierà a sviluppare l'immunità attiva reagendo all'esposizione agli agenti ambientali. Con l'invecchiamento diminuisce l'efficacia del sistema immunitario, risultando una maggiore esposizione alle infezioni batteriche e virali.(13)(34)

2.2 La risposta immunitario dello sportivo

La maggior parte degli studi sugli effetti dell'esercizio fisico sul sistema immunitario sono stati praticati valutando alcuni parametri prima e dopo la prestazione fisica. I risultati raggiunti non sempre sono univoci e, a volte, francamente contradditori. La principale ragione di tale variabilità è soprattutto da ricercarsi nelle differenti condizioni sperimentali utilizzate e, in particolare, nella diversa intensità, durata e tipologia di esercizio impiegato, e nella diversità dei soggetti studiati che, in alcuni casi, sono rappresentati da atleti condizionati, in altri da soggetti sedentari. In tutti gli studi, sia in atleti allenati che non condizionati, è comparsa, immediatamente dopo lo sforzo fisico, leucocitosi.(9)(18) La leucocitosi è di natura bifasica, poiché ad un immediato incremento dei granulociti e linfociti circolanti, seguono dopo alcune ore dalla cessazione dello sforzo, linfocitopenia e neutrofilia relative. La maggior parte dei ricercatori concorda nel rilevare un aumento più spiccato dei linfociti a fenotipo CD8 ("suppressor"), rispetto a quelli a fenotipo CD4 ("helper"), percepibile utilizzando il dato in numero assoluto anziché in percentuale; questo determina una riduzione del rapporto CD4+/CD8+, che rappresenta un primo segno di squilibrio immunitario.(13) Anche le cellule "natural killer" sono interessate, sembra che la loro attività venga esaltata  durante lo sforzo fisico con aumento delle cellule CD16+. E' ipotizzato che l'attività delle cellule NK raggiunga un massimo immediatamente dopo l'esercizio fisico, si riduca dopo due ore e non si sia ancora normalizzata dopo 20 ore.(3)(4) Una recente ricerca, su un gruppo di sportivi amatoriali praticanti maratona ed ultramaratona, afferma che in tutti gli atleti esaminati il numero di cellule NK risulta superiore rispetto al gruppo di controllo, con valori notevolmente più alti rispetto alla norma.(2) è stata poi documentata, dopo attività fisica, una ridotta aderenza macrofagica e una diminuita fagocitosi, con modificazioni proporzionali alla intensità delle prestazioni. Alcuni Autori sostengono addirittura che l'attività sportiva protratta a lungo deprima l'immunità aspecifica, rendendo così chi ha praticato a lungo sport, come chi ha fatto attività agonistica per anni, più suscettibile alle infezioni. Del resto in molti atleti di primo piano, anche il livello di immunoglobuline-G circolanti sembra essere più basso alla fine della stagione agonistica rispetto all'inizio(13), come mostrato nella tabella 2.1.
È evidente quindi che la fase in cui il sistema immunitario è più vulnerabile è quella immediatamente successiva alla prestazione fisica,  mentre durante lo sforzo fisico una grande quantità di ormoni e mediatori sono liberati, per cui non è facile risalire ai meccanismi con cui essi interagiscono. Riassumendo, allo stato attuale si può solo affermare che uno stress psicofisico eccessivamente intenso o protratto può portare a una situazione di immunodeficienza, documentabile clinicamente con forme infettive, talvolta banali, talaltra gravi. Il termine stress, di solito, per la maggior parte delle persone assume connotazioni negative, anche se per alcuni può risultare "stimolante". Lo stress  può essere definito come una serie di eventi, comprendenti degli stimoli definiti "stressor", che vengono percepiti dall'organismo e ai quali segue una serie di reazioni fisiologiche che hanno il compito di produrre una risposta all'agente stressante. La risposta fisiologica si concretizza nel rilascio di alcuni neurotrasmettitori e ormoni.

 

Variazioni delle concentrazioni di immunoglobuline negli atleti

Diminuzione della concentrazione di IgM, a fine gara negli atleti praticanti equitazione

Netta diminuzione di IgG, tendenza alla diminuzione di IgM e aumento di IgA negli sciatori

Diminuzione della concentrazione di immunoglobuline A, M, G nei maratoneti

Diminuzione della concetrazione di IgA, IgM, IgG durante le gare rispetto ai periodi di preparazione

 

Tabella 2.1 Variazione della concentrazione di immunoglobuline negli atleti (da Immunologia e Sport Società Stampa Sportiva, Roma, 1990)

 

« 1 2 3 »


Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016