L'anomalia genetica che accompagna la sindrome di Down determina le caratteristiche della sindrome, sia in maniera diretta, che influenzando il funzionamento di geni situati su altri cromosomi. Di conseguenza, esiste una grande variabilità individuale nelle manifestazioni fenotipiche e cliniche. Oltre ai fattori genetici, molte delle differenze dipendono dal tipo di educazione ricevuta in famiglia, a scuola ed in generale nell'ambiente che circonda queste persone.
I pazienti con Sindrome di Down presentano diverse anomalie psico-fisiche di grado variabile (lieve, medio o grave), con ritardo mentale e maggiore incidenza di alcune malattie sistemiche.
PECULIARI CARATTERISTICHE FISICHE: numerose sono le peculiarità fenotipiche caratterizzanti i soggetti affetti da sindrome di Down; nonostante una certa variabilità individuale, tra le anomalie più comuni ricordiamo: cranio piccolo con appiattimento a livello occipitale, viso tondeggiante a profilo appiattito, orecchie piccole e tonde con inserzione bassa, naso corto con radice piatta, rime palpebrali ad andamento (obliquo dall'alto in basso e dall'esterno all'interno), bocca piccola, denti piccoli ed irregolari, lingua voluminosa solcata da profonde fissurazioni, palmo delle mani attraversato da un unico solco trasversale, dita corte con clinodattilia del quinto dito, ipotonia muscolare alla nascita e lassità legamentosa.
MALATTIE SISTEMICHE: nelle persone affette da sindrome di Down si registra un'aumentata incidenza di malattie cardiologiche (cardiopatie congenite), malformazioni del tratto digerente, leucemia, alopecia, ritardo della crescita con statura in età adulta inferiore al decimo percentile, sovrappeso / obesità, malattie oculistiche (miopia, cataratta, strabismo), problemi del
sistema immunitario (maggiore suscettibilità ad infezioni, soprattutto a carico delle vie
respiratorie), ipotiroidismo, affezioni otoiatriche (otiti catarrali ricorrenti) e ortopediche (piede piatto, ginocchio valgo) riconducibili alla già ricordata lassità ligamentosa.
ASPETTI PSICHICI: il ritardo mentale è costantemente presente, di grado variabile tra il medio ed il lieve, con tendenza all'aggravamento con il progredire dell'età. I pazienti con sindrome di Down sviluppano i segni neuropatologici della malattia di Alzheimer a un'età molto più precoce rispetto agli individui normali
La speranza di vita delle persone affette da sindrome di Down è migliorata considerevolmente in questi ultimi 50 anni; secondo i dati più recenti, nei Paesi economicamente avanzati è di circa mezzo secolo, contro i 16 anni dell'inizio degli anni '50 ed i 10 anni nel 1929.
Il primo metodo di screening per la trisomia 21, introdotto agli inizi degli anni '70, era basato sull'associazione con l'età materna. Il rischio di avere un figlio affetto da sindrome di Down, infatti, aumenta all'aumentare dell'età materna, secondo l'andamento illustrato in figura (in basso). Tra i venti ed i trent'anni, quindi, l'aumento del rischio è piuttosto modesto, mentre diviene rilevante dopo i trentacinque anni.
Di seguito, riportiamo un semplice modulo di calcolo per quantificare il rischio teorico di dare alla luce un figlio affetto da sindrome di Down, in relazione all'età materna.
Il rapporto tra età materna e prevalenza della sindrome di Down alla nascita è risultato pressochè sovrapponibile nelle diverse parti del mondo.
Naturalmente la scienza ha oggi a disposizione numerosi strumenti per caratterizzare meglio questo rischio. Il cosiddetto "triplo test", ad esempio, si basa sul dosaggio di tre marker nel siero: l'alfa-fetoproteina, la gonadotropina corionica umana e l'estriolo non coniugato.
L'analisi congiunta dei risultati di questi test riesce ad
identificare dal 50 all'80% dei casi di trisomia 21, mentre il rischio di falsi positivi si attesta intorno al 5%. Per migliorare ulteriormente queste percentuali, può essere valutato un ulteriore marker sierico, chiamato inibina A (in tal caso non si parla più di triple test ma di quad test).
Il rischio di portare in grembo un figlio affetto da sindrome di Down viene considerato elevato quando la madre presenta alti livelli ematici di inibina A e gonadotropina corionica umana, associati ad una riduzione di quelli di estriolo ed alfafetoproteina.
Gli esami fin qui elencati sono svolti durante il secondo trimestre di gravidanza, generalmente tra la quindicesima e la ventesima settimana di gestazione; test ancora più precoci, eseguiti verso la fine del primo trimestre (11a - 13a settimana) includono il dosaggio della proteina plasmatica A associata alla gravidanza (PAPP-A) e della frazione libera della subunità β della hCG (free-βhCG), unitamente all'esame ecografico della translucenza nucale.
Prima dell'affermazione del cosiddetto triplo test, la diagnosi prenatale di sindrome di Down era affidata ad un esame tutt'ora in auge, ma non privo di rischi. Stiamo parlando dell'amniocentesi, una tecnica basata sul prelievo di un campione di liquido amniotico tramite un sottile ago inserito nell'utero attraverso l'addome. Il rischio di aborto causato da amniocentesi si aggira intorno allo 0.06% - 0.5% ed aumenta al diminuire dell'età gestazionale; per questo motivo viene generalmente effettuato dopo la 15a settimana di gestazione, naturalmente sotto la guida di una sonda ecografica.
Altri esami invasivi utilizzati per la diagnosi precoce di sindrome di Down sono il prelievo dei villi coriali (villocentesi), eseguito tra la 9a e la 14a settimana di gestazione (rischio di aborto 1%) ed il prelievo di un campione di sangue ombelicale per via percutanea (rischio di aborto superiore alle altre metodiche). Amniocentesi e prelievo dei villi coriali sono generalmente eseguiti nei casi in cui il triple od il quad test evidenziano un grosso rischio di portare in grembo feti con sindrome di Down; nonostante il rischio non trascurabile di aborto, infatti, questi due esami possiedono un'accuratezza diagnostica prossima al 99%. Ciò significa che il ricorso a questi esami è mediamente in grado di individuare da 98 a 99 casi effettivi di sindrome di Down su 100.
APPROFONDIMENTI: translucenza nucale, PAPP-A, tri-test, test combinato in gravidanza.
L'adozione di una strategia di intervento abilitativo precoce risulta fondamentale per sfruttare a pieno le potenzialità di sviluppo psico-fisico dei bambini con sindrome di Down. Di grande aiuto risulta pertanto il contributo delle varie associazioni presenti sul territorio, che non possono comunque prescindere da un profondo coinvolgimento dei famigliari. I bambini down possono imparare - seppur in misura che dipende dalla gravità della loro sintomatologia - ad effettuare le attività svolte normalmente dagli altri bambini, come giocare, parlare, costruire, praticare sport, anche se ciò richiede tempi di apprendimento più lunghi.
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