Sintomi Morbo di Parkinson

A cura della Dr.ssa Sarah Beggiato


Una caratteristica del morbo di Parkinson è l'elevato numero di sintomi, sia motori che non motori, responsabili di invalidità significativa e di pesanti ripercussioni sulla qualità di vita degli individui colpiti dalla malattia.

Sintomi Morbo di parkinsonE' stato osservato che la neurodegenerazione dei neuroni dopaminergici nigro-striatali, è preceduta da variazioni neuropatologiche extranigrali. Questo determina il fatto che normalmente i sintomi motori compaiono dopo i sintomi non motori. Tra i sintomi non motori del morbo di Parkinson, vi sono: disfunzione autonomica (alterazione dell'olfatto, denervazione cardiaca simpatica, disfunzioni urinarie), disturbi gastrointestinali (stipsi), disturbi neuropsichiatrici (depressione, lieve deficit cognitivo, disturbo comportamentale nel sonno o sleep behavior disorder) e disturbi sensoriali (dolore, sindrome delle gambe senza riposo). E' importante sottolineare che questi sintomi si possono manifestare fino a 10 anni prima dei sintomi motori e della diagnosi. Quest'ultima, infatti, viene effettuata solo in seguito alla presenza di evidenti sintomi motori, quali tremore a riposo, rigidità e bradicinesia.
Di seguito verranno descritti in maniera un po' più ampia i sintomi motori tipici del morbo di Parkinson.

  • Acinesia: è comune descrivere uno dei sintomi principali della malattia di Parkinson con la difficoltà nell'eseguire automaticamente dei movimenti elementari e complessi. E' stato anche dimostrato che l'esecuzione di movimenti ripetitivi è alterata in ampiezza, ritmo e velocità. L'acinesia, quindi, è caratterizzata da un'elevata difficoltà di movimento, tanto che gli individui colpiti da malattia di Parkinson riescono con estrema difficoltà a svolgere movimenti automatici, come ad esempio toccarsi il volto, incrociare le braccia o accavallare le gambe. In aggiunta, i normali movimenti pendolari delle braccia, che di solito seguono il passo, risultano ridotti durante la camminata, l'espressività del volto viene a mancare, si riduce la gesticolazione associata alla conversazione ed inoltre diminuisce anche l'atto automatico della deglutizione, provocando di conseguenza degli accumuli di saliva nella bocca, fenomeno comunemente chiamato scialorrea.
  • Bradicinesia: rappresenta il sintomo più caratteristico del morbo di Parkinson e consiste in un lungo periodo di latenza tra il comando e l'inizio del movimento. Il risultato è una riduzione della velocità di esecuzione dei gesti motori rispetto alle condizioni normali. Gli individui colpiti da malattia di Parkinson, riescono ad attivare nel modo corretto il muscolo agonista e riescono anche a comandare l'antagonista, per permettere loro di muoversi nella giusta direzione; riescono quindi a comandare correttamente i muscoli, anche se in maniera molto più lenta rispetto agli individui sani. Per questo, un programma motorio corretto viene eseguito nel modo sbagliato.
    Approfondimento: l'area premotoria della corteccia è responsabile degli input del complesso striato-pallidale. E' importante sottolineare che l'area premotoria della corteccia dovrebbe essere in grado di garantire l'esecuzione del movimento quando ancora il comportamento motorio non è ben assodato. In seguito all'apprendimento, i gangli della base permettono di eseguire in automatico, ma in maniera scrupolosa, il programma motorio. Nel caso in cui subentri un danno a livello dei gangli della base, ecco che entrano in azione i meccanismi corticali. Tuttavia, questi ultimi, sono meno flessibili e meno accurati per l'esecuzione dei programmi motori. Il risultato è una perdita di automaticità nel movimento.
  • Rigidità: i muscoli risultano continuamente tesi, anche quando l'individuo affetto da malattia di Parkinson appare rilassato. Questa forma di ipertonia non è selettiva per alcuni gruppi muscolari, ma si manifesta con una certa prevalenza a livello dei muscoli flessori del tronco e degli arti. Inoltre, interessa anche i piccoli muscoli facciali, della lingua e della laringe. Non è raro che durante la notte i pazienti colpiti da morbo di Parkinson provino dolore a causa della durezza e della maggiore consistenza dei muscoli. Successivamente ad un movimento, la parte del corpo che si è mossa è in grado di mantenere la nuova posizione, e di assumere delle posture goffe. E' stata scoperta nel 1901 una forma di rigidità tipica del morbo di Parkinson, chiamata fenomeno della ruota dentata e caratterizzata dalla mobilizzazione passiva di un'estremità (ad esempio la flessione della mano sull'avambraccio) a cui segue una resistenza ritmicamente interrotta.
    Approfondimento: non è ancora stata capita la fisiopatologia responsabile del sintomo della rigidità. Una delle ipotesi sostiene che tra le cause principali vi sia un'eccessiva ed incontrollabile attività sovraspinale verso i motoneuroni, che poi si traduce nella non capacità da parte degli individui colpiti da malattia di Parkinson di rilassare le masse muscolari. E' importante sottolineare che la rigidità va vista come un sintomo positivo che deriva dall'attività di altre strutture del sistema nervoso centrale che normalmente sarebbero inibite dai gangli della base.
  • Tremore: anche questo sintomo è abbastanza rappresentativo della malattia di Parkinson. Si tratta di un'oscillazione ritmica involontaria, abbastanza regolare, di una parte del corpo intorno ad un punto fisso, su un solo piano. Questo tremore può essere di tipo fisiologico, sempre presente, e può manifestarsi in maniera impercettibile anche durante alcune fasi del sonno. Inoltre, può anche essere di tipo patologico, presente solo durante la fase di veglia e soltanto in alcuni gruppi muscolari, come ad esempio la parte distale degli arti, il capo, la lingua, la mascella e qualche volta il tronco. Durante il moto, nell'individuo colpito da Parkinson, il tremore sparisce o diminuisce in maniera evidente, ma poi ricompare non appena l'arto va ad assumere la cosiddetta posizione di riposo. In questo caso, il tremore non interferisce in maniera significativa con le normali attività dell'individuo. E' stato osservato che generalmente il tremore appare omolateralmente, colpendo maggiormente una mano e le dita con un fenomeno noto come "pill-rolling tremor", un movimento che assomiglia a quello del contare le monete. In pratica, consiste in una flesso-estensione delle dita in combinazione con l'abdo-abduzione del pollice. Dopo parecchi mesi o addirittura anni, questo sintomo si manifesta anche nell'altra mano. Comunque, generalmente, nella metà dei pazienti il tremore si manifesta come sintomo iniziale del morbo di Alzheimer, nonostante a causa dell'ansia e dello stress la frequenza con cui esso si manifesta tenda ad aumentare.
    Approfondimento: sono state sviluppate due teorie, che tra loro sembrerebbero opposte, per cercare di spiegare come nasca il tremore a riposo nella malattia di Parkinson. Nella prima ipotesi ci si è basati sul fatto che, mentre alcune cellule si attivano per mezzo della contrazione muscolare o grazie a segnali afferenti provenienti da tale attività muscolare, alcune cellule risultano ritmicamente attive prima del tremore. Esse rappresentano il pacemaker del tremore stesso e, dagli studi condotti da Ohye, sarebbe localizzato nel nucleo ventrale intermedio, che riceve proiezioni cerebellari e spino-talamiche. Successivamente i fasci piramidali trasmettono ai motoneuroni spinali le attività ritmiche talamiche. La distruzione selettiva di questa struttura inibisce il tremore a riposo senza influenzare la rigidità.
    Nella seconda teoria, invece, è stato dimostrato che il tremore a riposo, che si manifesta come una risposta riflessa all'attivazione di recettori periferici, può essere generato dai movimenti volontari. In questo caso, un circuito neuronale che include i fusi neuromuscolari, il talamo, la corteccia motoria e che si conclude attraverso i fasci piramidali sui motoneuroni, potrebbe includere il pacemaker del tremore. Infine, è tipico degli individui colpiti da malattia di Parkinson, avvertire un tremore "interno", invisibile all'esterno, ma avvertito dal paziente stesso.
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